“Venice Music Project”, una coinvolgente “Seraphim”

0
8
seraphim female voices ensemble
seraphim female voices ensembleIl gruppo vocale interamente femminile ha incantato il pubblico della chiesa di San Giovanni Evangelista
di Giovanni Greto

La terza stagione di concerti dell’associazione “Venice Music Project”, affidata all’orchestra “Venetia Antiqua”, prosegue con appuntamenti che meritano attenzione ed interesse. Recentemente l’ensemble, che si dedica alla conservazione dell’integrità della tradizione veneziana di musica barocca, ha invitato ad esibirsi nella piccola, confortevole chiesa di San Giovanni Evangelista, l’organico vocale esclusivamente femminile “Seraphim”.

Diretto e fondato un anno fa da Vetta Wise, sudafricana di origini inglesi e greche, “Seraphim” si dedica all’esecuzione di “bella musica in bei luoghi”, come recita la loro presentazione, «beautiful sounds in beautiful spaces». Formato da voci professioniste, “Ten angelic female voices” ha subito ottenuto un notevole consenso di pubblico e critica, grazie ad un repertorio che spazia dal medioevo all’età contemporanea.

La serata veneziana si è aperta con due brevi concerti di Antonio Vivaldi, entrambi eseguiti da “Venetia Antiqua”: quello in Re minore RV 127 per archi e basso continuo e quello in Do maggiore RV 451 per oboe, archi e basso continuo. Buona la prestazione dell’orchestra, cui va il merito di aver scelto pagine meno frequentate dalla vastità della scrittura vivaldiana, evitando capolavori come “Le quattro stagioni”, che a Venezia si possono ascoltare quasi quotidianamente per la gioia – o la noia? – dei turisti. A questo punto il coro a cappella ha eseguito in sequenza “In the Merry Month of May” di Henry Youll, un madrigalista inglese del ’600; “O virgo splendens”, la prima delle 10 opere conosciute del “Libre vermeil de Montserrat”. Si tratta di una raccolta di testi religiosi realizzata nel XIII secolo nell’abbazia di Montserrat in Catalogna, tra i quali figurano parecchi inni della fine del Medioevo, redatti per i pellegrini in catalano, occitano e latino, affinché essi potessero utilizzare un registro casto e pio; “There is no Rose” dal “Trinity Carol Roll” del XV secolo; ‘Agimus tibi domine’ di Orlando di Lasso (1557-1602); ‘O Taste and See’ di Vaughan Williams (1872-1958); due brani contemporanei, “Spiritual” e “Steal Away”. Curiosa ed efficace la disposizione delle cantanti per “O virgo splendens”, parte davanti, parte dietro all’altare, con un’ottima padronanza delle dinamiche sonore.

Il maestoso pezzo conclusivo, eseguito assieme a “Venetia Antiqua” e alla soprano americana Liesl Odenweller, il “Miserere in Re minore” per soli, coro, archi e basso continuo, del compositore tedesco, spentosi a Venezia, Johann Adolph Hasse (1699-1783), ha conquistato l’attenzione del pubblico che ha tributato un forte applauso. Tra le voci del coro, è emersa solisticamente nei brani contemporanei quella della gallese Jo Westaway, per la sicurezza tecnica e la qualità del canto, in grado di trasmettere emozione.

Il giorno seguente il coro ha concluso la sua tappa veneziana, riproponendo durante la messa più importante del mattino nella chiesa dei Carmini, parte del repertorio già ascoltato, cui si sono aggiunti “Mille cherubini in coro” di Franz Schubert e “Alle psallite (Alleluja)”, tratto dal Codice di Montpellier.