Operazione trasparenza su come lo Stato utilizza le tasse degli italiani

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Secondo l’Agenzia delle Entrate il 21% delle tasse va alle pensioni, il 19% alla sanità, mentre l’11% va a pagare gli interessi sul debito pubblico.

Dove vanno a finire i soldi che gli italiani pagano in tasse allo Stato? All’angosciosa domanda risponde l’Agenzia delle Entrate che a partire dalla metà di aprile invierà a tutti i contribuenti alle prese con la preparazione della dichiarazione dei redditi una specie di rendiconto di come sono stati spesi i soldi versati dai circa 30 milioni di contribuenti Irpef.

La fetta più grande delle tasse, il 21%, va a finanziare le pensioni. Alla sanità finisce il 19%, mentre il pagamento degli interessi sul debito pubblico ne assorbe l’11%. Questi dati potranno essere letti da ogni contribuente nella comunicazione che ogni singolo contribuente riceverà nel proprio cassetto fiscale assieme alla nuova dichiarazione precompilata per l’anno d’imposta 2017, alle eventuali lettere di richeista chiarimenti o alle comunicazioni di rimborsi spettanti.

Per il direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, si tratta di «un altro passo sulla strada di un  fisco diverso e anche un’operazione verità e di chiarezza su come tutti noi contribuiamo a dare forza allo Stato e ai servizi che usiamo tutti i giorni». L’elenco delle varie destinazioni di spesa delle imposte è stato predisposto sulla base dei dati analitici della spesa pubblica elaborati dal ministero dell’Economia. Così, oltre a quelli sopra riportati, si viene a sapere che per finanziare l’istruzione è destinato circa il 10,9% dell’Irpef versata, mentre tutela dell’ambiente, cultura e sport, nonché abitazioni e tutela dei territori ricevono, rispettivamente, il 2,5%, il 2,4% e 1,8%. Il 2,7% degli incassi è girato dallo Stato a Bruxelles sotto la voce «Contribuzione al bilancio Ue».

Oltre all’Irpef rientrano, se dovute, le addizionali regionali e comunali Irpef, la cedolare secca sulle locazioni, il contributo di solidarietà versato da chi dichiara oltre 300.000 euro annui (gabella cancellata nella dichiarazione 2018), l’acconto per somme assoggettate a tassazione separata, l’imposta sostitutiva sui premi di risultato, così come l’altra sostitutiva dovuta per il regime dei minimi (al 5%) il regime forfettario (al 15%).

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