Commissione europea Ue taglia stime del Pil italiano: crescita 2019 solo 0,2%

Secondo l'esecutivo Ue è l'ultimo paese dell'Unione Europea per crescita del Pil sia nel 2019 sia nel 2020. Dombrovskis: in Italia pesano incertezze politiche. La Commissione taglia stima Pil eurozona 2019 di -0,6 punti a 1,3%. 

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Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini

Lungamente annunciata, poco attesa, la tempesta sui conti italiani è arrivata puntualmente con il Pil italiano che va a picco: la Commissione europea ha diffuso le sue previsioni sulla crescita dell’Eurozona nel 2019 e spicca il risultato centrato dal governo gialloverde del premier Giuseppe Conte e dei suoi due ascari della spesa Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che assegna all’Italia una crescita dello 0,2% nel corso del 2019, ben più basso del già ridotto 1% previsto dal Governo nella manovra di bilancio 2019.

Un risultato che non giunge inatteso, essendo stato coltivato con meticolosa attenzione attraverso provvedimenti contradditori, confusionari e contrari alle attese dei cittadini che conducono il Paese dritto verso la recessione economica, già proclamata dall’Istat che ha già sforbiciato le attese per il Pil italiano.

Il taglio assestato alla crescita italiana dall’Europa è netto, in quanto passa dal 1,2% allo 0,2%, conquistando, secondo l’esecutivo Ue, il titolo di ultimo paese dell’Unione Europea per crescita del Pil sia nel 2019 sia nel 2020. Gli altri paesi della zona euro staccano l’Italia in modo sostanziale.

Secondo la Commissione, «l’economia italiana ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018», ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil «calato di 0,2% negli ultimi tre mesi». Ma mentre la frenata iniziale era «largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti», mentre pesa«l’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento».

A magra consolazione del pesante degradamento tricolore, il fatto che la Commissione europea ha tagliato le stime un po’ per tutti i “grandi”: tra i maggiori stati membri, revisioni al ribasso della crescita sono state considerevoli», oltre che per l’Italia, anche per «Germaniae Olanda». Il Pil della Germania è stato rivisto all’1,1% dall’1,8%, mentre quello dell’Olanda all’1,7% dal 2,4% precedente, con un taglio per entrambi i Paesi dello 0,7% rispetto alle previsioni d’autunno. Per l’Italia il taglio è ancora maggiore, dell’1%.

«L’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri», ma «il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti», con «una previsione soggetta a grandeincertezza». Nel complesso, le previsioni economiche di febbraio della Commissione Ue rivedono al ribasso (-0,6%) il Pil dell’Eurozona per il 2019 all’1,3% rispetto all’1,9% delle previsioni d’autunno. Anche per il 2018 il Pil è rivisto al ribasso all’1,9% dal 2,1%.

Tornando al problema del Pil italiano, il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, sottolinea come «oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, notiamo che in Italia l’incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie. L’Italia ha bisogno di riforme strutturali profonde e un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti». Insomma, bocciatura su tutta la linea per i sogni economici di Di Maio e allegra compagnia.

Al ministro dell’Economia Giovanni Tria una doverosa difesa d’ufficio, non si sa fino a che punto realmente condivisa: «con la pubblicazione della stima preliminare dei conti trimestrali per il quarto trimestre 2018 l’Istat ha reso noto che il Pil reale è diminuito dello 0,22% facendo seguito alla marginale flessione del terzo trimestre. Sottolineo che si tratta di una stima preliminare, che segnala una fase di cosiddetta recessione tecnica. La flessione cumulata è comunque limitata a 0,36 punti percentuali», cosa che, secondo Tria, permette di parlare «di battuta d’arresto più che di vera recessione».

Se il governo sembra fare professione di serenità e di sicurezza negando con forza la necessità di una consistente manovra primaverile per riequilibrare i conti pubblici italiani, il giudizio dei mercati pare essere differente. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è nuovamente schizzato a 280 punti, il massimo da metà dicembre, dai 269 punti della chiusura di ieri, mentre lo spread della Spagna si restringe a 112 punti, quando partiva da una situazione economica decisamente più pesante di quella italiana. I mercati reagiscono con preoccupazione ai segnali negativi dell’Italia sul fronte della crescita economica e sarebbe auspicabile che pure la politica tornasse con i piedi ben saldi a terra, abbandonando i sogni del facile consenso elettorale. Se continuano così, Salvini e, soprattutto, Di Maio rischiano di fare rimpiangere i famosi 80 euro di quel politicante da Rignano con cui acquistò alle Europee quota oltre 40%, salvo bruciarla nel breve volgere di qualche anno.

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