Fondi alle periferie, comportamento isterico Dem con i sindaci che protestano

Il congelamento dei fondi dovuto ad una sentenza della Corte Costituzionale a seguito di un errore del governo Gentiloni. Bitonci: «passo obbligato del governo Conte».

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fondi alle periferie

E’ polemica al calor rosso sul decreto sui fondi alle periferie varato prima dal governo Renzi e poi rinnovato da quello Gentiloni, ora cassato dal governo Conte a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale.

Tocca al sottosegretario alle Finanze del governo Conte, il padovano e commercialista Massimo Bitonci, fare chiarezza su tutta la questione: «sul “Fondo Periferie” è evidente il grave errore commesso dal governo PD, stoppato dalla Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del comma 140, dell’articolo 1 della legge n. 232 del 2016, in quanto “non prevede un’intesa con gli enti territoriali in relazione ai settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale”. Solo infatti il 15% dei progetti del bando periferie risulta immediatamente esecutivo. Per porre rimedio a questo errore grossolano del Pd – precisa Bitonci -, il governo ha deciso di posticipare 96 progetti dei comuni capoluogo e delle città metropolitane sul “bando periferie”. Emendamento, tra le altre cose votato all’unanimità da tutti i gruppi parlamentari al Senato. In questo modo il governo ha liberato 2 miliardi di euro per tutti i comuni che vantano avanzi di bilancio e che potranno così investire in servizi per i cittadini».

Secondo il sottosegretario alle Finanze «in pratica, i finanziamenti che il prossimo anno quasi sicuramente non sarebbero mai arrivati sono stati sbloccati grazie alla possibilità per tutti i comuni virtuosi di tornare a investire sul territorio. Allo stesso tempo le opere di alto valore già in progetto potranno comunque essere recuperate attraverso il riutilizzo di questi fondi che saranno stanziati, sentite le regioni e la conferenza».

La giornata parlamentare è stata contrassegnata da comunicati infuocati lanciati dai rappresentanti Pd, salvo poi ritirarli dopo avere capito che si davano la zappa sui piedi. Non tutti i fondi per le periferie vengono congelati, ma solo quelli per cui i bandi sono ancora in corso e i progetti per cui non erano ancora stati avviati i cantieri: si salvano così 24 città fra cui quasi tutti i capoluoghi di provincia. Ne restano fuori però molte altre, e ciò ha innescato la corsa allo sdegno da parte di molti sindaci, con dichiarazioni alle agenzie, tweet e post di Facebook.