Stagione sinfonica Fondazione Arena: Schumann, Donizetti, Bassi e Beethoven protagonisti del secondo concerto sinfonico

A dirigere l’Orchestra al teatro Filarmonico di Verona Roman Brogli-Sacher e Giampiero Sobrino nella parte del clarinetto solista. 

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Teatro Filarmonico verona fondazione arena

Venerdì 8 febbraio (ore 20.00; replica sabato 9 febbraio, ore 17.00) prosegue la Stagione Sinfonia 2019 di Fondazione Arena al TeatroFilarmonico di Verona con il secondo concerto in programma su musiche di Schumann, Donizetti, Bassi e Beethoven.

Protagonisti saranno Roman Brogli-Sacher, impegnato a dirigere l’Orchestra ed il Coro dell’Arena di Verona preparato da Vito Lombardi, con solista il clarinettista Giampiero Sobrino.

Un gradito ritorno a Verona per il direttore d’orchestra che ha diretto numerosi concerti nell’ambito delle stagioni sinfoniche della Fondazione Arena a partire dal 2013 oltre a due spettacoli di balletto nel 2015 e nel 2016. Il M° Brogli-Sacher collabora stabilmente con le più importanti orchestre internazionali e dirige in numerosi teatri d’opera.

Il Concerto presenta in apertura il Nachtlied op. 108 per coro e orchestra di Robert Schumann ispirato ad una poesia di Friederich Hebbel a cui fu anche dedicata la partitura.

Il Nachtlied, un Mottetto per coro misto a otto voci (senza solisti) e orchestra, si basa su tre strofe della poesia, che descrivono il passaggio dalla vita alla morte, fu messo in musica in un solo giorno, il 4 novembre, e poi orchestrato tra l’8 e l’11 dello stesso mese. Alla sua prima esecuzione, che avvenne a Düsseldorf nel marzo del 1851, ottenne un grande successo. Schumann teneva in particolare considerazione questa composizione (“Quest’opera mi è particolarmente cara”), autentico esempio di Romanticismo musicale per la perfetta corrispondenza tra il contenuto poetico dei versi e la scrittura musicale, ottenuta con la massima economia dei mezzi sinfonico-corali; una scrittura impalpabile e onirica, insieme cupa ed emotiva, carica di inquietudine e di tenerezza.

In seguito verrà eseguito il Concertino per clarinetto e orchestra in si bemolle maggiore del compositore bergamasco Gaetano Donizettiche vede protagonista il clarinetto, suonato per l’occasione da Giampiero Sobrino, prima parte dell’Orchestra dell’Arena di Verona. Donizetti viene maggiormente identificato con le sue opere e infatti queste rappresentano la maggior parte della sua produzione – ne scrisse circa 70. Tuttavia, dall’ascolto dei bellissimi pezzi solistici che dedicò a vari strumenti nelle sue composizioni d’opera, si può dedurre il suo grandissimo talento e maestria nella composizione strumentale, così come attestano le seppur rare composizioni  per strumenti solistici. Il Concertino si compone di due movimenti: il primo lirico e poetico con un tocco di melanconia caratteristiche, solitamente, dei secondi movimenti di sinfonie o concerti; il secondo, movimento veloce, più simile ad un terzo movimento nei concerti per strumenti solistici.

Esso è costruito in forma di rondò, in un dialogo tra solista e orchestra, con un tema iniziale vigoroso ed effervescente che apre e chiude l’intero lavoro. Vero e proprio banco di prova per le abilità dell’esecutore solista.

Ultima proposta della prima parte del concerto è la composizione Fantasia su temi di Rigoletto per clarinetto e orchestra di Luigi Bassi, compositore e clarinettista, riconosciuto come il Paganini del clarinetto per il suo virtuosismo funambolico. Compose 27 opere per lo strumento e 15 fantasie liriche per clarinetto, di cui la più conosciuta è la Fantasia brillante su temi di Rigoletto di Giuseppe Verdi. Da notare che la composizione di Bassi inizialmente intendeva fornire una “occasione all’esecutore per poter mettere in mostra il proprio virtuosismo, sia nelle parti solistiche sia in quelle in cui lo strumento accompagna l’orchestra eseguendo la melodia. Per tale ragione la sequenza dei temi non coincide completamente con la drammaturgia operistica.

Nella seconda parte, il programma prosegue con la Sinfonia n. 7 in la magg. Op.92 di Ludwig van Beethoven, che iniziò a comporla nell’autunno del 1811 a Tieplitz, città termale in Boemia dove seguiva una cura nella speranza di trovare lì un miglioramento per la sua sordità. Nella Settima sinfonia traspare una grande gioia, potremmo dire la descrizione di una festa che si pone in contrasto con le travagliate e sofferte vicende della vita dell’autore. Beethoven dirà a proposito di questa sinfonia: “era una delle mie opere migliori”.

Fu completata nel giugno del 1812, cinque anni dopo la Sesta sinfonia e la prima esecuzione pubblica sotto la direzione dello stesso compositore si svolse l’8 dicembre 1813 presso un salone dell’Università di Vienna in occasione di una serata dedicata ai soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau. L’accoglienza fu entusiastica ed i giudizi sull’esecuzione eccellenti. Richard Wagner, colpito dall’elemento ritmico che pervade l’intera partitura, così la descrisse “questa sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, l’azione del corpo tradotta in suoni per così dire ideali”.

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