Al Mart la mostra “Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti”

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Le nuove possibilità di mobilità di fine Ottocento aprono nuove opportunità anche per gli artisti impegnati nella valorizzazione dei paesaggi.

Il Mart di Rovereto presenta al pubblico un’altra mostra di grande arte che con tutta probabilità sarà uno degli eventi culturali dell’estate italiana che si lega a quel filone di ricerca dedicato allo studio del principio di verità nella cultura figurativa del XIX secolo, avviato nel 2015 con la grande mostra “La coscienza del vero. Capolavori dell’Ottocento. Da Courbet a Segantini”, proseguita poi nelle mostre “I pittori della luce”, “Boccioni”, “Un’eterna bellezza” e “Realismo Magico”.

Con “Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai Macchiaioli ai Simbolisti” (visitabile dal 21 aprile fino al 26 agosto 2018) la curatrice dell’evento Alessandra Tiddia affronta il tema del viaggio in un epoca dalle grandi trasformazioni sociali e scoperte scientifiche, tra nuove possibilità di viaggio e conoscenza, i pittori dell’Ottocento diedero il via a quel processo di assoluta valorizzazione dell’esperienza visiva non concluso ancora oggi, nell’era digitale.

In un percorso espositivo scandito da oltre 80 opere, il Mart propone una ricerca sulla pittura di paesaggio nel XIX secolo. Ancora una volta punto di riferimento per le vicende dell’arte moderna in Italia, il museo di Rovereto approfondisce i temi già presenti nelle Collezioni, valorizzando il proprio patrimonio e rinnovando l’indagine su riflessioni storico-artistiche in costante evoluzione.

L’Ottocento è un secolo di invenzioni scientifiche e industriali che rivoluzionano le abitudini di più di una generazione. L’invisibile diventa visibile grazie al microscopio, ai raggi X, al radar; la luce non è più solo un fatto naturale, ma un fenomeno ottico; l’illuminazione pubblica modifica la vita nelle città; i treni, le grandi navi a vapore e le mongolfiere regalano nuove esperienze e nuovi punti di vista; la litografia, la fotografia, il cinema, diorami e panorami sorprendono e ridefiniscono l’immaginario collettivo. I confini del mondo si ampliano, tra orizzonti prima sconosciuti e immagini in movimento.

Tra artisti e intellettuali si fanno frequenti i dibattiti sulle rinnovate possibilità espressive date dalle nuove invenzioni e dalla scienza. Nella raffigurazione dei paesaggi si azzardano nuovi formati e punti di ripresa, ispirati dalle prospettive offerte, per esempio, dai viaggi in mongolfiera e in treno o dallo sviluppo della fotografia.

Il genere pittorico, caro alla tradizione, viene reinterpretato in chiave moderna in un’Italia alla ricerca della propria identità culturale. Le opere dei paesaggisti si inseriscono in un fervido clima sociale che osserva e rielabora i cambiamenti con inedita consapevolezza e partecipazione. Preferendo la pittura en plein air agli atelier e le rappresentazioni soggettive alle regole delle accademie, i pittori dell’Ottocento si emancipano dagli ideali classici e romantici e narrano la propria epoca con rinnovato disincanto, ispirati quanto più possibile alla realtà.

L’atteggiamento nei confronti del mondo cambia radicalmente, consentendo alle emozioni di raggiungere una centralità prima ignota. Diventa sostanziale l’individualità del pittore, non più chiamato a rappresentare la realtà, ma a interpretarla. Alla ricerca non del vero, ma del sentimento del vero: «non il vero della natura, ma l’emozione della natura filtrata dalla soggettività dell’artista – scrive Tiddia -. Non più soccombente al confronto con il vero, l’arte può essere intesa “non come riproduzione genuina del reale, ma come un’intensificazione della realtà”, come scrive Pelizza da Volpedo nel 1904».

In un allestimento diacronico che procede per scuole regionali, il percorso espositivo approfondisce alcuni temi: la predilezione per la pittura dal vero, le ricerche dedicate alla resa delle atmosfere e agli effetti di luce e colore.

Attraverso un eccezionale itinerario cronologico lungo la Penisola, da Sud a Nord, la mostra illustra in modo completo e graduale le trasformazioni del linguaggio pittorico. La luminosità dei paesaggi italiani travolge il visitatore e lo guida attraverso ambienti cromatici e capolavori assoluti realizzati da grandi maestri della pittura italiana, come Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Pietro Fragiacomo, Giuseppe Pellizza da Volpedo.

“Viaggio in Italia” mette in luce le differenze tra la pittura di paesaggio nelle varie geografie artistiche, sottolineando quanto fossero frequenti gli scambi e le reciproche influenze. Dalle premesse maturate nei primi decenni dell’Ottocento nell’ambito della Scuola di Posillipo, passando attraverso l’innovativa esperienza dei Macchiaioli toscani, si giunge così ai “paesaggi dell’anima” di tendenza simbolista, presentati nelle prime edizioni della Biennale di Venezia. Nel confronto tra queste diverse generazioni di autori e scuole pittoriche, si gettano le basi della pittura moderna in Italia.

Trovano posto in mostra le assolate marine del Sud, l’eruzione del Vesuvio del 1872 che tanto impressionò De Nittis, le pitture all’aria aperta, l’immediatezza verista, le descrizioni macchiaiole, i paesaggi rurali della campagna toscana, i notturni veneziani, gli spettacolari effetti atmosferici, i paesaggi dell’anima, i morbidi profili simbolisti. Colori, tecniche e ricerche diverse finiscono per comporre un mosaico storico-artistico multiforme e articolato, unico nel suo genere.

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