Bill Frisell conquista Sacile

Successo per il recital solistico del musicista all’interno della manifestazione “Il volo del Jazz”. Di Giovanni Greto 

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bill frisell
Foto Luca A. d'Agostino/Phocus Agency

Quando musica ed interpreti sono di assoluto valore, si rimarrebbe ore ed ore ad ascoltare. Quando poi il musicista si esibisce da solo, mettendosi, per così dire a nudo, se ne comprende maggiormente il carattere: ad occhi chiusi, basta un tocco e subito si capisce che chi sta suonando è Bill Frisell.

L’artista e compositore ha conquistato la platea del teatro Zancanaro di Sacile (PN), per uno degli appuntamenti più sentiti della variegata rassegnaIl volo del Jazz”, ideata dal circolo Controtempo. Con la chitarra che sembra una Fender Stratocaster, e invece no, ed una serie di scatoline a pavimento, timido in apparenza, quando sale sul palco, ha svolto una narrazione che il pubblico interiorizzava con soddisfazione.

In quasi 90 minuti, bis compresi, in sei momenti, Frisell ha inanellato una dozzina di canzoni, a partire da brani tradizionali come “Cluck old hen” e “Shenandoah”. Quest’ultima è molto tenera, melodica, tende a toccare il cuore di chi ascolta. E’ di facile presa senza cadere nell’ovvio o banale. Frisell a volte fa uso di loops in tempo reale ma, e sono i momenti migliori, spesso suona senza nessun tipo di sovrincisione , sonorità scarne ma veritiere e soprattutto di gusto personale.

Si percepiscono echi di Nino Rota, delle sue musiche per i film di Fellini. E ancora, effetti del canto di uccelli, per la prima volta inseriti dai Beatles nel disco “Revolver”. Riverberi e ritorni, suoni puri, qualche volta distorti, ma non troppo. L’amore per il Country, palesato nel citato “Cluck old den”, ma anche per il Jazz di Thelonious Monk, con l’esecuzione di due brani, “Misterioso” ed “Epistrophy”, che parecchi musicisti amano e continuano a riproporre in maniera personale, ogni volta diversa. Attinge ad una ballad di Billy Strayhorn, “Lush Life”, eseguita con affetto e propone una stupefacente “Follow your Heart”di John McLaughlin nel tempo inusuale di 7/4.

L’apertura alla world music è affidata a “Baba Drame” dell’africano Bouba Car Traore, confermando la curiosità di Frisell di scoprire nuove realtà musicali. Non poteva mancare il pop accattivante di Burt Bacharach, del quale il chitarrista sceglie di interpretare un tenero ¾, “What the World needs now”.

Due i brani originali per la scaletta friulana: l’antico “Rambler”, riproposto anche nell’ultimo CD “Music Is” e “Throughout”, dall’album “In line” del 1993. Non poteva mancare il tema principale di “Goldfinger”, arrivando così alle passioni per la musiche da film o le serie televisive. Ed ecco “When you wish upon a star”, tratto da “Pinocchio”, il cui ritornello è diventato il sottofondo del logo Disney. La versione di Frisell è intima e poetica. La platea, rapita, segue in silenzio, scoppiando in applausi ogni volta che una medley si conclude.

Frisell sorride, alza verticalmente la chitarra e se ne vorrebbe andare. Il calore del pubblico, i richiami ad alta voce lo inducono a rientrare. Come concludere? Con un brano tratto dal ricco songbook beatlesiano, “In my life”, eseguita in una dolce e stralunata circolarità, a basso volume, prestando massima attenzione alle dinamiche.

Qualche spettatore indugia sotto il palco, vorrebbe salutarlo, farsi firmare l’ultimo CD. Il camerino è off limits, tuttavia la manager protettiva, si fa dare il disco e lo riporta firmato al proprietario. Pazienza, forse Frisell teme assalti di affetto, forse i grandi teatri gli mettono soggezione.

Ciò che conta è stata la serata, rilassante, interessante ed istruttiva, non solo per i molti chitarristi accorsi allo Zancanaro.

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