Autobrennero, gli strali di Toninelli per l’impugnativa al Tar della delibera Cipe

Reazione della società contro l’esproprio degli utili negli anni della proroga della concessione. Olivieri: «provvedimento obbligatorio perché il governo non ha bloccato il provvedimento». 

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concessione a22 autobrennero

Solo l’altro ieri, il presidente della regione Trentino Alto Adige, Arno Kompatscher, nella sua veste di maggiore azionista di Autobrennero Spa, alla fine della riunione del Cipe sul tema del rilascio della concessionein house”, s’era detto ottimista e che tutto andava per il verso giusto. Peccato che oggi il presidente di Autobrennero, Luigi Olivieri, abbia deciso d’impugnare dinanzi al Tarproprio la delibera del Cipe, soprattutto nella parte in cui si prevede l’esproprio di circa 120 milioni di euro di utili maturati nei quattro anni di proroga della concessione. Un provvedimento che i soci pubblici hanno subito respinto al mittente perché avrebbe scassato i loro bilanci, per di più retroattivamente.

Tanto è bastato per fare scatenare le ira del ministro pentastellato ai Trasporti, Danilo Toninelli, che ha tuonato con un «le resistenze locali sono ingiustificate». Una dichiarazione che ha allamato Kompatscher, che ha subito parlato di «equivoco», perché i vari ministri che avevano partecipato alla riunione Cipe avevano dato ampie rassicurazioni in merito, tanto da fare dichiarare a Kompatscher che «la proposta era stata definitivamente accantonata».

Ma così non è stato. Controllando nuovamente il contenuto della delibera Cipe pubblicata dopo la riunione, si riporta che «il Comitato ha approvato una delibera attuativa della delibera 68 del 2018 sulla concessione A22 Brennero-Modena, con particolare riferimento, tra le determinazioni, alla definizione dei criteri di calcolo delle componenti finanziarie connesse al valore di subentro». Una formulazione che, secondo il presidente di Autobrennero Olivieri, «non cambia nulla, mantenendo un credito in capo al concedente», ovvero i famosi utili degli ultimi quattro anni esercitati in regime di proroga della concessione di A22. Un fatto che fa dire ad Olivieri che «il ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Cipe è scontato entro il termine ultimo del 27 gennaio prossimo».

Una dichiarazione che ha fatto scattare la reazione piccata del ministro Toninelli: «abbiamo sbloccato la situazione, risolvendo i problemi, sciogliendo tutti i nodi giuridici e convincendo, dopo una trattativa difficile, la Ue della bontà dello schema di convenzione. Abbiamo dunque evitato che la gestione dell’autostrada A22 e i relativi profitti finissero ai privati, e siamo pronti a valorizzare i territoriattraverso l’affidamento al settore pubblico locale. Non è accettabile, però, che qualcuno ancora oggi non voglia apporre l’ultimafirma e tagliare il traguardo solo perché ha l’obiettivo di tenersi il vecchio bottino, a scapito delle popolazioni e delle comunità interessate».

Non pago, Toninelli rincara picchiando sull’ammontare del “bottino”: «ci sono circa 120 milioni di euro di extraprofitti della vecchia Autobrennero spa che dovrebbero tornare allo Stato perché realizzati negli anni in cui la concessione era già scaduta. I soci non li vogliono restituire? Era immaginabile, visto che nel solo 2017 la gallina dalle uova d’oro ha fruttato 33 milioni di euro in dividendi. A questo punto abbiamo proposto loro, come Mit, di riportarli sulla nuova convenzione, in modo da riequilibrare il rapporto tra investimenti e tariffe, abbassando così i pedaggi per chi inquina meno e perseguendo politiche di mobilità sostenibile. Ma loro non ci sentono nemmeno da quest’orecchio. È evidente – sottolinea Toninelli – che da una parte il Governo e il mio ministero perseguono l’interesse pubblico: e lo dimostra il fatto che il Pef del nuovo schema di convenzione prevede in media circa 2,7 milioni di euro annui di dividendi contro, a titolo di esempio, i 33 milioni già citati. Una differenza enorme. Dall’altra parte, invece, qualche politico locale pensa di poter ancora sfruttare quella gallina dalle uova d’oro secondo logiche di potere meramente clientelari. Ma i tempi sono cambiati e bisogna stare attenti a tirare troppo la corda, perché la corda poi si spezza».

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