Sacchetti bio poco “digeribili” dai centri di compostaggio per l’umido

In Trentino la beffa del sacchetto obbligatorio per frutta e verdura che va gettato nel rifiuto indifferenziato, nonostante sia marcato bio e compostabile. L’ideale sono i sacchetti di carta riciclata.

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sacchetti bio

Solo pochi mesi fa, c’è stato il sollevamento quasi popolare per l’introduzione dell’obbligo di utilizzo di sacchetti bio in plastica ecologica per l’asporto di frutta e verdura dai supermercati. Obbligo per di più a pagamento, visto che il sacchettino deve essere messo a disposizione dei clienti a pagamento di un obolo variante da 1 a 10 centesimi di euro.

Un’innovazione sull’altare dei diktat comunitari e della tutela dell’ambiente, accettato a capo chino dai consumatori dopo le proteste che dopo alcune settimane di fuoco si sono acquietate. Anche dietro la magra consolazione di poterlo utilizzare per il conferimento della frazione umida dei rifiuti domestici. Salvo oggi scoprire che i suddetti sacchetti non sono idonei per lo smaltimento della frazione umida dei rifiuti domestici in quanto il loro tempo di degradamento cozza con quello di alcuni impianti rendendo impossibile il loro trattamento negli impianti di compostaggio, costretti a smaltirli in discarica o all’inceneritore.

La cosa è emersa presso il centro di trattamento della frazione umida dei rifiuti allestito dalla provincia di Trento che ha constato come il metodo di trattamento anaerobico del materiale di scarto non coincide con quello del sacchetto “bio”, che ha tempi di degradamento doppi a quello della parte umida. Il loro smaltimento con la frazione umida va bene per gli impianti tradizionali aerobici, dove la maturazione del compost avviene in 90 giorni contro i 50 di quello trentino. Così ne consegue che il sacchetto “bio” una volta utilizzato per il trasporto a casa di frutta e verdura va smaltito nel bidone del residuo indifferenziato che va alla discarica o all’inceneritore, perché il materiale di cui è composto non è idoneo neanche per il riciclaggio della plastica.

Come se ne esce? La cosa migliore per facilitare il trattamento di compostaggio della frazione umida dei rifiuti domestici è l’utilizzo di sacchetti di carta, meglio se realizzati con carta riciclata, che degradano rapidamente. Sarebbe giusto che anche le catene della distribuzione organizzata (super e iper) introducessero nei reparti ortofrutta i sacchetti di carta per evitare di immettere in circolazione materiali di difficile smaltimento.