L’acciaio del NordEst corre più veloce rispetto al resto d’Italia

Giro d’affari di 8,5 miliardi di euro nel 2017, in crescita a doppia cifra. Redditività in media migliore rispetto a quella nazionale. 

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Le imprese dell’acciaio del NordEst continuano a correre più veloce rispetto al resto d’Italia. Lo dicono i numeri contenuti in “Bilanci d’Acciaio2018, lo studio siderweb che ha fotografato la situazione economico-finanziaria della filiera siderurgica nazionaleattraverso l’analisi dei conti di oltre 4.000 imprese. Di questo si è parlato a Palazzo Bonin Longare, a Vicenza, durante il convegno “La siderurgia del NordEst e le sfide del mercato: bilanci e prospettive”, organizzato da siderweb in collaborazione con Confindustria Vicenza. Si è trattato della quarta e ultima tappa del progetto siderwebBilanci d’Acciaio”, il tour nazionale di presentazione dell’omonimo studio siderweb.

Anche per il Triveneto, così come per il resto del Paese, «il 2017 è stato un anno positivo. Il 2018 lo è stato fino al primo semestre, poi si è registrato un rallentamento. Ora parecchie ombre incombono sul 2019 – dichiara Emanuele Morandi, presidente di siderweb -. È preoccupante e i segnali di frenata della crescita non vanno sottovalutati, perché l’acciaio è la spina dorsale della catena del valore del sistema europeo e mondiale, fondamentale per la crescita del settore manifatturiero e meccanico, che trainano l’economia nazionale».

La filiera siderurgica del NordEst (Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige) presenta una situazione nel complesso «miglioreo uguale a quella nazionale, a

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Claudio Teodori, Università di Brescia

seconda dei comparti. Ha recuperato le minori performance di inizio triennio» ha spiegato Claudio Teodori, professore ordinario dell’Università degli Studi di Brescia, che con la propria presentazione ha declinato in chiave territoriale i risultati dello studio “Bilanci d’Acciaio”.

Da essi emerge che nel 2017 la filiera siderurgica del NordEst ha totalizzato un fatturato di poco meno di 8,5 miliardi di euro, in aumento a doppia cifra su base annua (circa il 27%). L’incidenza del valore aggiunto (1,5 miliardi di euro) sul fatturato si è ridotta rispetto al 2016, tornando sui valori di inizio triennio, ma mantenendosi di molto superiore a quelli nazionali.
L’utile netto ammonta a 261,3 milioni di euro, pure in aumento rispetto al 2016.

«L’88% delle imprese è in utile, contro il 72% del 2015». L’Ebitda (704 milioni di euro) secondo Teodori «si mantiene su livelli ancora moderati: il valore più alto è nella produzione, dove l’incidenza sul fatturato è del 10%, valore appena discreto».

Si è rilevata una discreta dipendenza dai finanziatori esterni, con tutti i comparti che hanno sfruttato la leva finanziaria in modo «più evidente rispetto al dato dell’acciaio italiano», in quanto «il rendimento degli investimenti è superiore al costo dei finanziamenti».
In generale, ha concluso Teodori, l’acciaio del NordEst ha confermato «il percorso virtuoso iniziato lo scorso anno, con livelli controllati di rischiosità operativa e finanziaria. La redditività è in genere migliore rispetto alla media nazionale, così come la sostenibilità economica del debito».

Il primo semestre 2018, con il rafforzamento del dollaro, ha visto esaurirsi la tendenza di crescita dei prezzi delle materie primeche era cominciata a inizio 2016. Lo ha spiegato Achille Fornasini, Partner & Chief Analyst di siderweb. Le quotazioni del

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Achille Fornasini siderweb

minerale di ferro, utilizzato nella produzione di acciaio con altoforno «hanno toccato il massimo nel primo trimestre 2017», per poi rimanere sui medesimi livelli, seppur con ampie oscillazioni, che anticipavano man mano i movimenti del carbone metallurgico. «Gli indicatori tecnici – ha detto l’analista – profilano il prossimo sviluppo di una flessione di entrambe le curve». Quanto al rottame, materia prima regina nell’elettrosiderurgia, nella seconda parte del mese quello proveniente dalla Turchia è tornato a tendere verso il basso, dopo i rialzi delle scorse settimane. Si prospettano «in calo» anche i prezzi dei coils e delle lamiere sul mercato nazionale. In «faticoso recupero» le quotazioni dei prodotti lunghi, dopo i ribassi diffusi della prima parte dell’anno.

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