Rapporto “Pendolaria” Legambiente per il NordEst: cresce l’utilizzo della ferrovia

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In Veneto la linea Verona Rovigo classificata quarta tra le dieci tratte ferroviarie. Dal 2003 chiusi 1.323 km di linee ferroviarie 

trasporto pendolari treno ferroviaE’ aumentato anche nel 2017 il numero dei pendolari del treno e di coloro che vanno in metropolitana: a usare il servizio ferroviario regionale sono stati 11.000 passeggeri al giorno in più (+0,4% sul 2016) per un totale di 2,841 milioni, mentre il numero di viaggiatori delle metropolitane nelle sette città in cui è presente (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania) è cresciuto di 22.000 persone al giorno (+0,6% sul 2016, stesso trend in positivo come tra 2016 e 2015) per oltre 2,672 milioni di utenti.

E’ quanto emerge dal dossier “Pendolaria 2017” sul trasporto ferroviario in Italia presentato da Legambiente che indica un totale di 5,51 milioni di persone a muoversi ogni giorno. Sui collegamenti nazionali viaggiano ogni giorno 40.000 persone sugli Intercity e 170.000 sull’Alta velocità tra Frecce e Italo. 

«Ai grandi successi dell’Alta Velocità maturati in questi anni, con un’offerta aumentata in meno di 11 anni al 435% – rileva Legambiente – si affianca una situazione del trasporto regionale che rimane difficile, anche per via della riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-15,5% dal 2010 al 2016) con un calo del 40% dei passeggeri e la diminuzione dei collegamenti regionali (-6,5% dal 2010 al 2016), dopo i tagli realizzati nel 2009». Nel segnalare che dal 2003, «c’è stata la chiusura di 1.323,2 chilometri di linee ferroviarie», dal dossier emerge che «dove si investe nella cura del ferro il numero dei pendolari cresce e aumenta la voglia di spostarsi in treno». 

Le ragioni di questa situazione, spiega Legambiente, sono «nei tagli alle risorse per il trasporto ferroviario e nel gap infrastrutturale delle città italiane nelle dotazioni di linee metropolitane, tram, ferrovie suburbane rispetto agli altri Paesi europei». Legambiente rileva anche «alcuni errori compiuti in questi anni nelle politiche dei trasporti (riduzione dei treni e aumento delle tariffe) e il modo diverso con cui le diverse Regioni hanno gestito il servizio dopo il trasferimento delle competenze nel 2001, con tagli ai servizi ferroviari e aumento del costo dei biglietti in quasi tutte le Regioni».

Negli ultimi 15 anni, secondo Legambiente, i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade e solo per il 13% le reti metropolitane e le Regioni stanno sulla scia nazionale. In questa legislatura, anche per via di decisioni prese in precedenza, il confronto fra realizzazione di infrastrutture stradali da un lato e metropolitane e tram è fortemente sbilanciato: 217 chilometri di autostrade (tra cui Legambiente ricorda la Bre.Be.Mi., il Quadrilatero nelle Marche e Umbria, parte della Asti-Cuneo), cui si aggiungono altri 1.825 km di strade nazionali e 2.080 km di rete stradale provinciale e regionale, a fronte di 58,6 chilometri di metropolitane (12,9 km a Milano, 13,7 a Brescia, 1,6 a Genova, 23,4 a Roma, 7 a Catania, con una media di 11,8 l’anno) e 34,5 km di tram (17 km a Palermo, 12,5 a Venezia, 6 a Cagliari). Da dossier si evince che anche le regioni continuano a scegliere strade e autostrade come priorità degli investimenti: la Regione Emilia-Romagna sta investendo 179 milioni di euro di risorse pubbliche per la realizzazione di un’autostrada regionale come la Cispadana; imponenti i progetti delle autostrade lombarde con quasi 3 miliardi di euro pubblici previsti tra Pedemontana Lombarda, Autostrada Regionale Cremona-Mantova, Autostrada regionale Broni-Mortara, collegamento Boffalora-Malpensa, parte della Tirreno-Brennero ed Autostrada della Val Trompia. Poche le eccezioni come le Province autonome di Trento e Bolzano, il Piemonte e la Toscana.

«Occorre porsi l’obiettivo al 2030 di raddoppiare il numero di persone che ogni giorno in Italia prende treni regionali e metropolitane, per farle passare da 5,5 a 10 milioni. E’ una sfida alla portata di un Paese come l’Italia, che produce vantaggi in termini ambientali» con la riduzione dello smog «e positive ricadute occupazionali, legate sia alla costruzione e manutenzione del parco rotabile che alla gestione della mobilità» ha detto Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, nel presentare “Pendolaria 2017”. «Se vogliamo cambiare la situazione nelle città italiane – ha spiegato Zanchini – dobbiamo rendere competitivo il trasporto pubblico su ferro e la mobilità sostenibile». Nel sottolineare «la voglia di cambiamento da parte dei cittadini», Zanchini ha rilevato che «la prossima legislatura dovrà affrontare la questione delle risorse per garantire un aumento del servizio, con più treni per dare risposta alla domanda dei pendolari e offrire un’alternativa all’auto, e la realizzazione di nuove linee di metro, tram e ferrovie metropolitane. Perché dal 2002 ad oggi la priorità degli investimenti è andata verso strade e autostrade, mentre è proprio nelle aree urbane che si concentra la domanda di mobilità delle persone». 

A fronte di un modesto aumento generale di pendolari che usano il servizio ferroviario regionale, con una crescita nazionale di 11 mila passeggeri al giorno (+0,4% rispetto al 2016), il Veneto perde quasi 15 mila passeggeri al giorno, con una contrazione degli abbonati, che tra il 2015 e il 2016 risultano oltre 2.600, con la linea Verona-Rovigo, quarta classificata tra le 10 peggiori linee ferroviarie d’Italia, dove una tratta ferroviaria di 96,6 chilometri che collega due capoluoghi di provincia e ha uno snodo importante come quello di Legnago, ci sono solo 12 coppie di treni a transitare ogni giorno mentre nel 2012 se ne contavano 14.

In Lombardia, dove nonostante le difficoltà su alcune linee, si è raggiunta quota 735.000 passeggeri ogni giorno sui treni regionali (con un +3,1% nel 2017 e +24% dal 2009 ad oggi, quando erano 559.000) o in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13.000 a 21.500 viaggiatori con un aumento del +38%. Bene anche l’Emilia Romagna che tocca quota 205.000 (erano 106.500 nel 2010), in Trentino si è passati da 13.000 a 26.400, in Alto Adige da 19.900 a 31.400.