Il futuro del Trentino passa anche attraverso la Valdastico

Indispensabile completare l’opera dopo decenni di attesa  Di Paolo Farinati, già assessore alle finanze, attività economiche e società partecipate della città di Rovereto 

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valdastico nord fine autostrada piovene

La nuova giunta provinciale di Trento presieduta da Maurizio Fugatti ha sdoganato il completamento dell’autostrada A31 della Valdastico, attualmente ferma a Piovene Rocchete nell’alto Vicentino. E ha fatto bene, in quanto a mio avviso il futuro del Trentino passa anche attraverso la Valdastico che, anche secondo il neo presidente Fugatti, dovrebbe congiungersi ad A22 all’altezza del casello di Rovereto Sud.

Su questa infrastruttura la comunità trentina si è da sempre divisa. Chi ne è contrario pone rispettabilmente sul tavolo rischi e criticità legate al traffico, all’inquinamento, ai danni alle sorgenti idriche, alla lungaggine e all’impatto dei lavori e altro. Il tutto, però, senza mai, o quasi mai, valutare le eventuali positività dell’opera in chiave economica, sociale e culturale.

Ho sempre affermato e spiegato la mia posizione favorevole al collegamento con il Veneto, partendo sempre col ragionare sulle criticità sopra esposte. Il progresso tecnologico oggi ha ridotto notevolmente l’inquinamento atmosferico e acustico del traffico, anche di quello più pesante. Non dovremo aspettare troppo anni per avere veicoli (automobili e motrici dei camion) ibridi o totalmente elettrici (le grandi case, specialmente quelle del centro e del Nord Europa, sono pressoché pronte). Considerati i tempi di eventuale realizzazione del tratto autostradale in questione, possiamo essere certi che allora il parco veicoli sarà nella maggioranza ecologicamente sostenibile.

Sull’impatto dei lavori non vi è dubbio che l’opera, essendo in gran parte in galleria, provocherà sicuramente dei disagi, ma al tempo stesso fornirà un’enorme quantità di ottimo materiale inerte dalle montagne, che sarà riutilizzato in gran parte per i conglomerati cementizi della stessa opera oltre che per altre infrastrutture senza la necessità di aprire nuove cave.

Il delicato tema delle sorgenti idriche dovrà certamente essere affrontato con la massima attenzione e responsabilità. Anche qui i progressi della geologia moderna ci offrono importanti risposte e ci pongono più sereni innanzi a scelte delicate come questa.

Ora è giusto parlare dei vantaggi derivanti al Trentino dal completamento dell’autostrada della Valdastico, quelli che almeno io vedo. Prima, però, voglio porre in evidenza lo storico disagio della nostra comunità trentina all’apertura, al contagio con altre genti, al rapporto quotidiano con territori diversi anche se assai vicini. Non lo chiamo difetto, ma disagio, anche perché con l’andar degli anni si è un po’ mitigato grazie alle industrie, all’università, ai centri di ricerca, al turismo, ai nostri musei. Ma tuttavia permane una certa difficoltà psicologica, che la politica, o almeno una certa politica, ha fatto propria anche per meri scopi elettorali.

Cosa c’entra il Trentino con il Veneto? Ho sentito spesso in alcuni dibattiti pubblici. Beh, basterebbe ricordare e studiare la storia per comprendere il peso economico e sociale delle genti venete sui nostri borghi. E non solo con la lontana Repubblica di Venezia, ma anche dopo e pure oggigiorno.

Desidero ricordare che nel 2017 il PIL del Veneto è stato pari a circa 157 miliardi di euro pari a 31.800 pro capite, secondo solo alla Lombardia, quello del Trentino a circa 19,5 miliardi di euro pari a 34.800 pro capite, quello dell’Alto Adige a circa 22,5 miliardi di euro pari a 42.200 pro capite. Ciò dimostra che se i nostri vicini cugini sudtirolesi hanno saputo e sanno costruirsi il proprio benessere anche con un’economia molto competitiva, che guarda principalmente verso il mondo tedesco, il Trentino dovrà necessariamente guardare a Sud e a SudEst per garantirsi anche in futuro una buona qualità di vita.

Aggiungo che nel Veneto il numero di imprese e la loro dinamicità è impressionante rispetto al quadro nazionale. Ne dobbiamo avere paura? Io dico di no! Bensì coglierne i vantaggi con il nostro paesaggio (turismo), la nostra università, le nostre imprese altamente tecnologiche. Avere a meno di 50 km un’area produttiva come quella dell’Alto Vicentino può darci un vantaggio competitivo non indifferente. Anche in termini occupazionali per i nostri giovani che già ora vanno numerosi a lavorare in Alto Adige.

Dobbiamo sapere che il Veneto che ci fa tanta paura ha dato i natali ad artisti e talenti quali Tiziano, Giorgione, Tiepolo, Tintoretto, Veronese, Marco Polo, Andrea Palladio, Monteverdi, Antonio Vivaldi, Emilio Salgari, Mario Rigoni Stern, Luigi Meneghello e moltissimi altri. Abbiamo il timore di essere contagiati da questa cultura universale? Io mi auguro di no! Le vie di comunicazione hanno sempre, e dico sempre, creato sviluppo e benessere, sia economico che culturale. E così sarà pure con l’autostrada della Valdastico!

