Manovra 2019 porta con sé 12,9 miliardi di nuove tasse

I calcoli effettuati dall’Ufficio Studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili sul triennio 2019-2021. 

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manovra 2019

Secondo i calcoli dell’Ufficio Studi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, la manovra 2019 del bilancio dello stato appena varata stima, dal punto di vista della pressione fiscale un saldo netto di 12,9 miliardi di maggiori entrate tributarie sul triennio 2019-2021, smentendo così le dichiarazioni fatte dal premier Giuseppe Conte in occasione della conferenza stampa di fine anno.

Nel dettaglio della manovra 2019, secondo i commercialisti, 7,3 miliardi di maggiori entrate arriveranno dai contribuenti non in regola con il Fisco che utilizzeranno una delle numerose forme di regolarizzazione agevolata previste nel decreto fiscale e il “saldo e stralcio” inserito nella legge di bilancio, nonché da imprese e persone fisiche che sceglieranno volontariamente di avvalersi di regimi opzionali di rivalutazione o estromissione fiscale dei beni.

12,4 miliardi saranno invece le vere e proprie maggiori tasse applicate su banche e assicurazioni (5,6 miliardi) che inevitabilmente si riverseranno sui consumatori dei relativi servizi, sulle imprese in generale (2,4 miliardi), sul settore del gioco d’azzardo (2,1 miliardi), sui grandi gruppi dell’economia digitale (1,3 miliardi), sui consumatori (0,6 miliardi) e sugli enti del non profit (0,4 miliardi).

Infine, dopo le brutte notizie, la manovra 2019 contiene 6,8 miliardi di riduzione del prelievo fiscale, concentrate essenzialmente sulla ridotta platea delle partite IVA individuali (-4,8 miliardi) e sul settore immobiliare, dell’edilizia e degli interventi sulla casa in generale (-1,8 miliardi), cui si aggiungono alcuni altri interventi marginali (-0,2 miliardi).

Resta naturalmente l’incognita della tassazione locale, posto che la manovra non conferma il blocco in essere ormai da tre anni (2016-2018) degli aumenti delle aliquote IRAP, IMU, TASI e addizionali regionali e comunali all’IRPEF, oltre a consentire espressamenteaumenti fino al 50% dell’imposta comunale sulla pubblicità e sulle pubbliche affissioni. E molti medi e piccoli comuni specie del Nord Italia hanno già predisposto gli atti per ritoccare al rialzo il gettito tributario di loro competenza, anche perché la manovra di bilancio 2019 scarica sui comuni un conto di quasi 1,3 miliardi di euro. Lo stesso presidente dell’Anci, Antonio Decaro, afferma senza remore che le «maggiori tasse servono per coprire i buchi di bilancio derivanti dai tagli diretti o indiretti decisi dal Governo centrale». Sempre la solita storia che per abbellire la cassa nazionale il governo centrale fa strame di quelle degli enti locali, che alla fine finiscono sempre per rifarsi sui cittadini. Tanto varrebbe che fosse lo stesso governo del cambiamento a metterci la faccia scegliendo un percorso più trasparente ed onesto nei confronti dei contribuenti tutti.

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