Regione Emilia Romagna e Slow Food Italia insieme per promuovere le produzioni locali della migliore tradizione enogastronomica

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Caselli: «valorizziamo culture e tradizioni locali sui mercati nazionali e internazionali, oltre a farli conoscere e apprezzare sempre più anche ai consumatori del territorio».

Prodotti buoni e di qualità, realizzati nel rispetto dell’identità e delle tradizioni del territorio. È questa la prospettiva rispetto alla quale Regione Emilia-Romagna e Slow Food Italia hanno firmato un’intesa per valorizzare il patrimonio rurale ed enogastronomico della regione e per promuovere un’agricoltura sostenibile, attenta al rispetto della biodiversità, al recupero dei sapori e delle tecniche produttive tradizionali e con un forte legame con cultura e tradizioni locali.

L’accordo firmato a Bologna nella sede della Regione dall’assessore regionale ad agricoltura, caccia e pesca, Simona Caselli, e dal presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, punta a dare sostegno alle piccole produzioni di eccellenza e ai Presìdi Slow Food – 13 quelli individuati in Emilia-Romagna, circa 300 in Italia e più di 500 in tutto il mondo – che impegnano una quarantina di aziende della regione e comprendono una ricca varietà di produzioni che vanno dai prodotti caseari di vacca Bianca modenese, all’anguilla marinata della Manifattura di Comacchio, al formaggio Raviggiolo tipico dell’Appennino.

«Puntiamo in particolare a mettere l’accento sulle piccole realtà produttive, da Piacenza a Rimini, che rischiano di rimanere nascoste, ma che hanno prodotti di grande qualità in grado di completare la nostra già ottima offerta enogastronomica che conta 44 prodotti certificati tra Dop e Igp, il numero più alto in Europa – ha commentato Caselli -. L’obiettivo è lanciarli e promuoverli sui mercati nazionali e internazionali oltre a farli conoscere e apprezzare ai consumatori anche per il particolare legame con le culture e le tradizioni locali. Inoltre sarà valorizzato anche l’importante lavoro delle persone, che custodiscono tecniche e tradizioni contadine, in grado di rivitalizzare interi territori. L’accordo con Slow Food si aggiunge alle molte iniziative che la Regione ha messo in campo per promuovere i nostri prodotti, strutturando e dando continuità a un rapporto già importante. Dopo la firma di oggi, il prossimo passaggio è la costituzione di un gruppo di lavoro per mettere in calendario un primo set di iniziative da proporre a settembre in occasione del Salone del gusto di Torino al quale la Regione Emilia-Romagna parteciperà con uno spazio dedicato ai propri prodotti di qualità».

«Il protocollo con la Regione Emilia Romagna è un pezzo importante di un progetto ambizioso che mira a valorizzare le produzioni locali dando risalto a due figure importantissime: i produttori agroalimentari e gli studenti – ha spiegato Pascale -. La qualità e la complessità del cibo, per essere compresa appieno, deve essere raccontata, spiegata e fatta vivere. Solo mettendo in stretta connessione produttori e consumatori, che noi chiamiamo coproduttori, l’agricoltura di qualità, rispettosa dell’ambiente e dei lavoratori, può diventare la leva attraverso la quale in futuro miglioriamo complessivamente i sistemi alimentari, affinché possano garantire salubrità, equità sociale ed economica, ma anche tutelare un patrimonio storico, culturale e paesaggistico legato indissolubilmente al cibo».

Accanto allo studio di progetti e a un programma di iniziative per far conoscere la ricchezza della produzione locale, una priorità dell’accordo sarà quella di arricchire e ampliare il patrimonio rappresentato dai Presìdi (piccole produzioni tradizionali o di eccellenza gastronomica legate a un territorio e alle sue tradizioni). Un primo risultato del protocollo sarà infatti l’inserimento, a breve, di altri 4: in lista il carciofo violetto di San Luca (Bo), la ciliegia moretta di Vignola (Mo), la pecora cornigliese (Pr) e la pesca dal buco incavato (Ra).
L’accordo permetterà, inoltre, di individuare nuove occasioni per promuovere la qualità dei prodotti sui mercati nazionali e internazionali. In particolare le piccole produzioni tradizionali che tutelano prodotti a rischio di scomparire, ma, oltre che in termini di biodiversità, hanno anche un grande valore per la conservazione del patrimonio culturale locale, la protezione di razze autoctone, di ortaggi, frutta e trasformati.

Il progetto si spinge oltre, non solo tutela e promozione, ma anche formazione per consentire ai piccoli produttori di confrontarsi con il mercato proponendo un modello di impresa agricola sostenibile sia dal punto di vista ambientale che etico. E grande attenzione anche ai più giovani con l’attivazione di educazione e formazione negli istituti agrari per sensibilizzare gli studenti sui temi della biodiversità e sostenibilità con lo scopo, non solo di formare persone consapevoli, ma soprattutto futuri testimoni della ricchezza agroalimentare della Regione.