Debito pubblico: nella legislatura appena conclusa passato da 1.897 a 2.280 miliardi di euro

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I tre governi di centro sinistra hanno portato il livello al record assoluto. Con il solo Padoan è cresciuto di 210 miliardi

Chiunque andrà al governo del malandato Stivale italiano si troverà sul groppone un record invidiabile, tutto frutto del buon governo dei tre dicasteri a trazione PD che si sono succeduti nella legislatura appena chiusa: dal governo dei professori a quello di Gentiloni il debito pubblico è passato dai 1.897 miliardi di euro (120% del Pil) ai 2.280 miliardi di euro della fine di gennaio 2018 (131,6% del Pil), anche se il record assoluto di 2.301 miliardi di euro è stato raggiunto a luglio 2017.

Da notare che con Pier Carlo Padoan alla testa della “borsa” dello stato italiano, il debito pubblico è cresciuto di 210 miliardi di euro, mentre negli ultimi scorci di legislatura il debito pubblico è galoppato al ritmo di una ventina di miliardi al mese. Risultati che testimoniano oltre ogni legittimo dubbio il “buon governo” fatto da Renzi e allegra compagnia.

Quanto accaduto non è il fondo del barile: mentre gli organismi europei già s’affannano a ribadire che tetti e limiti al debito e alla spesa pubblica sono invalicabili e che l’Italia deve agire al più presto per ridurre il deficit, all’orizzonte ci sono i circa 50 miliardi di euro derivanti dalle clausole di salvaguardia legate agli aumenti dell’Iva (dal 22 al 25% e dal 4 e 10% al 12%), già contabilizzati nel bilancio pluriennale che dovranno essere in qualche modo gestiti per evitare che la nuova tosatura fiscale abbatta definitivamente ogni speranza di ripresa dell’economia nazionale, che già punta al brutto.

Non solo: a questi s’aggiunge anche la probabile stretta sul credito imposta dalla Bce alle banche sui crediti deteriorati che dovranno essere svalutati integralmente in tempi decisamente più brevi rispetto a prima, drenando così le risorse da immettere sul mercato a favore di famiglie ed imprese. Senza dimenticare il fatto che a livello europeo è attesa la diminuzione della politica del “quantitative easing” che ha inondato i mercati finanziari di liquidità e assicurato ai titoli di stato, specie quelli italiani, un ombrello contro le tempeste finanziarie (meglio sarebbe dire speculazioni), cosa che potrebbe portare ad un progressivo rialzo dei tassi d’interesse e, conseguentemente, del costo del servizio del debito pubblico.