Alla Filarmonica di Trento l’organo di Iveta Apkalna con il Latvian Radio Choir

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Iveta Apkalna Philharmonie Essen, 10.Februar 2011 Foto: Sven Lorenz, Essen

Concerto con due dei più rinomati interpreti della musica d’organo e per coro

Per il concerto della Stagione 2018 della Società Filarmonica di Trento di lunedì 19 marzo (ore 20.30) c’è l’occasione per ascoltare il possente organo della Sala della Filarmonica suonato da Iveta Apkalna che accompagna alla tastiera il Latvian Radio Choir.

Organista d’eccezione nata nel 1976 a Rezekne (Lettonia) nella periferia più estrema dell’Europa – imprevedibile quanto produttivo atelier di creatività e sperimentazione sin dai tempi di Gidon Kremer – Iveta Apkalna si è imposta di allargare lo splendore della musica organistica al di là delle pareti della chiesa e delle sale da concerto. Anni intensi di studio al pianoforte e all’organo prima in patria presso l’Academy of Music e poi alla London Guildhall School of Music in Inghilterra, quindi l’arrivo inaspettato di una borsa di studio da parte dell’Academic Exchange Service e l’approdo all’Accademia di Musica di Stoccarda per continuare al meglio l’approfondimento delle sue doti artistiche innate. Doti subito riconosciute nel selettivo mondo delle giurie internazionali che le hanno assegnato il premio Johann Sebastian Bach nel 2002, il Latvian Great Music Award nel 2003 e un Music Award nel 2005.

A consacrarla definitivamente sono state le grandi sale da concerto di tutto il mondo, dove si è ormai esibita a fianco delle orchestre più prestigiose, da Vienna, Berlino, Amburgo, Lipsia, Lucerna a San Francisco o Mosca con la Berlin Philharmonic o la Kremerata Baltica. Oggi, attraverso le sue performance effervescenti per brillantezza tecnica, intelligenti per scelte programmatiche e grazie a una non secondaria presenza scenica carismatica, Iveta Apkalna è riuscita a ottenere uno status di star, un privilegio di solito riservato ai direttori d’orchestra, cantanti, pianisti o virtuosi del violino realizzando pienamente il suo sogno di fanciulla. Per il suo secondo invito alla Filarmonica di Trento, Iveta Apkalna è accompagnata da uno dei migliori cori da camera professionali in Europa, il Latvian Radio Choir diretto da Sigvards Kļava, manager e musicista estremamente capace e creativo che ha allargato il repertorio della formazione, ora sempre equilibrato fra partiture tradizionali e scritture contemporanee, ospite del Concertgebouw, della Berliner Konzerthaus e alla Philharmonie, a Montpellier e al Théâtre des Champs-Élysées come a New York e alla Biennale di Venezia. Un privilegio e un’occasione unica per Trento accogliere artisti sensibili e innovativi come quelli sopra nominati.

Quelle che fino a pochi decenni or sono erano le province periferiche del blocco comunista sono divenute oramai tra le aree culturalmente più dinamiche dell’Europa contemporanea; i paesi baltici – sollevati dal giogo russo – sono riusciti ad affermarsi anche come polo musicale di primaria importanza, soprattutto in ambito corale. I loro maestri, tra cui giganteggia l’estone Arvo Pärt, hanno saputo estendere la loro influenza ben oltre i confini del continente, arrivando ad inspirare persino i compositori ben più mondani della Silicon Valley – uno fra tutti Eric Whitacre.

Tre sono i caratteri distintivi della scuola corale baltico-scandinava. Il primo è l’atmosfera meditativa, concentrata e introspettiva, ottenuta con l’abile sfruttamento delle risonanze armoniche dei toni vocali. Prevalgono dunque accordi triadici, intervalli puri e consonanti, in una tecnica che Pärt ha chiamato col nome – evocativo e mistico – di tintinnabuli. Il secondo elemento stilistico riguarda invece la struttura dei pezzi corali, spesso composti “ad arco”, o “a parabola”, secondo quella forma che i tedeschi chiamerebbero Steigerung e che tanto cara fu a Wagner. Esempio paradigmatico è l’incantevole The Fruit of Silence, in cui la melodia – prima solo sommessamente enunciata – si eleva in un possente crescendo di voci e strumenti; raggiunto l’apice, la musica dissolve poi lentamente, svanisce. Terzo tratto distintivo è invece l’uso di vocalizzi onomatopeici, o extra-canori, già conosciuti dai madrigalisti del cinquecento e ora riscoperte dall’ultima generazione di compositori. Così, A drop in the Ocean – con i fischi del vento e il rumore delle onde – è al contempo pezzo corale astratto e viva rappresentazione drammatica di una scena. A incorniciare il bel concerto di questa sera due pezzi organistici di Bach, omaggio al vate di tutta la musica nordeuropea e predecessore illustre di chiunque oggi componga musica sacra.

Federico Benedetti

 

Programma

 

J. S. Bach/K. Nystedt

Immortal Bach

 

J. S. Bach (1685-1750)

Toccata, Adagio e Fuga in Do magg., BVW 564

 

A. Pärt (*1935)

Salve Regina

 

Ē. Esenvalds (*1977)

A drop in the Ocean

 

P. Vasks (*1946)

The Fruit of Silence

 

J. S. Bach Preludio e Fuga in Mi bem magg., BWV 552

 

A. Hillborg (*1954)

Muo:aa:yiy:oum

 

P. Vasks

Laudate Dominum