“Belt and Road Forum” a Trieste

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Decolla la collaborazione italo cinese sull’asse della “Via della Seta”.

Il Friuli Venezia Giulia è avamposto strategico per la “Via della Seta” e per le relazioni economiche tra l’Europa e la Cina e l’Italia e il grande Paese asiatico. E’ questo il tema chiave del “Belt and Road Forum” che si svolge nel Palazzo della Regione di Trieste.

L’evento è organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con il Council for the promotion of international trade (Ccpit) e la China chamber of international commerce (Ccoic), i due enti governativi cinesi per la promozione del commercio e degli scambi internazionali, insieme alla Fondazione Italia Cina e alla Camera di commercio italo cinese, con il supporto dell’InCe (Iniziativa centro europea), dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale e dell’Unido.

Il Forum consegue a un processo di progressiva intensificazione delle relazioni italo-cinesi che ha avuto un punto saliente nel progetto “Belt and Road Initiative” (Bri), lanciato per la prima volta dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 con l’intento di integrare l’Asia e l’Europa e implementato successivamente in una cornice non solo economica ma istituzionale e culturale. Trieste e Genova sono state dichiarate porte della Via della Seta e il Friuli Venezia Giulia ha ottenuto una posizione privilegiata in quanto unica regione italiana presente al “Belt and Road Forum” di Pechino del maggio 2017 e protagonista di una missione istituzionale in Cina lo scorso dicembre.

In apertura del Forum, proprio da parte della Regione è stato rilevato come il Friuli Venezia Giulia, nel quadro del sistema economico centro-europeo, rappresenti per gli interlocutori cinesi un territorio strategico su cui indirizzare le proprie attività e investimenti. Nel 2017 l’export regionale verso la Cina è passato da oltre 262 milioni dell’anno precedente a circa 282 milioni di euro e le importazioni hanno fatto segnare un incremento da 514 a 535 milioni di euro. Queste performance, secondo la Regione, possono crescere grazie ad alcuni vantaggi speciali: la posizione del Friuli Venezia Giulia nel cuore dell’Europa, il regime di extradoganalità del porto di Trieste, la strategia di supporto alla competitività del sistema industriale assicurata dalla riforma “RilancimpresaFVG”, il solido sistema di ricerca e innovazione costituto da università e parchi e la presenza di oltre 200 startup innovative.

Inoltre, come è stato rilevato dal comune di Trieste, il porto giuliano è il primo in Italia per volumi di traffico, grazie al petrolio, e ha il record nazionale nelle movimentazioni ferroviarie. «Si è lavorato e seminato molto», ha osservato il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale Zeno D’Agostino, che ha ricordato le sue frequenti missioni in Cina. Secondo D’Agostino, «si è giunti con il Forum odierno un momento cruciale in cui s’incontrano, nel rapporto con la Cina, dinamiche istituzionali e dinamiche commerciali e logistiche».

«Accogliamo calorosamente le aziende del Friuli Venezia Giulia per espandere il mercato cinese». L’importanza che Pechino annette al “Belt and Road Forum” di Trieste è stata evidenziata da Xu Xiaofeng, ministro consigliere dell’Ambasciata della Repubblica popolare cinese in Italia. Xu ha tracciato uno scenario improntato dalla volontà della Cina di costruire, con la “Via della Seta”, «una nuova fascia di collaborazione globale» all’interno dell’obiettivo generale di preservare il libero scambio e una comunità mondiale aperta. Cooperazione, economia e tolleranza tenendo conto degli interessi di entrambe le parti, queste le parole chiave di Xu. Impegni rafforzati dalla strategia South South e dalla cooperazione triangolare Unido, di cui è coordinatore Gong Weixi. Lo scorso settembre a Vienna, proprio a cura dell’Unido, la strategia della Via della Seta si era declinata nell’impegno a sostenere le economie verdi nelle città. «Vogliamo avere una collaborazione con il Friuli Venezia Giulia -, ha ribadito Gong -. Il porto di Trieste nella strategia South South è molto, molto importante».

Da parte del rappresentante del Governo italiano, a sua volta, è stata rimarcata, al Forum, la scelta precisa di sostenere l’export in Asia e in Cina, quadruplicandovi le risorse impegnate, rispetto a mercati maturi come l’Europa e gli Usa. Ciò in quanto il potenziale della Cina, che punta ad acquisire risorse nella tecnologia, creatività e viver bene, può permettere di triplicare l’export italiano nei prossimi tre anni. Lo sviluppo, secondo il rappresentante del Governo, deve avvenire in condizioni di equilibrio e reciprocità e può trovare una direttrice privilegiata tra le zone economiche speciali cinesi e il porto franco di Trieste.

La costruzione di un “experience center”, un’esposizione interattiva a Chengdu, il capoluogo della provincia di Sichuan considerato tra i centri con maggiore potenziale di sviluppo in Cina, per fare conoscere e valorizzare il “Made in Italy” a partire dalle imprese dell’arredo del Friuli Venezia Giulia. È quanto prevede l’accordo siglato a Trieste nel corso del “Belt and road Forum” che, attraverso investimenti cinesi, svilupperà nuove formule espositive nella provincia con oltre 90 milioni di abitanti.

L’accordo d’intesa è stato firmato dall’International center of italian design (Icide), proprietà del Cluster arredo e sistema casa del Friuli Venezia Giulia, che rappresenta un sistema economico di 2.500 aziende e un comparto che è cresciuto nell’export del 10% nel 2017. La controparte cinese è rappresentata dal Chengdu Yiqidao cultural industry and design development e dal Sichuan Ilo design and space arts cultural. L’amministratore unico di Icide, Carlo Piemonte, ha firmato l’accordo assieme a Jie Xue, cofondatore del centro di Chengdu Yiqidao e Wei Zeng, presidente del Sichuan Ilo. In concreto l’accordo prevederà l’allestimento di esposizioni e la realizzazione di scambi nell’Italian design experience centre nella Tianfu new area di Chengdu.

«Da oggi lavoreremo – hanno anticipato Piemonte e il presidente del cluster arredo, Franco di Fonzo – per la creazione di un progetto che prevede sistemi di “virtual room” con collegamenti per vivere dall’Italia un’esperienza in diretta, ripresa a 360 gradi tramite visori; l’esposizione di prodotti di aziende top brand e di marchi sconosciuti in Cina ma direttamente acquistabili in loco; una sala didattica per formare personale cinese su assistenza post vendita e una sala degustazione di prodotti enogastronomici con possibilità di acquisto on line».

In un secondo tempo sono previsti investimenti per la costruzione di uno spazio su 20.000 mq in cui ospitare una “Little Italy” del design e del gusto che, una volta avviata a Chengdu, potrà essere replicata in altre città.

A margine della firma, il cofondatore del Chengdu Yiqidao, Jie Xue, ha ribadito la volontà di rappresentare «un ponte per scambiare la cultura italiana e quella cinese, seguendo la politica della “One belt one road”. Porteremo – ha detto – design, cultura e “Made in Italy” ai nostri amici cinesi».

Il direttore di Invest Sichuan in Italia e Svizzera e presidente della Fondazione Progetto Italia-Cina, Wang Xin, ha rilevato come la provincia sud occidentale «sarà la più strategica e di certo la più attenta al design e al “Made in Italy”. Siamo pronti – ha aggiunto – a favorire le aziende italiane e del Friuli Venezia Giulia che troveranno un alto potenziale di acquirenti e consumatori».