Voucher: le categorie reclamano l’estensione del provvedimento anche all’artigianato e al commercio

Non solo turismo ed agricoltura. La flessibilità per coprire i picchi di lavoro è fondamentale per tutti i settori. 

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Sul ripristino dei voucher, le categorie economiche dell’artigianato e del commercio chiedono che questo non sia limitato solo al comparto turistico ed agricolo, ma esteso anche ai loro settori.

«Confartigianato Imprese Marca Trevigiana chiede la semplificazione del voucher esistente, ovvero del contratto a prestazioni occasionali, già appoggiato alla piattaforma gestita dall’Inps, che ne garantisce la tracciabilità e in grado anche di reggere a eventuali vagli di legittimità costituzionale. La rivisitazione annunciata dal Governo del voucher si auspica consenta che lo stesso sia utilizzabile  dalle imprese artigiane o di qualunque altra natura giuridica e non esclusivamente dalle imprese agricole o del turismo. Si tratterebbe di un’assurda e anacronistica discriminazione – dichiara il presidente Vendemiano Sartor -. Un nuovo voucher a vantaggio solo di due settori è improponibile visto che ogni servizio o prodotto è il risultato di filiere produttive e imprenditoriali di diversa natura, che si intrecciano fornendo l’una all’altra le competenze, i prodotti e le prestazioni necessari».

Se questa differenziazione venisse normata, per Sartor si genererebbe «una contraddizione tra un’impresa turistica che può soddisfare le sue esigenze di lavoro occasionale con i voucher a differenza di un’impresa artigiana di pulitintolavanderia che le cura il servizio di lavaggio della biancheria nel medesimo periodo che invece ne è esclusa».

Confartigianato Imprese Marca Trevigiana chiede che nella prossima legge ogni impresa artigiana, da zero dipendenti e fino ai limiti massimi definiti dalla legge quadro (22 dipendenti), possa tornare a dare lavoro per brevi periodi per gestire improvvisi e brevi picchi di lavoro che si presentano ovunque le aziende siano ubicate, anche in località non turistiche, occupando studenti nei periodi estivi o nei periodi di non studio dell’intero anno scolastico, pensionati esperti senza diminuire l’importo netto del loro assegno previdenziale, lavoratori che vogliono arrotondare lo stipendio del primo lavoro e si rendono disponibili per brevi aiuti, lavoratori disoccupati per un primo e rapido orientamento alla loro ricollocazione senza che il compenso ricevuto riduca il netto del loro assegno di disoccupazione (NASPI), per sostituzioni improvvise di parenti/familiari di breve durata.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente dell’Unione commercio turismo servizi Alto Adige, Philipp Moser, secondo cui «anche le aziende del commercio e dei servizi necessitano di strumenti di flessibilità legati alla stagionalità e alla situazione congiunturale». Sebbene le condizioni di un’eventuale reintroduzione dei voucher siano ancora tutte da definire, l’attuale proposta, così come formulata dal ministro, escluderebbe la possibilità di adottarli anche in ambito commerciale o dei servizi. «Per noi – aggiunge Moser – si tratta di un ulteriore passo falso dopo quello avvenuto recentemente con il ritorno della causale nei contratti a termine. L’Unione è da sempre contraria ai rapporti di lavoro precari, ma, allo stesso tempo, non si può ignorare il fatto che in tutti e due i casi si tratta di decisioni che non vanno a vantaggio delle aziende. Per poter reagire alle necessità stagionali e alle oscillazioni economiche la flessibilità è necessaria, e qualsiasi impedimento è di ostacolo all’attività delle aziende».

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