“La Bohème” inaugura la Stagione lirica del Comunale di Bologna

0
224
la boheme comunale bologna
Dirige Michele Mariotti con la regia di Graham Vick 

la boheme comunale bologna“La Bohème” di Giacomo Puccini, una delle opere più amate di sempre e tra le più rappresentate al mondo, inaugura il 19 gennaio (ore 20.00; repliche il 20, 21, 23, 24, 25, 27 e 28) la Stagione lirica del Teatro Comunale di Bologna in un nuovo allestimento firmato da Graham Vick, con la direzione musicale di Michele Mariotti.

La Fondazione di piazza Verdi ha predisposto come di consueto un doppio cast con Mariangela Sicilia e Alessandra Marianelli nel ruolo di Mimì, Francesco Demuro e Matteo Lippi per quello di Rodolfo, Musetta sarà interpretata da Hasmik Torosyan e da Ruth Iniesta, mentre Nicola Alaimo e Sergio Vitale saranno Marcello. Lo spettacolo sarà in diretta su Rai Radio3 il 19, al cinema il 24 e su Rai5 il 25. Con questa produzione, il regista inglese e il direttore stabile del Teatro Comunale tornano a lavorare assieme dopo il successo del “Guillaume Tell” rossiniano del 2014. 

Graham Vick, uno dei più innovativi registi del mondo della lirica, è alla sua quarta “Bohème”: «si tratta di un’opera basata sulla parola – spiega – assolutamente moderna, contemporanea. “Bohème” è un’opera dove non succede praticamente nulla: entra una donna, si innamora e poi muore. Fino al terzo atto non si capisce che morirà, perché è una donna che sa fingere, un po’ come facciamo tutti noi. E’ la filosofia di Puccini: i protagonisti vivono come in un sogno, una chimera che però poi inevitabilmente sfocia nella morte. E’ la crudeltà di Puccini». 

Michele Mariotti, che invece è al debutto in questo titolo, parla di “Bohème” come di un’opera “umile” per la quale è fondamentale avere un cast di giovani artisti. «Anche se Bohème è un lavoro conosciutissimo – spiega il direttore pesarese – non abbiamo avuto idee preconcette nell’affrontarla. Un modo di fare teatro che si sta perdendo. Ho chiesto a Graham cose di regia e lui mi ha chiesto cose musicali. Lavorare con lui mi commuove sempre, riesce addirittura a farmi cambiare anche il mio modo di fare. Mi ha fatto capire quanto è importante ridere in Bohème, soprattutto nei primi due atti. Sono orgoglioso del lavoro che tutti assieme, il cast, la mia orchestra e il coro, abbiamo fatto. Mi fa sentire ancora di più parte integrante di questo teatro, dove ormai dirigo da più di dieci anni».