Società Filarmonica di Trento, riprende la Stagione dei concerti con “Il Pomo d’oro”

Venerdì 12 ottobre il celebre ensemble accompagnato dalla soprano Francesca Aspromonte. 

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La Stagione dei concerti della Società Filarmonica di Trento riprende venerdì 12 ottobre (ore 20.30) con la programmazione autunnale con un evento di sicuro interesse con protagonista l’orchestra Il Pomo d’oro, ensemble fondata nel 2012 raccogliendo i migliori interpreti a livello internazionale. È un ensemble di qualità che combina conoscenza stilistica, tecnica ed entusiasmo artistico.

Dal 2016 è guidato dal russo Maxim Emelyanychev, clavicembalista, pianista e cornettista. L’orchestra si dedica alla riscoperta e alla registrazione dei capolavori musicali del periodo Barocco, Classico e Belcantistico, collaborando con cantanti affermati a livello internazionale. Direttori ospiti sono Enrico Onofri, Stefano Montanari e Francesco Corti. Ad oggi ha registrato un’ampia varietà di musica strumentale e vocale, riproposta in sale come Wigmore Hall, Theater an der Wien, Théâtre des Champs Elysées, Carnegie Hall, Concertgebouw. Per le sue produzioni l’orchestra si è meritata numerosi premi, dal Diapason d’or al Grammophon Award. Il nome richiama il titolo di un’opera di MarcAntonio Cesti, scritta a Vienna nel 1666 per le nozze dell’Imperatore Leopoldo I.

Dopo gli studi di pianoforte e clavicembalo, Francesca Aspromonte, classe 1991, ha intrapreso lo studio del canto con Maria Pia Piscitelli diplomandosi al Mozarteum di Salisburgo. Allieva successivamente dell’Opera Studio di Renata Scotto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si è specializzata con Barbara Bonney, Luciana Serra e Gloria Banditelli. Con Sir John Eliot Gardiner, Leonardo Garcia Alarcon, Stefano Montanari, Chrostophe Rousset… si è esibita in teatri e sale da concerto come l’Opéra Royal de Versailles, Opéra di Vichy, Parco della Musica (Roma), Bozar di Bruxelles, Opéra National di Montpellier e festival come Aix-en-Provence. Enrico Onofri è nato a Ravenna. Ancora studente veniva invitato da Jordi Savall quale primo violino de La Capilla Reial. Da allora ha diretto alcuni dei gruppi più prestigiosi di musica barocca collaborando con artisti quali Cecilia Bartoli, Harnoncourt e Leonhard. Dal 1987 al 2010 è stato concertmaster e solista de’ Il Giardino Armonico.

Al contrario di quanto molti potrebbero credere, il genere operistico non nacque nei teatri, né dall’idea di un qualche scaltro impresario in cerca di un nuovo business; il dramma musicale, o per meglio dire, il recitar cantando fu al suo inizio piuttosto un esperimento filologico di una cerchia di intellettuali fiorentini che erano soliti riunirsi nella dimora del conte Bardi. La Camerata – come il gruppo fu poi chiamato – si proponeva di riportare in vita lo spirito della tragedia greca, che loro ritenevano essere recitata cantando, in drammi mitologici in lingua poetica italiana.

Rinuccini e Caccini, membri della Camerata, furono i primi a realizzare in parole e in musica l’ambizione teorica dei compagni. Ma sarà L’Orfeo di Monteverdi e Striggio a dover passare alla storia: la sua rappresentazione al Palazzo Ducale dei Gonzaga nel 1607 vale come atto di nascita dell’opera. In questa “favola in musica” si dispiegano difatti per la prima volta tutte le potenzialità espressive del recitar cantando.

Se Caccini ebbe il merito della sperimentazione e Monteverdi quello del perfezionamento drammatico, il merito della divulgazione spetta però a Cavalli, che riuscì a trasformare – grazie alla lungimiranza di impresari veneziani – quello che era un divertissement di corte in un lucrativo intrattenimento borghese. Da questo momento in poi il dramma musicale rimarrà soggetto ai cambiamenti delle mode, dell’umore del pubblico pagante e soprattutto dei cantanti, divenuti nella seconda metà del XVII secolo veri e propri idoli.

La nascita di un siffatto star system provocò cambiamenti non solo sulla qualità del dramma stesso – riducendo spesso le storie a banali canovacci incentrati sulla primadonna – ma anche sulla forma: è per venir incontro alle esigenze narcisistiche dei cantanti che si sviluppò il numero chiuso, ovvero l’aria, che rimarrà pietra angolare del genere per i due secoli a venire.

 

Programma

 

C. Monteverdi (1567-1643)

Toccata & Prologo da L’Orfeo, La Musica: “Dal mio Permesso amato”

G. Caccini (1551-1618)

Prologo da L’Euridice, La Tragedia: “Io, che d’alti sospir”

F. Cavalli (1602-1676)

Sinfonia & Prologo da Didone, Iride: “Caduta è Troia”

Prologo da Eritrea, Iride: “Ne le grotte arimaspe”

D. Castello (1590-1658)

Sonata Decimasesta a quattro per stromenti d’arco

B. Ferrari (1603-1681)

Ciaccona per voci e strumenti, “Amanti, io vi so dire”

L. Rossi (1597-1653)

Prologo da Il Palazzo di Atlante, La Pittura: “Vaghi rivi”

A. Stradella (1639-1682)

Sinfonia in la minore per due violini e continuo

Prologo per musica da La pace incatenata, La Pace: “Con meste luci”

A. Scarlatti (1660-1725)

Sinfonia & Prologo da La Rosaura, Venere: “Cessate o fulmini!”

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