Regalo di Natale per la Sicilia: 2 miliardi di fondi freschi da Roma

Mentre al Nord vige la politica della lesina. Anche per l’autonomia di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. 

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In Italia esistono figli e figliastri, con regali e prebende per i primi e oneri e tasse per i secondi: tra i primi c’è sicuramente la regione Sicilia che, invece del doveroso commissariamento senza scadenza che avrebbe dovuto ricevere già da anni nel tentativo di rimettere in linea di galleggiamento i conti e le possibilità di crescita della disastrata Trinacria, sotto l’albero di Natale, ben incartato nelle pieghe del maxiemendamento della legge di Bilancio 2019, trova un bel regalo di 2 miliardi di euro, erogati munificamente per coprire i buchi storici nel bilancio della regione e dei suoi enti locali.

Mentre nelle regioni autonome del NordEst si devono fare i conti con gli effetti indotti dalla legge di Bilancio 2019 che porteranno meno entrate nei rispettivi bilanci, a Palermo e dintorni accade giusto il contrario. Una bella pioggia di quattrini prelevati direttamente dai maggiori contributori nazionali, ad iniziare da quel Veneto e Lombardia (oltre che l’Emilia Romagna) cui Roma fa di tutto per non soddisfare la volontà popolare autonomista sancita dal risultato referendario di oltre un anno fa.

Tra i regali portati da Roma a Palermo, la possibilità di diluire il debito isolano in 30 anni invece dei canonici 3. C’è poi la facoltà di trattenere sull’isola tutto il gettito derivante dalle marche da bollo (360 milioni di euro). Per non dire delle prebende per l’esercito dei 19.000 forestali e dei 20.000 dipendenti della Regione, oltre a quei lavoratori socialmente utili che sono tali da almeno trent’anni. Altri 540 milioni arriveranno per le spese di manutenzione straordinaria delle strade e delle scuole che le ex province non riescono ad eseguire per mancanza di fondi. Tutte cose che per le strade e le scuole del NordEst devono pensarci direttamente gli enti locali.

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