Dal 16 al 30 novembre il Veneto versa a Roma tasse per 5 miliardi di euro

Valerio (Confapi Padova): «in pratica in 15 giorni pagheremo il reddito di cittadinanza all’intero Sud».

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Puntuale come le tasse. È una frase ormai entrata nel lessico comune e acquista maggior senso proprio in questo periodo dell’anno. La data che imprenditori e comuni cittadini devono annotarsi, stavolta, è venerdì 16 novembre. Da quel giorno, e per due settimane, si condenseranno alcune delle più pesanti scadenze fiscali e tributarie per i contribuenti italiani. Si comincerà con il versamento dell’Iva per il mese di ottobre e per il terzo trimestre dell’anno e il versamento delle ritenute Irpef di dipendenti e collaboratori. E si arriverà a venerdì 30 novembre, quando occorrerà provvedere agli acconti Irpef, Ires e Irap e all’invio telematico del modello “Uniemens”.

Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Economia e delle Finanze, le casse dello Stato incasseranno 57 miliardi di euro, circa 2 miliardi in più rispetto al 2017. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, considerata l’incidenza del Pil locale rapportato a quello nazionale, ha stimato che il peso che graverà sui contribuenti veneti a novembre sarà di circa 5,25 miliardi, mentre quello sui contribuenti padovani sarà di un miliardo e 39 milioni, considerando nell’insieme imprese, lavoratori dipendenti e possessori di altri redditi.

Nello specifico, la voce che inciderà di più sulle tasse dei Veneti è quella relativa alla liquidazione dell’Iva (1.380 milioni), seguita dall’acconto Ires (1.288 milioni) e dalle ritenute su dipendenti e collaboratori (1.058).

Cosa si sarebbe potuto fare con queste tasse versate dai contribuenti del Veneto alle casse dello Stato? Ad esempio, finanziare interamente per due volte i 2.258 milioni di euro i lavori della Pedemontana, il più grande cantiere aperto oggi in Italia. O coprire dieci volte la cifra destinata alle famiglie della regione che soddisfano i requisiti per il reddito di cittadinanza, che, stando ai parametri che sembra saranno adottati, sono il 5,8% di quelle dell’intera Italia. O, sempre per restare sul tema reddito di cittadinanza, considerato che per la misura saranno nel complesso stanziati 9 miliardi di euro e che le famiglie con i requisiti di ammissione sono per il 48,6% localizzate al Sud e nelle Isole, è come se i soldi dei contribuenti Veneti coprissero interamente la quota loro destinata.

«Ovviamente i calcoli relativi a cosa si sarebbe potuto fare con le tasse versate sono solo provocazioni, ma, se chiamiamo in causa il reddito di cittadinanza, è per sottolineare come con questa misura si vadano a trasferire risorse da chi lavora a chi non lavora e quanto sia evidente la sproporzione tra il contributo del Veneto alle casse dello Stato e il ritorno al territorio. Non solo: il problema è che alla pressione dell’Erario si aggiunge quella della burocrazia – afferma Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova -. Cito quanto fatto notare dalla Confederazione in una recente audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati: nel rapporto internazionale che misura la “facilità” del sistema fiscale l’Italia si classifica ultima in Europa e 141a nel mondo. Un imprenditore italiano medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, 6 in più di un suo collega tedesco, 7 in più di un inglese, di uno spagnolo o di un francese e 9 in più di uno svedese. Impieghiamo in media 238 ore annue per pagare le imposte, il 46% in più della media Ocse. Ecco: sono costi, tempo e risorse sottratte all’attività d’impresa».

La semplificazione si ottiene attraverso una revisione profonda e razionale del sistema fiscale. «Ad esempio, la base imponibile Irap è ormai molto simile a quella Ires e l’Irap e si configura sempre più come una addizionale dell’Ires. Una semplificazione potrebbe essere l’eliminazione della dichiarazione Irap e degli adempimenti connessi e la sua trasformazione in una percentuale aggiuntiva dell’Ires – sottolinea Valerio -. Nonostante alcuni interventi di razionalizzazione e snellimento che si sono realizzati negli ultimi anni, il numero dei tributi è tutt’ora troppo elevato e determina un aggravio di costi sia per le imprese che rappresentiamo sia per la stessa pubblica amministrazione che deve gestirli. Per cui occorre realizzare, innanzitutto, una riduzione quantitativa degli stessi individuando due soli enti impositori, uno a livello nazionale e uno a livello regionale».

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