Trentino Alto Adige, il consiglio regionale ha approvato la legge di tutela delle minoranze linguistiche

Detomas: «un traguardo storico». Maggiori garanzie per le popolazioni ladine, cimbre e mochene. Testor: «ora riempire di contenuti il Comun General de Fasa». 

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Approvato in Consiglio regionale del Trentino Alto Adige il disegno di legge “Norme in materia di tutela e promozione delle minoranze linguistiche cimbra, mòchena e ladina della Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol”, promosso dalla Giunta regionale.

Soddisfatto, l’assessore alle minoranze, Giuseppe Detomas: «nella stesura del testo – spiega – abbiamo convolto autorevoli esperti dell’Eurac di Bolzano e dell’Università di Trento. In particolare, del gruppo di lavoro, coordinato dalla professoressa Alexandra Tomaselli, hanno fatto parte i professori Jens Woelk e Günther Rautz, oltre ai funzionari della Regione competenti in materia». Il gruppo ha lavorato per due anni ed ha redatto il testo che, senza particolari modifiche, è stato approvato dall’Aula.

Un traguardo, questo, che per Detomas «può davvero definirsi storico, posto che per la prima volta la Regione ha affrontato il tema della tutela delle minoranze linguistiche con un approccio sistematico ed organico». Tra le cose che secondo l’assessore rendono questa legge «una pietra miliare nel complesso delle norme a tutela delle minoranze, c’è la specifica previsione del Comun General de Fascia quale ente esponenziale della comunità ladina di Fassa». Questa norma, sebbene già contenuta dello Statuto di autonomia, «aveva bisogno di un’ulteriore specificazione, posto che la materia dell’ordinamento degli enti locali è appunto una competenza regionale». Ma insieme a questo, continua Detomas, «vi è la previsione, altrettanto storica, del riconoscimento, con una norma di legge, del ruolo della Lia di Comune Ladins quale soggetto rappresentativo della comunità ladino dolomitica, comprendente anche i comuni della provincia di Belluno appartenuti storicamente al Tirolo storico e parte integrante della comunità dei ladini del Sella».

Soddisfazione per l’approvazione della legge regionale anche da parte della Procuradora del Comun General de Fasa, la senatrice Elena Testor: «si tratta di un considerevole passo avanti nella tutela della minoranza ladina trentina e altoatesina, ma rimangono ancora ingiustamente esclusi i ladini del Bellunese. Sarebbe ora che tutta la popolazione ladina dolomitica avesse pari diritti e tutele. Comunque, l’avere ottenuto il riconoscimento dell’ente è un consistente passo in avanti, ma ora bisogna riempirlo di contenuti per dare compiutamente una migliore forma di autogoverno al Comun Generale de Fasa».

Per Detomas, poi, «non è cosa che accade tutti i giorni riuscire a far approvare una legge a livello regionale che riguarda entrambe le Province di Trento e Bolzano, specie in un contesto dove la Regione viene ad assumere sempre più un ruolo di coordinamento anziché di elaborazione e di gestione diretta di compiti e funzioni». Sino ad oggi, la materia della tutela delle minoranze linguistiche, a parte l’erogazione di contributi, era regolata fondamentalmente dalle due Province autonome. Detomas ha voluto precisare che era necessario «dare una maggiore organicità a livello regionale alla materia in questione, sia perché vi sono principi comuni a livello statutario, sia ai fini della partecipazione, della trasparenza e pure sotto il profilo dell’efficacia».

La legge utilizza la dizione “gruppi linguistici” per designare le comunità dei parlanti le lingue minoritarie tradizionalmente presenti sul territorio regionale, rifacendosi in tal modo all’Accordo Degasperi – Gruber, fondamento dell’autonomia speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Secondo la legge, gli interventi possono avvenire sia su diretta iniziativa della Giunta che sulla base di una collaborazione fra la Regione ed altre istituzioni locali, nazionali ed estere, oltre che sulla base di proposte provenienti da associazioni ed enti con sede nel territorio regionale. I campi d’intervento riguardano in particolar modo il mantenimento e lo sviluppo delle lingue dei gruppi numericamente meno diffusi sul territorio, anche in vista dell’utilizzo di dette lingue in ambito amministrativo e pubblico in genere.

Per quanto riguarda gli aspetti esecutivi, da segnalare l’istituzione di un Comitato tecnico chiamato a valutare le iniziative proposte dalle associazioni. L’organismo, del quale faranno parte rappresentanti delle due Provincie, è stato istituito anche con l‘obiettivo di evitare sovrapposizioni negli interventi di sostegno da parte delle amministrazioni interessate.