Qui pongo tre ultimi ragionamenti, facendo mia la teoria delle “Tre T”  del professor Richard Florida. Le “Tre T” del noto studioso statunitense stanno per “Tolleranza”, “Tecnologia” e “Talento”. Sono le variabili che stanno alla base dello sviluppo e del benessere di ogni comunità, piccola o grande che sia, e ovunque essa si trovi.

Con la Tolleranza si vuole evidenziare la capacità di apertura e di accoglienza propria di una comunità. Qui anche il nostro Trentino, dopo essere stato per secoli terra di emigrazione, ha da decenni saputo offrire lavoro e serenità anche a migliaia di persone venute da lontano. Lo ha fatto con grande rispetto, con grande generosità, aprendosi anche culturalmente agli altri, sapendo che ciò è un valore aggiunto in una logica di convivenza ormai necessariamente globale. Questo ha portato a rendere più competitive anche le nostre aziende, a renderle progressivamente più internazionali. Il potersi collegare a realtà economiche e sociali quali quelle del NordEstitaliano, che sono da secoli capaci di confrontarsi con il mondo intero e che da decenni rappresentano un “modello” tra i più studiati in Europa e non solo, lo voglio leggere come una storica opportunità. Il voler portare a meno di 50 chilometri autostradali, dagli attuali quasi 200 (via Vicenza e Verona), la distanza che potrebbe unire la Vallagarina all’area di Schio, Valdagno, Thiene e oltre, non può che costituire un enorme vantaggio, e non solo in termini di competitività economica. E’ anche un fatto di tolleranza ambientale, laddove il 70 % di quei meno di 50 chilometri saranno quasi tutti in galleria, togliendoci la visione e l’inquinamento delle migliaia di camion giornalieri in transito lungo l’asta dell’Adige, e in Vallagarina in particolare.

Con la Tecnologia è evidente che si dà credito alla capacità dell’essere umano nel pensare e nell’inventare via via nei secoli, grazie alla sua intelligenza, alle sue passioni, al suo coraggio. La Tecnologia ci permette oggigiorno di rendere progressivamente il nostro benessere più sostenibile: accanto allo sviluppo della ricerca medica, che ha allungato significativamente la nostra speranza di vita, pensiamo a cosa abbiamo fatto e stiamo facendo nel campo delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dei collegamenti ormai globali nelle telecomunicazioni e così via. Le nostre aziende non possono permettersi di non innovare, per loro le nuove tecnologie sono fonte di vita e di crescita, in ogni settore merceologico ed in ogni luogo. Il Trentino, come comunità economica e, quindi, anche della conoscenza, ha saputo investire e crescere in ricerca e innovazione. Molte nostre aziende garantiscono migliaia di posti di lavoro, altamente professionalizzati, grazie a queste precise scelte. La Tecnologia, oggi, ci permette di pensare, progettare e realizzare anche infrastrutture stradali, e non solo, in maniera ecocompatibile. Anzi, migliorando in maniera oggettiva il nostro prezioso paesaggio trentino, per molti aspetti unico, e per questo visitato da tutto il mondo con ampie ricadute sulla nostra comunità. La Tecnologia, inoltre, può crescere ulteriormente nelle nostre aziende, se queste ultime sono poste quotidianamente in concorrenza con quelle di realtà vicine a noi. E con la concorrenza, la storia ce lo conferma, ne beneficia la qualità dei prodotti e dei servizi offerti e, quindi,  noi cittadini-consumatori ne veniamo indiscutibilmente a beneficiare.

Il Talento, delle persone evidentemente, può nascere in Trentino, ma anche in altri territori. Dobbiamo sapercelo meritare. Dando le giuste e meritate chance ai nostri giovani, ma sapendo anche importare i talenti altrui con scelte di qualità della vita. Lo scambio di esperienze diventa, in tal senso, una variabile determinante per garantirci tutto questo. Il Trentino può vantare molti vantaggi competitivi  negli ambiti della conoscenza e dell’applicazione di questa nei processi di ricerca e di produzione. Ma non dobbiamo fermarci, non ci è concesso di vivere di rendita. I nostri giovani avranno più opportunità se potranno spostarsi velocemente e in maniera rispettosa dell’ambiente che li circonda. Avendo l’occasione di giocarsi la propria professionalità, stante la riconosciuta qualità delle nostre scuole, anche verso il NordEst, raggiungendolo in poco meno di mezz’ora, laddove vi sono molti che, anche per lavorare, devono “perdere” più ore di viaggio e, quindi, “produrre” più ore d’inquinamento.

Anche in nome della Tolleranza, della Tecnologia e del Talento, oggi l’essere contrari al completamento della Valdastico verso il Trentino, assume il significato di un infausto rifiuto di un sostenibile collegamento con altre interessanti vicine comunità italiane, ma anche con sempre più dinamiche realtà del più vicino Est europeo. Dire no ai meno di 50 Km della parte nord dell’autostrada della Valdastico, evidenzia l’assenza di una visione ampia e moderna da proporre alla nostra comunità trentina, come pure una miopia politico-amministrativa che ricadrà in maniera esiziale soprattutto sulle nostre aziende, sui nostri figli e sui nostri nipoti.

Dire no al completamento verso nord della A31 della Valdastico, equivale a privare di una storica opportunità di sviluppo e di benessere la nostra comunità trentina. La quale, seppur lentamente, ha saputo aprirsi nel tempo con intelligenza e profitto a mondi e genti vicini e lontani.