“Folli Voli”, il nuovo disco di Grazia di Michele

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Grazioso e di facile ascolto l’ultimo lavoro della cantautrice romana proposto da Incipit Records/Egea

Di Giovanni Greto

Non ascoltavo un disco intero di Grazia Di Michele dal 1993, “Confini”, quando ancora continuavano ad essere prodotti gli LP leggeri di peso, non i vinili da 180 grammi, ritornati in auge da poco, accanto al CD trionfante. Ebbene, la voce delicata di Grazia sembra ancora la stessa, non ostante sia trascorso un quarto di secolo. Non incorre mai in sguaiatezze, né declama i testi delle canzoni, come succede, ahimè, assai di frequente in molti, troppi cantautori o cantanti italiani, di entrambi i sessi, che sembrano voler dare lezioni di vita.

La novità di “Folli voli” è che per la prima volta – tranne la traccia numero 12, il bonus finale – la cantautrice ha scelto di interpretare in italiano undici composizioni di altri Paesi, aiutata da Alberto Zeppieri, “produttore di respiro internazionale”, responsabile, si legge nella descrizione di ogni pezzo, “dell’adattamento creativo in lingua italiana”. Uno dei brani più belli, malinconicamente commovente nella musica e nel testo, è “Anime”, “Pos allazei o kairos_Anemos”, composto interamente dal greco Pegasus e interpretata nell’originale in lingua greca da Kaiti Garbi. Grazia ha voluto chiamarla per la versione italiana, dando vita ad un duetto di spessore che si è tramutato in trio per la presenza anche di Maurizio Lauzi. Un figlio abbraccia la madre prima di andarsene. Lei gli consiglia di restare perché “i cieli son bui”. Il tempo passa, lui non ritorna. Il vento scrive una nenia che la madre canta di notte: “in questa nave perduta nel blu noi siamo solo puntini quaggiù, le anime stanno a guardare da lassù”. Ascoltando con attenzione mi accorgo che c’è una base musicale e una programmazione, ottimamente orchestrate da Kostas Lainas, su cui Alberto Roveroni inserisce un incisivo fraseggio batteristico.

Un appello alla persona amata, dolcissimo, è “Non so guardare che te”, “The Blower’s Daughter”, originalmente interpretata dal cantautore irlandese Damien Rice (1973). Complimenti a Lucrezio De Seta, unico musicista coinvolto, il quale, oltre a creare l’arrangiamento, suona l’ukulele baritono, il basso elettrico fretless, il glockenspiel, la batteria e altre percussioni. E’ un brano sognante, con il titolo ripetuto a più riprese sei volte che provoca un effetto straniante quasi di transe.

De Seta si ripete, utilizzando anche strumenti diversi, in “Sarei così senza te”, “Fico assim sem voce”, della cantautrice brasiliana, di origine italiana, Adriana Calcanhotto (Porto Alegre, 1965). Il padre, Carlos Alfredo, batterista jazz, era un veneto originario di Volpago del Montello. E’ una canzoncina curiosa, che insiste ad usare le rime, molto ritmata, in cui l’innamorato, se privato dell’oggetto del desiderio, diventa un jumbo senza ali, una coca senza cola, Romeo senza Giulietta, Silvestro senza Titty, un fuoco senza brace, un football senza pallone, e così via.

“Folli voli” riprende “Falling Slowly”, interpretata dal duo ceco-irlandese The Swell Season, vale a dire Markéta Irglovà (1988) e Glen Hansard (1970), che ne sono anche gli autori. Accanto a Grazia c’è il cantautore e pianista palermitano Ivan Segreto(1975). La canzone fa parte della colonna sonora del film “Once”, diretto da John Carrey. E’ il brano che gira nel web, in un videoclip, e ha anticipato in un EP l’uscita del CD. I primi versi in inglese, “I don’t know you, but I want you”, sono stati resi con “So di amarti, di volerti, ma non sei con me”. “Vita che prendi a morsi” deriva da “Life is a Rollercoaster” di Gregg Alexander e Rick Nowels, interpretata dall’irlandese Ronan Keating (Dublino, 1977). E’ un motivo accattivante, l’organo Hammond in sottofondo, riff di chitarre elettriche, conga in primo piano.

Un delicato ¾, “Tutte le parole” adatta “Todas las palabras”, musica dell’israeliano Idan Raichel (1977), testo di Marta Gomez (1978), cantante e compositrice colombiana, che è anche l’interprete originale. “Vele al vento” è la versione di “Embarcaçao”, originalmente interpretata dalla polacca Kayah, modella e cantante (1967) e dalla capoverdiana Cesaria Evora. Kayah duetta perfettamente con Grazia su un malinconico tappeto di Bossanova, ma l’autore è capoverdiano, Teofilo Chantre, classe 1964.  “Questo amore”, Saia Travada”, secondo omaggio a Cesaria Evora (1941-2011), è stata composta  da Gregorio Gonçalves, cantante capoverdiano della Morna, un genere di danza e musica tipico delle isole di Capo Verde. I testi sono in creolo capoverdiano, mentre gli strumenti utilizzati comunemente sono il clarinetto, la fisarmonica, il cavaquinho, il violino, il pianoforte e la chitarra.

Un gradevole “Tumbao”, il caratteristico 4/4 cubano è “A Roma d’inverno”, un titolo che gioca con l’originale “Aroma d’invierno”, interpretato e composto dal cubano  Jesus Manuel Suarez Argudin Gonzales (1961). Bene amalgamato, il trio composto da Fabiano Lelli, chitarre, Francesco Puglisi, contrabbasso, Andy Bertolucci, percussioni. Trasmette al brano una piacevole freschezza.

Idan Raichel e Marta Gomez ritornano, originalmente autrici di “Cada dia”, resa da Grazia in “casa mia”: “casa mia parla solo di te e mi dice che il tempo è una ruota del mondo”. Israele è di nuovo presente con “Uri dai capelli neri”, versione italiana di “Uri”, scritta da Noa con Rachel. Grazia la canta in italiano, ma inserisce qua e là alcuni versi nella lingua originale e grazie a intelligenti sovrincisioni c’è una maestosa vocalità. Ed ecco finalmente l’inedita “Come la musica”, testo di Alberto Zeppieri, ideatore dell’intero progetto, musica di Antonio Calò (Brindisi,1964), in arte Bungaro. Si ritrova il trio di musicisti succitati, con in più il violoncellista Marco Valerio Cecilia, che fraseggia melodicamente. E’ una canzone adatta alle doti vocali di Grazia e chissà che non sia un punto di partenza per un prossimo album di canzoni originali.