Appalti è ora di cambiare per evitare il tracollo delle imprese

Cna: «necessario riformare la riforma. Per le piccole imprese la situazione ormai è insostenibile». 

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In occasione dell’audizione conoscitiva sugli appalti presso la Commissione lavori pubblici del Senato, la Cna ha chiesto una sostanziale rivisitazione dell’attuale normativa, effettuando una riforma della riforma.

«E’ arrivato il momento di fare un “tagliandoradicale alla legge sugli appalti, anche se sono passati appena un paio di annidall’ultima approfondita revisione. Poco più di due anni fa, anche in sintonia con le indicazioni dell’Europa, si era scelta la strada della valorizzazione del ruolo delle piccole imprese e della semplificazione delle regole, nel senso di alleggerire il carico burocratico di tutti i documenti necessari per concorrere ad una gara di appalto e della riduzione progressiva dell’importo delle gare.

Parole al vento – sottolinea Cna in una nota -. Negli ultimi quattro anni l’importo medio dei lotti è cresciuto quasi del 30% e del 70% dal 2011 ad oggi. Una situazione insostenibile per le piccole imprese e uno schiaffo quotidiano alla libera concorrenza. Una “legge del più forte” applicata ogni giorno inesorabilmente».

Nel settore dei lavori, oltre il 50% del mercato è occupato da appalti di valore superiore ai 5 milioni di euro. Solo il 30% riguarda bandi inferiori a 1 milione di euro. Nei servizi il 46% supera i 25 milioni e solo il 15% è inferiore a 1 milione. Nella fornitura il 56% supera i 25 milioni e solo il 15% è inferiore a 1 milione.

Secondo la Cna «bisognerà affrontare e risolvere, anche il problema del rafforzamento delle competenze e delle professionalità delle stazioni appaltanti. Le direttive dell’Europa segnalavano la necessità di creare lotti piccoli per favorire l’accesso alle gare delle piccole e medie imprese? Totalmente disattese. Nel 2011 il valore medio dei lotti era di circa 601.000 euro, oggi supera il milione di euro: un aumento del 68,5% in sei anni. Sono medie, ovviamente, ma chiunque si può rendere conto facilmente che le stazioni appaltanti sono andate contromano rispetto alle indicazioni del legislatore. In queste condizioni, senza robusti ed efficaci interventi, gli appalti della pubblica amministrazione resteranno per sempre una riserva privata per meno del 5% delle imprese».

«E’ necessario un confronto vero con il Governo e con tutti i protagonisti che affermi i principi generali e che li traduca in azioni coerenti e vincolanti – ribadiscono gli artigiani -. La “Cabina di regia” per la riforma degli appalti, che dovrà vedere il coinvolgimento pieno delle associazioni maggiormente rappresentative delle imprese, è sicuramente uno strumento utile se messo in condizione di funzionare. Dobbiamo essere in grado di ridurre drasticamente la distanza che oggi passa fra i buoni propositi e la realtà quotidiana degli appalti e dei lotti».

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