La manovra 2019 dello Stato “taglia” 70 milioni di entrate dalle casse della provincia di Trento

Fugatti: «nessun problema, sono soldi che rimangono nelle tasche dei cittadini». Polemica con l’ex presidente Rossi. Necessità di ricontrattare la partecipazione al risanamento dello Stato delle autonomie speciali virtuose.

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manovra 2019

Una “sorpresina” anche per le casse della provincia di Trento è contenuta nella manovra 2019 del bilancio dello Stato approvata letteralmente a scatola chiusa dal Parlamento. Il bilancio dell’Autonomia per il 2019 dovrà gestire 70 milioni di euro di minori entrate derivanti dall’introduzione della “flat tax” e della riduzione di altri balzelli decisi a livello centrale.

Un taglio non trascurabile, che va ad aggiungersi alla necessità di fronteggiare gli indennizzi per i danni del maltempo di fine ottobre 2018 che ha causato danni per circa un centinaio di milioni di euro, dei quali non si sa ancora se e quanto verranno coperti dall’intervento dello Stato.

Intanto, in vista della discussione dell’assestamento di bilancio previsto per il prossimo mese di febbraio, il presidente della Provincia,Maurizio Fugatti, ha predisposto una legge di variazione di bilancio che prevede tagli agli investimenti e alla spesa per fronteggiare i mancati introiti. Tagli criticati dall’ex presidente della Provincia, Ugo Rossi: «ci sono tagli per 20 milioni sull’edilizia scolastica, 57 sugli investimenti della sanità, 27 milioni in meno in ricerca e innovazione e tanti altri per un totale di 155,2 milioni. Non ci siamo». Rossi da tempo critica i contenuti della manovra finanziaria nazionale, che costerà al Trentino 70 milioni di gettito fiscale in meno, evidenziando come «per le regioni a statuto ordinario non cambia niente, ma per la nostra autonomia se calano le tasse calano anche le entrate della Provincia. L’effetto positivo di avere meno tasse per i contribuenti si riflette in una minore disponibilità dei conti pubblici».

Rossi propone anche una via d’uscita per evitare i tagli proposti soprattutto agli investimenti «ricorrendo al mercato del credito, facendo leva sul buon rating della Provincia e sul basso costo del denaro, oltre che sul ridotto livello d’indebitamento».

Proposta rispedita al mittente dal nuovo presidente leghista Fugatti: «se i cittadini e le imprese trentine pagano meno tasse credo che si debba per prima cosa essere contenti. Minori tasse significa anche maggiore capacità di spesa per i cittadini e stimolo per le aziende che vogliono investire. Quindi il meccanismo alla fine porta con sé spinte positive in termini di investimenti, consumi e conseguenti tasse pagate». Fugatti evidenzia inoltre come «dei 155 milioni di euro di riduzioni di stanziamenti sul triennio 2019-2021, circa 107 milioni non si tradurranno in minori investimenti, ma sono solo riprogrammazioni di spesa sugli esercizi successivi per interventi con lunghi tempi di realizzazione, ad iniziare dal Nuovo ospedale di Trento e del trasporto pubblico, oltre che di interventi minori che nel 2019 non potrebbero mai essere realizzati».

Il problema di fondo rimane la partecipazione al risanamento dei conti dello Stato da parte delle autonomie speciali, che negli anni scorsi hanno accettato pesanti sacrifici che non paiono essersi riverberati in una riduzione del deficit pubblico, visto che a Romahanno continuato a spendere in allegria incrementando ulteriormente il disavanzo di oltre 200 miliardi nella scorsa legislatura. Né va bene che alcune regioni speciali – ad iniziare dalla Siciliaoltre a non contribuire al risanamento del bilancio dello Stato siano anzi dei “prenditorinetti. Sempre rimanendo alla Sicilia, questa percepisce dalle casse centrali il doppio di quanto genera sul suo territorio. Una disparità di trattamento bell’e buona, soprattutto nei confronti delle autonomie virtuose come il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia che dovrebbe essere sanata al più presto.

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