Pedrollo: «investire nell’Industria 4.0 dove l’Italia è ancora indietro per garantire lo sviluppo»

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giulio pedrollo
Il vice presidente nazionale di Confindustria e responsabile del progetto “Industria 4.0” a Rovereto per visitare il Polo Tecnologico 

 

giulio pedrolloSviluppo di nuovi processi industriali, l’evoluzione digitale e l’eccesso di peso fiscale: questi i temi più scottanti con cui si deve confrontare la moderna manifattura per competere globalmente e guardare serenamente al proprio futuro. Ne è convinto Giulio Pedrollo, classe 1971, veronese, vice presidente nazionale di Confindustria e responsabile per la politica industriale, amministratore delegato della Pedrollo Spa, leader mondiale nel settore delle elettropompe per acqua e di Linz Eletric Spa, attiva nel campo dell’energia. Di seguito, il parere di Pedrollo su questi temi in occasione della sua visita al Polo tecnologico di Trentino Sviluppo e dell’inaugurazione della nuova sede di Gread Elettronica di Rovereto, azienda partecipata al 40% dalla Pedrollo Spa.

Ingegner Pedrollo, decolla il piano “Industria 4.0”, ma l’Italia è ancora generalmente indietro nello sviluppo dell’economia digitale.

La digitalizzazione dei processi produttivi è un cambiamento di paradigma incredibile per la nostra produzione manifatturiera che nel corso degli ultimi anni ha perso competitività e quote di mercato nell’ambito della globalizzazione. Gli aspetti sono fondamentalmente due: innanzitutto, la formazione del capitale umano per cui istituti scolastici e università devono formare giovani in possesso di una formazione in linea con le esigenze dell’“Impresa 4.0”, realtà che non è facile definire oggettivamente, perché si deve sempre più avere una competenza globale capace di uscire da schemi consolidati. L’alternanza scuola-lavoro è già un buon passo in questa direzione, che consente ai giovani di effettuare esperienze formative a contatto con il mondo del lavoro e alle imprese di entrare in contatto con i giovani più promettenti. L’altra sfida cui stiamo contribuendo come Confindustria riguarda lo sviluppo dei “Digital innovation hub” e dei “Competence center”, di cui uno toccherà anche al NordEst a Padova. Questi sono elementi fondamentali per la moderna manifattura perché mettono in stretta correlazione la ricerca sui nuovi processi produttivi e la loro successiva applicazione nel ciclo produttivo.

 

Per promuovere il “Made in Italy” all’estero quali sono le migliori strategie?

Il “Made in Italy” è uno dei marchi più conosciuti al mondo e troppo spesso non ce ne rendiamo conto. “Made in Italy” non è solo il settore della moda, ma c’è anche la farmaceutica, il grande mondo della meccanica di precisione e delle macchine elettriche, oltre ai prodotti tipici alimentari. Dobbiamo lavorare tutti assieme per recuperare quote di mercato a livello mondiale, promuovendo meglio i prodotti italiani all’estero, fronteggiando la concorrenza molto aggressiva di realtà come Cina e India. Poi, dobbiamo imparare a rispondere meglio alle esigenze del mercato, offrendo prodotti in grado di soddisfare le esigenze degli acquirenti. La manifattura italiana deve produrre beni per soddisfare le esigenze del mercato piuttosto che i desiderata dell’imprenditore. In questo contesto, “Industria 4.0” con l’analisi dei cosiddetti “big data” riesce a far focalizzare meglio le esigenze del mercato con l’offerta della produzione, perché oggi in un contesto di estrema competizione globale e di margini ridotti all’osso non è più consentito sbagliare. Per questo, è necessario che gli imprenditori siano costantemente informati ed aggiornati sulle dinamiche dei mercati e sulle macro politiche internazionali, visto che gli scenari di riferimento stanno mutando con una rapidità mai vista prima, cosa che richiede all’imprenditore rapidi adeguamenti e risposte.

 

Le imprese italiane corrono con l’handicap dell’eccessivo peso fiscale rispetto ai competitor internazionali.

Il governo deve fare ulteriori sforzi per contenere la pressione fiscale gravante sulla produzione, che attualmente deve fare i conti su un “total tax rate” elevatissimo, oltre il 60%. Un livello eccessivo, quasi di esproprio legalizzato che rende particolarmente difficile la vita alle imprese che devono anche combattere con il peso altrettanto oneroso della burocrazia, che di fatto incentivano la delocalizzazione della produzione in altri paesi con una migliore politica fiscale per potere essere competitivi a livello globale. Per dare maggiore respiro alla manifattura nazionale, oltre a tagliare il numero degli adempimenti burocratici, si deve puntare ad una progressiva decontribuzione del cuneo fiscale per alleggerire il costo del lavoro, che oggi è altissimo. Dopo che la legge di bilancio 2017 sarà stata approvata dal Parlamento, ci si dovrà concentrare su provvedimenti precisi ed organici per abbattere definitivamente i costi per le imprese in modo da mettere su solide basi la crescita dell’economia nazionale.