L’eredità di Rossi (e della maggioranza di centro sinistra autonomista): il 23,5% dei Trentini a rischio povertà

Dal 2004 al 2016 peggioramento impressionante della qualità della vita in provincia di Trento. Dal 2013 ad oggi ampliata la forbice tra Trento e Bolzano. Le responsabilità di una classe di governo inadeguata. 

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Nella ricca ed autonoma provincia di Trento, quasi un quarto della popolazione è a rischio di povertà. Quando furono svelati in anteprima da un quotidiano locale, la Provincia li aveva contestati tacciandoli d’infondatezza e adducendo errori nei calcoli. Ma ora lo stesso Ispat (l’Istituto di statistica provinciale che si basa su dati Eurostat) li conferma, evidenziando un forte aumento delle famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale in quella che una volta era la ricca provincia di Trento.

Dal 2004, ben prima della crisi economica, al 2016 la percentuale di Trentini a rischio di povertà o di esclusione sociale è passato dall’11,4% al al 23,5%. Dati che evidenziano come il centro sinistra autonomista lasci dietro di se un Trentino a pezzi, con tantissimi problemi sociali ed economici.

Il presidente Ugo Rossi (Patt) e il suo vice Alessandro Olivi (Partito Democratico) il prossimo 21 ottobre lasceranno un Trentino dove, secondo i dati Eurostat, il 23,5% dei trentini è a rischio di esclusione sociale, il 15,7% è a rischio di povertà, mentre nel 2004 erano il 9,3%, il 9,9% è a rischio di deprivazione materiale grave, ma nel 2004 erano appena lo 0,5% e, infine, il 9% delle persone ha un’intensità lavorativa molto bassa, ovvero lavora meno del 60% delle ore, mentre nel 2004 erano il 2,9%. Davvero un’eredità di cui non essere fieri.

In 12 anni si è assistito ad un peggioramento impressionante della qualità della vita dei Trentini. Anni in cui Rossi, Olivi e Tiziano Mellarini (assessore provinciale e segretario di quel che resta della Grande Balena Bianca post ademocristiana) hanno contribuito in prima persona alla mala gestione della provincia di Trento e della sua Autonomia speciale con tanta approssimazione e scelte politiche di fondo che alla prova dei fatti si sono rivelate errate.

E se si guarda ai cugini dell’Alto Adige, con uguale Autonoma speciale, ma con assai diversa classe di governo (di qualità infinitamente migliore di quella trentina uscente), il raffronto è ancora più drammatico: nel 2013, la percentuale della popolazione a rischio povertà nelle due province era simile: il 12,4% a Bolzano e il 13,2% a Trento. Quattro anni dopo, la distanza minima si è trasformata in un abisso: a Bolzano la quota di popolazione a rischio di esclusione sociale e povertà è scesa ancora, arrivando al 9,6%, uno dei risultati migliori d’Europa, mentre a Trento la popolazione a rischio povertà è arrivata a quota 23,5%.

Difficile continuare a dire che tutto va bene e che non c’è da preoccuparsi. Rossi, Olivi, Mellarini sono alla guida di un Titanic che sta affondando, mentre la loro orchestra continua a suonare imperterrita, atterrita più dallo sfracello elettorale del prossimo autunno che dall’imminente tragedia che tocca ormai un quarto della popolazione trentina.

Se qualcuno della maggioranza di centro sinistra autonomista cerca ancora un perché del cappotto elettorale del centro destra centrato il 4 marzo scorso (e di quello, molto probabile, del 21 ottobre prossimo), uno dei tanti è stato fornito in modo inequivocabile dall’Ispat-Eurostat.