La “salvimaionomics” bocciata a tutto spiano

Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca d’Italia, Corte dei Conti definiscono illusoria e velleitaria la manovra finanziaria di Lega e M5s. A pesare la spesa assistenzialistica a danno degli investimenti e del taglio delle tasse. 

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La salvimaionomics è stata bocciata a tutto spiano dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, dalla Corte dei Conti e dalla Bancad’Italia. Nessuno di questi tre prestigiosi centri di studio e di valutazione sull’impatto della proposta economica proposta dal governo nazionale Lega-M5s ha promosso i contenuti della manovra finanziaria per il 2019 e 2019-2021. Tutti ne hanno evidenziato la fumosità e previsioni del tutto illusorie, disgiunte da quella realtà concreta con cui si devono confrontare ogni giorno cittadini e imprese.

A pesare negativamente le previsioni di crescita del Pil, il livello dell’indebitamento, la capacità di sviluppare la crescita, gli investimenti che vengono ridotti, il mancato taglio alla tassazione e la farraginosità della “flat tax” che ne limiterà grandemente la portata.

Di fatto, le istituzioni dello Stato si sono dimostrate più accorte e con i piedi ben calati a terra dei due ras del governo Conte, i vicepremier Luigi Di Maio (M5s) e Matteo Salvini (Lega) che dinanzi a critiche puntuali e fondate hanno fatto spallucce con tanto di “me ne frego”. Probabilmente, tra qualche settimana i due ascari del governo pentaleghista dovranno ricredersi, specie quando le banche inizieranno a stringere nuovamente i cordoni del credito all’impresa e alle famiglie, oppure ad assistere al rialzo dei tassid’interesse sui mutui casa e al calo dei consumi che già ora sono a livello di stagnazione. E decisamente brutto sarebbe se arrivasse anche il declassamento da parte delle società di rating dell’affidabilità dello Stato italiano.

Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Si potrebbe indulgere nel fatto che entrambi sono dei giovani pivelli senza alcuna esperienza di governo nazionale e come tali potrebbero in parte essere scusati. Ma proseguire sulla strada della salvimaionomics che prevede la spesa delle (poche) risorse disponibili per fare (tanta) spesa allegra, ad iniziare dal reddito di cittadinanza (privilegia la spesa per l’assistenzialismo a nullafacenti, zingari ed immigrati vari a danno di chi lavora) e dall’ammorbidimento dei vicoli al pensionamento piuttosto che investire su voci che assicurano una reale frustata all’economia e al conseguente sviluppo è degno da apprendisti stregoni, solo che qui manca la pietra filosofale. Semmai, invece di trasformare in oro quel che toccano, il rischio e che i Due ascari del governoportino solo danni a famiglie ed imprese.

Soprattutto al Nord Italia, il mondo dell’economia si domanda dove si vuole andare. Le promesse che hanno incoronato Salvini e il centro destra alla maggioranza relativa dei consensi del Paese erano verso una riduzione della tassazione, il taglio alla burocrazia, più infrastrutture. Tutte cose evaporate come neve al sole. E brucia il fatto che le tasse rimarranno invariate se non in leggera crescita, visto che oltre ad avere definitivamente abrogato l’Ire (mai entrata in vigore), saranno tagliate anche alcune deduzioni che oggi abbattono i costi dell’impresa. Per non dire della “flat tax” le cui modalità di applicazione sono particolarmente vincolanti e finiranno per non agevolare lo sviluppo.

Continuare ad agire come si è fatto in questi primi mesi di governo il rischio di andare a schiantarsi è sempre più forte e, una volta rotto il giocattolo, non è detto che Di Maio e Salvini riescano a rimetterne assieme i cocci. Anche illudersi che il risultato dei sondaggisiano trasferibili nella realtà ce ne corre, la gente oggi vota più con il portafoglio che con il cuore e qualcuno potrebbe averne delle amare sorprese.

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