La Borsa di Milano chiude il 2018 in perdita del 16%, ma con cedole record

Il rendimento dei titoli italiani è mediamente del 4,15%, tra i più altri delle borse europee. Per il 2019 attese al rialzo. A parte il rischio quotazione, le aziende della Borsa rendono più dei titoli di Stato. 

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2018 a due facce per la Borsa di Milano che ha chiuso l’anno borsistico con un calo delle quotazioni del 16,2% complice anche le turbolenze della politica e di certi annunci ministeriali che hanno contribuito a destabilizzare il mercato (un caso su tutti, quello relativo ad Atlantia e alle proposte di revoca della concessione autostradale da parte del ministero ai Trasporti). Ma non tutto è nero o grigio in Borsa: il 2018 ha evidenziato la capacità delle maggiori realtà di erogare ricche cedole ai propri azionisti, tanto che in molti casi hanno largamente superato il rendimento dei titoli pubblici.

Quanto ai corsi azionari, la Borsa di Milano è in buona compagnia con le sue maggiori “colleghe” europee, ad iniziare da quella tedesca che ha lasciato sul campo il 18,3%, puntuale testimonianza delle sempre più grandi difficoltà economiche nella locomotiva economica europea. La capitalizzazione di Milano è passata dai 644 miliardi di euro di fine 2017 ai 543 miliardi di fine 2018, mentre la media giornaliera degli scambi (2,5 miliardi di euro) è rimasta stabile con il numero dei contratti in crescita del 2,3%. Decisamente crollata la richiesta di capitali al mercato da parte delle aziende quotate: dai 21 miliardi di euro raccolti nel 2017 si è passati ad appena 2 miliardi dalle nuove 31 quotate, mentre gli aumenti di capitale hanno riguardato 22 operazioni per un controvalore di 2,2 miliardi di euro.

Delle 357 società quotate, la stragrande maggioranza è costituita da aziende di piccola e media taglia, puntuale testimonianza di un capitalismo italiano ancora fondato sulle iniziative delle famiglie, con il mercato Aim che conta ben 113 aziende.

Il ribasso delle quotazioni di mercato alla Borsa di Milano si è riflesso sul rendimento delle cedole erogate agli azionisti. Il rendimento medio ponderato dei 40 componenti del Ftse Mib sarebbe pari al 4,15% rispetto ai prezzi attuali, mentre era del 3,63% rispetto ai valori di inizio 2018. Stante il ribasso delle quotazioni, il 2019 potrebbe originare un rendimento medio rivisto al rialzo, attorno al 5% rispetto ad una media del 4,9 delle quotate spagnole, britanniche (5,17%), francesi (3,76%), tedesche (3,62%) e rispetto alla media europea (4,10%). Rendimenti che potrebbero nuovamente attrarre i piccoli investitori attratti da cedole più alte rispetto ai titoli di Stato e con la possibilità di arrotondare i guadagni se i corsi dei titoli dovessero volgere al rialzo.

Come al solito, molto dipenderà dalle scelte di fondo della politica e delle sue politiche di sostegno all’economia senza sgambetti. Le premesse contenute nella legge di bilancio 2019 appena approvate non sembrano delle migliori, ma potrebbe anche verificarsi una ripresa più forte del previsto, sempre che i corsi internazionali dell’economia non frenino troppo.

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