Il distretto industriale tra Padova e Treviso motore dell’economia del NordEst

Produce il 39,2% del valore aggiunto manifatturiero veneto e il 37% dell’export regionale. Cresce anche l’occupazione (+1,4%). 

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Un’industria dal valore aggiunto “tedesco”, la vitalità di pezzi rilevanti del “Prodotto in Italia”, come macchine, moda, mobili, e agroindustria, un grado di internazionalizzazione sopra la media nazionale. Padova e Treviso rappresentano uno dei territori chiave dell’economia nazionale, con una popolazione complessiva di oltre 1,8 milioni di abitanti, 168mila imprese (al netto agricoltura) per 796.000 addetti, di cui 286.000 nell’industria (39,5% del totale veneto).

La nuova associazione che nascerà nelle assemblee congiunte del 15 giugno dall’integrazione tra Confindustria Padova e Unindustria Treviso rappresenterà uno dei primi poli manifatturieri in Italia, omogeneo e complementare nei settori produttivi rappresentati. L’industria di Padova e Treviso genera il 39,2% del valore aggiunto manifatturiero del Veneto e il 5,4% di quello italiano (12,8 miliardi di euro, 15,2 miliardi di euro con le costruzioni – 2015 ultimo dato disponibile). Nel 2017 è di 22,5 miliardi di euro il valore delle esportazioni, ossia il 37% del totale Veneto e il 5% di quello nazionale. L’attivo commerciale è di 9,2 miliardi (59,5% del Veneto). Un’area con numeri da record per dinamismo e innovazione imprenditoriale, crescita, export, che si candida a saldare il vertice veneto del nuovo triangolo industriale, che va da Milano a Bologna e su fino a Venezia.

L’indagine congiunturale congiunta realizzata con Fondazione NordEst su un campione di 500 aziende delle due province, evidenzia come si allunghi la striscia positiva dell’industria di Padova e Treviso, sia pur assestata su un ritmo più basso. Nel primo trimestre 2018 la produzione aumenta su base annua del +0,1%, dopo il solido +2,8% messo a segno nella media del 2017 (+4,2% nel quarto trimestre). Performance migliore per il metalmeccanico (+0,6%) e per le imprese tra 20 e 49 addetti (+1,9%). La componente estera della domanda è ancora la più vivace con un +1,9%, spinto dalle vendite nei mercati extra-Ue (+2,7%), ma in rallentamento rispetto al +4,6% nel 2017. Avanza moderatamente la domanda interna (+1,5%). Ancora positiva la dinamica degli ordinativi (+2,4%). Prosegue il recupero dell’occupazione, pari al +1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+1,8% nel 2017).

Nonostante le turbolenze politiche recenti e i nuovi rischi geopolitici, le aspettative delle imprese e la propensione ad investire restano moderatamente positive, anche se in calo rispetto alla rilevazione precedente. Il 38,9% prevede un aumento della produzione nel periodo aprile-settembre, il 38,7% ordini esteri in salita. Sul fronte occupazione prevale la stabilità (65,4%), ma il 36,8% prevede nuove assunzioni. E il 27,2% aumenterà gli investimenti. Diminuisce invece il clima di fiducia sullo stato dell’economia italiana tra sei mesi: in miglioramento per il 15,5% (23,4% nel trimestre precedente), stabile per il 64,9%. Dopo la fase di instabilità politica, superata con la formazione del nuovo governo, è cruciale agire con responsabilità per ricostituire stabilmente la fiducia degli operatori e riaffermare la centralità dell’industria nelle politiche per il lavoro, la crescita, il debito.