Clima di fiducia a doppia velocità a gennaio 2019

S’indebolisce ulteriormente quello delle imprese, mentre risale leggermente quello delle famiglie. SI fa più fondato il rischio che il Pil 2019 cresca ancora meno delle previsioni già tagliate. 

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A gennaio 2019, secondo la rilevazione effettuata dall’Istat, prosegue il progressivo indebolimento del clima di fiducia delle imprese in atto già dallo scorso luglio. Il calo di gennaio è trainato da un diffuso peggioramento sia dei giudizi sia delle aspettative e si caratterizza per una flessione più marcata nella manifattura e nel commercio al dettaglio. I segnali positivi sono circoscritti al miglioramento delle aspettative sugli ordini nei servizi e, soprattutto, al marcato incremento dei climi di fiducia nelle costruzioni.

A gennaio 2019 è in leggero aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 113,2 a 114,0), mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese registra una flessione, passando da 99,7 a 99,2.

Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in miglioramento: il clima personale e quello corrente registrano gli incrementi più consistenti. Più in dettaglio, il clima economico passa da 129,5 a 130,8, il clima personale aumenta da 107,0 a 108,9, il clima corrente cresce da 110,0 a 112,4 e il clima futuro sale da 116,1 a 117,4.

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in tutti i settori per il settimo mese consecutivo, raggiungendo il minimo da agosto 2016 (nel settore manifatturiero l’indice passa da 103,4 a 102,1, nei servizi da 99,5 a 98,6 e nel commercio al dettaglio va da 105,0 a 102,8) ad eccezione delle costruzioni dove l’indice aumenta in modo marcato passando da 130,3 a 139,2.

Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è sceso più del previsto raggiungendo un minimo da settembre del 2016. Il peggioramento è dovuto soprattutto al calo delle valutazioni correnti delle imprese sugli ordini, particolarmente sul mercato domestico, ma anche le aspettative, sia sugli ordinativi che sulla produzione, sono lievemente meno ottimistiche. Inoltre, continuano a peggiorare le attesesull’economia (ai minimi dal 2014), e anche le valutazioni prospettiche sull’occupazione sono meno espansive.

Nel settore delle costruzioni si registra un peggioramento dei giudizi sugli ordini unitamente ad un aumento deciso delle aspettative sull’occupazione presso l’azienda dove il saldo torna positivo per la prima volta dallo scorso agosto.

Per quanto riguarda il settore dei servizi, si segnala il deterioramento dei giudizi sull’andamento degli affari e sul livello della domanda; le attese sugli ordini sono invece in aumento per il secondo mese consecutivo. Nel commercio al dettaglio tutte le componenti dell’indice sono in peggioramento ad eccezione dei giudizi sul livello delle giacenze che rimangono sostanzialmente stabili rispetto allo scorso mese.

Secondo Paolo Mameli, ecomomista senior di banca Intesa Sanpaolo, «in questa fase la condizione delle famiglie appare più rassicurante rispetto a quella delle imprese. Ciò a nostro avviso per diversi motivi. Sulle decisioni di investimento delle imprese peserà, più che sulla spesa delle famiglie, l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie del Paese, che, pur ridottasi dopo l’accordo raggiunto dal governo con la Commissione Ue, permane, per via sia dalla scarsa prevedibilità delle politiche economiche, che della spada di Damocle degli aumenti di imposta previsti dalle clausole di salvaguardia dal 2020. Gli effetti espansivi delle misure contenute in manovra di bilancio 2019 sono sicuramente maggiori sulle famiglie che non sulle imprese (per le quali anzi abbiamo stimato un impatto netto negativo di 5,8 miliardi sul 2019: in particolare, la manovra appare restrittiva per grandi imprese e banche/assicurazioni, mentre è espansiva quasi esclusivamente per le partite IVA)».

Per tutti questi motivi, «pensiamo che il rallentamento dell’economia italiana quest’anno sarà dovuto interamente agli investimenti, mentre i consumi dovrebbero mantenere la stessa velocità di crociera vista lo scorso anno e gli scambi con l’estero sono attesi tornare a dare un contributo positivo al PIL, a differenza di quanto avvenuto l’anno scorso – evidenzia Mameli -. 
L’indagine di fiducia delle impresedi gennaio conferma che tale scenario di base è soggetto a consistenti rischi verso il basso. Nel caso in cui l’attività economica risultasse stagnante nei primi tre mesi 2019 e in crescita di 0,2% t/t nei restanti trimestri, ne deriverebbe una crescita media annua di solo 0,2%. In ogni caso, le indagini non segnalano per ora una riaccelerazione dell’economia a inizio 2019». 
Il calo dell’indice di fiducia delle imprese, contrariamente alle attese, «segnala che i rischi di un ulteriore calo del Pil italiano sono in aumento» conclude Mameli.

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