A Venezia nasce il nuovo centro di ricerca per la conservazione e il restauro

Alleanza tra il Comune e l’Università Ca’ Foscari. Investimento di 3 milioni di euro. 

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conservazione e restauro

È stato firmato oggi a Ca’ Farsetti, dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e dai rettori delle università Ca’ Foscari Venezia, Michele Bugliesi, e Iuav di Venezia, Alberto Ferlenga, l’accordo di programma Per la costituzione di un nuovo centro di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali veneziani.

L’accordo, che s’inserisce nel “Patto per lo Sviluppo della Città di Venezia, Interventi per lo sviluppo economico, la coesione sociale e territoriale della Città di Venezia”, mette a disposizione 3 milioni di euro per la creazione di un centro che opererà nei seguenti ambiti di ricerca: caratterizzazione dei materiali e dell’ambiente di conservazione, monitoraggio dello stato di conservazione, nuovi materiali e tecnologie, tecnologie ICT per il monitoraggio e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, architettonico e archeologico della città.

«La scommessa – ha esordito il sindaco Brugnaro – è rendere Venezia un polo universitario sul modello di Boston, capace di attrarre giovani studenti non solo dal nostro Paese, ma anche da tutta Europa e da ogni parte del mondo». Il primo cittadino ha poi ricordato la sottoscrizione, lo scorso anno, del protocollo costitutivo di “Study in Venice”, il Polo formato da Ca’ Foscari, Iuav, Conservatorio Benedetto Marcello e Accademia delle Belle Arti, in collaborazione con il comune di Venezia, con l’obiettivo di valorizzare la propria immagine di città universitaria nel mondo. «Il rafforzamento di un sistema universitario più ampio – ha aggiunto Brugnaro – è di importanza strategica per il rilancio della città».

«L’ articolo 9 della Costituzione – ha sottolineato il rettore Bugliesi – promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca e questo nuovo centro vuole da un lato rafforzare i presupposti scientifici per preservare il patrimonio di Venezia e dall’altro promuovere l’innovazione in questa città attraverso la ricerca. Sono già in programma una serie di interventi su cui ci concentreremo, dalla Scuola Grande di San Rocco a Torcello al campanile di San Marco. È un progetto che porterà a Venezia studenti, ricercatori e investimenti nell’alta tecnologia contribuendo allo sviluppo della nostra città. Il centro svilupperà metodologie e interventi di restauro e conservazione  con tecnologies legate all’ambito chimico e ICT, da parte di Ca’ Foscari, e di ambito strutturale architettonico da parte di IUAV».

«Questo progetto – ha concluso Ferlenga – è un’occasione eccezionale per dare valore a ciò che in parte già esiste, mettendo insieme le iniziative offerte dai punti di eccellenza di questa città, che è essa stessa un’eccellenza. Un passo in avanti ulteriore, dopo esperienze come “Study in Venice” e il Padiglione Venezia alla Biennale, per mettere in campo valori e conoscenze che hanno già un valore per sé stesse ma che, se messe insieme in un circuito virtuoso, possono dare vita a qualcosa di unico».

Per dare piena attuazione al progetto di conservazione e restauro sarà costituito un comitato esecutivo composto dai referenti di ciascuna parte, presieduto da un responsabile del comune di Venezia, che avrà il compito di sovraintendere alle attività del Centro, garantire l’esecuzione del progetto scientifico e stabilire il programma delle attività di disseminazione. Entro 6 mesi dalla sottoscrizione dell’accordo sarà inoltre costituito un comitato consultivo composto da un rappresentante della Soprintendenza archeologia, Belle arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna, Soprintendenza archivistica e bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige, Archivio di Stato di Venezia e Musei Civici di Venezia, con funzioni di monitoraggio, consulenza e valutazione delle attività del Centro.

Grazie al finanziamento di circa 2 milioni di euro, Ca’ Foscari doterà gli scienziati del Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica e del Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi di 10 nuovi strumenti scientifici per analisi non invasive su opere d’arte e droni per il telerilevamento.

Le linee di ricerca che potranno essere così ulteriormente sviluppate e applicate ai beni culturali veneziani, sono la caratterizzazione dei materiali e dell’ambiente di conservazione delle opere, il monitoraggio dello stato di conservazione, l’invenzione di nuovi prodotti (impiegando nano e bio tecnologie) per rivestire, pulire, proteggere e consentire l’auto-riparazione di vari tipi di superfici, dalla pietra ai tessuti.

Inoltre, nuove risorse informatiche permetteranno di lavorare a ricostruzioni 3D per la fruizione e il monitoraggio delle opere, sviluppare micro-robot per l’esplorazione delle fondazioni, analizzare i rischi derivati dalla fruizione dei beni tramite l’analisi di video con il supporto dell’intelligenza artificiale.

Lo sviluppo nel corso degli anni di queste idee e linee di ricerca, la sperimentazione sul campo, le applicazioni su opere di grande valore e prestigio sono state possibili grazie a una serie di collaborazioni che l’ateneo ha aperto e consolidato con istituzioni come la Fondazione Musei Civici di Venezia, il Museo del Vetro di Murano, la Scuola Grande di San Rocco, la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e con realtà produttive specializzate nella tutela dei beni culturali.

A livello internazionale, i gruppi di ricerca cafoscarini sono connessi a una rete di centri di ricerca e istituzioni culturali. Il progetto Emerisda, ad esempio, ha coinvolto sei partner oltre a Ca’ Foscari, che con un finanziamento di circa 400.000 euro hanno approfondito le conoscenze sull’umidità di risalita capillare studiando vari metodi di contrasto al problema e alcuni casi di studio, come la Basilica di San Marco.