Veneto Terra di Pace: la dichiarazione firmata a Villa Giusti di Padova dove cent’anni fa fu firmato l’armistizio con cui si concluse la Grande Guerra

Presenti all’evento il presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, l’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari, e il ministro agli affari regionali ed autonomie, Erika Stefani. 

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Veneto “Terra di Pace”

Ora è un prezioso documento d’archivio conservato in una teca, ma quelle stesse pagine ingiallite dal tempo, sulle quali è scritto uno dei momenti cruciali della storia italiana e dell’Europa, esattamente un secolo fa, poggiavano sulla medesima tovaglia macchiata che ancor oggi avvolge il tavolo rotondo attorno al quale uomini potenti sedettero per discutere le condizioni che portarono alla fine del primo drammatico, sanguinoso e inumano conflitto mondiale.

Provoca emozione vedere da vicino l’originale di quel trattato, uscito per la prima volta dall’Archivio Storico dello Stato Maggioredell’Esercito, grazie alla collaborazione del ministero Affari esteri e cooperazione internazionale, proprio nel luogo dove fu firmato, il 3 novembre 1918, alle ore 18.39, nella sala del primo piano di Villa Giusti a Padova, rimasta praticamente la stessa di un secolo fa e chiamata da allora la “Sala dell’Armistizio”.

Proprio in queste stanze, permeate di memoria, la Regione del Veneto ha voluto celebrare un evento che le numerose autorità convenute, alla presenza del ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani, hanno definito di grande valenza simbolica: la sottoscrizione del documento che dichiara il Veneto Terra di Pace.

Nel documento, firmato dalle università venete, dall’ANCI, dai comuni capoluogo di provincia e dalla Conferenza Episcopale Triveneto, e che sarà inviato agli Stati che hanno combattuto nella prima guerra mondiale, si «dichiara solennemente il Veneto Terra di Pace, per l’alto valore simbolico conferito al territorio veneto dalle testimonianze storiche della Grande Guerra, che fu il primo conflitto di dimensioni mondiali, e fra i più atroci subiti dall’intera umanità».

«Una dichiarazione che vuole essere soprattutto un messaggio di convivenza tra i popoli, indirizzato a tutto il mondo, da tramandare alle future generazioni – ha esordito l’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari – che nasce dalla sensibilitàdell’intero Consiglio regionale del Veneto che con legge regionale dello scorso ottobre ne ha disposto l’adozione. Il ricordo della Grande Guerra è ancora presente e vivo nelle nostre genti e quel tragico conflitto ha lasciato nel Veneto segni indelebili – ha sottolineato Corazzari, dopo aver ringraziato tutti coloro i quali hanno reso possibile l’iniziativa che ha coinvolto numerosi enti e istituzioni –. Abbiamo riscontrato in questi anni di celebrazioni del centenario un diffuso interesse per quanto accadde tra 1915 e il 1918, anche tra i giovani. Un interesse storico e culturale quanto mai attuale per l’eredità che ci ha lasciato. I luoghi della memoria sono sparsi in tutto il territorio regionale e noi abbiamo cercato di recuperarli e valorizzarli: i percorsi che abbiamo creato tra trincee, sacrari, monumenti, musei e altre testimonianze, consentono di comprendere, quasi di toccare con mano le tragiche vicende di quel conflitto e le conseguenze che hanno avuto nella nostra società attuale. Questo è il modo più corretto per ricordare la Grande Guerra: nel fango delle trincee si è formata la sofferta unità del nostro Paese e  quell’immane sacrificio di vite umane ha fatto emergere valori, come quello della pace, che rappresentano un patrimonio inestimabile».

Dopo il sindaco di Padova, Sergio Giordani, il presidente dell’Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, il rappresentante della Conferenza Episcopale del Triveneto, don Marco Cagol, è intervenuto il presidentedel Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, il quale ha evidenziato come il Veneto «fu l’unica regione italiana nella quale la Grande Guerra venne combattuta dal primo all’ultimo giorno, investendo non solo i campi di battaglia, ma anche la pianura e le città», tra cui, ha ricordato il presidente, la stessa Padova, che pagò con il più alto numero di vittime civili a causa delle incursioni aeree.

«Oggi siamo qui per dare concretezza alla Legge 35 che ha avuto come primo firmatario e relatore il collega Claudio Senigaglia – ha sottolineato Ciambetti – ma questa è anche l’occasione per ricordare lo spirito di servizio di 6.500 soldati italiani impegnati nelle missioni di pace in tutto il mondo sotto la bandiera dell’Onu e l’opera preziosa di soccorso a favore della popolazione che gli uomini e donne dell’esercito e delle diverse Armi, insieme a quelli della Protezione Civile, stanno svolgendo proprio in questi giorni nelle località martoriate dal maltempo».

«Oggi ricordiamo una guerra ma parliamo di pace – ha evidenziato nell’intervento di chiusura il ministro Erika Stefani –. La guerra viene spesso evocata attraverso episodi di eroismo, ma è soprattutto morte e distruzione e credo sia più giusto raccontarla senza retorica, per quello che davvero ha significato dal punto di vista umano vivere quel dramma. Non perdere la memoria significa non solo ricordare cos’è stato quel conflitto, ma riflettere sul valore della pace, come la Regione ha fatto. Nel Veneto esiste storicamente una cultura di accoglienza e di solidarietà sociale – ha concluso Stefani – e il suo associazionismo forte e diffuso testimonia una capacità di includere piuttosto che di escludere. Dichiarazioni come quella che si firmano qui oggi dovrebbe farle proprie anche la politica, perché il processo di pace nasce da una “cultura quotidiana della pace” che significa capacità di risoluzione dei conflitti, significa lavorare per la mediazione, per gli accordi: questi non sono disvalori, nonostante l’accezione negativa che spesso ad essi viene data in politica. Anche se dialogare è più difficile che litigare, dobbiamo farlo, come questa giornata ci insegna».

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