Toninelli stoppa la Campogalliano-Sassuolo ad un passo dall’apertura dei cantieri

E la regione Emilia Romagna fa scattare il ricorso alla Corte Costituzionale per il Passante di Bologna. Bonaccini: «il comportamento del ministro Toninelli è inaudito, inaccettabile e illegale».

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Il ministro ai Trasporti e infrastrutture M5s, Danilo Toninelli, ne ha fatta un’altra delle sue, aprendo l’ennesimo contenzioso con gli enti locali in tema di infrastrutture con il blocco ad un passo dall’apertura dei cantieri della bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo promossa da Autobrennero in cordata con una serie di imprese del settore delle costruzioni. Un provvedimento che ha scatenalo le iredella regione Emilia Romagna che ha approvato il ricorso alla Corte Costituzionale sul procedimento relativo alla costruzione del Passante di Bologna.

L’arma utilizzata da Toninelli è quella preferita: l’analisi costi-benefici. Una tagliola scattata sulla bretella di 14 chilometri cui si aggiungono altri 11,5 chilometri di strade accessorie. L’autostrada Campogalliano-Sassuolo è promossa da Autobrennero che detiene il 51% delle quote e svolge il ruolo di capofila dell’associazione temporanea di imprese (Ati) che vene presenti Pizzarotti (31,29%), Coopsette (14,48%), Coseam Italia (2,33%), Oberosler (0,3%), Wipptal spa (0,3%) e Cordioli (0,3%).

Toninelli ha ceduto alle pressioni dei pentastellati modenesi, da sempre contrari alla nuova bretella autostradale per sostenere invece un raccordo ferroviario a servizio del distretto ceramico. La Campogalliano-Sassuolo è un tracciato di 14 chilometri cui s’aggiungono altri 11,5 chilometri di strade complementari a servizio del territorio: 6,5 della nuova tangenziale sud di Rubiera, con 1,4 chilometri di raccordo e 3,6 chilometri per il raccordo con la tangenziale di Modena. Quanto alle opere d’arte, sono previsti due viadotti per superare il fiume Secchia (814 metri) e la via Emilia e il fascio ferroviario Milano-Bologna (621 metri) e due gallerie sotterranee per preservare l’oasi naturale del Colombarone di Fonnigine, oltre a 15 sottopassi e 12 cavalcavia per la viabilità secondaria. Il costo dell’infrastruttura era stato stimato in oltre 500 milioni di euro (interamente sostenuti dalla cordata senza alcun contributo pubblico) e la durata complessiva in quattro anni.

Indiscrezioni malevole vogliono che la decisione del ministro pentastellato cremonese sia legata a doppio filo al ricorso che A22, provincia di Trento e di Mantova hanno presentato al Tar del Lazio contro la delibera del Cipe circa la rivendicazione dei circa 300 milioni di euro di utili prodotti da A22 dal 2014 ad oggi in regime di prorogatio da parte dello Stato. Uno stop arrivato dopo che tutto l’iter autorizzativo era stato concluso positivamente e con i cantieri prossimi all’apertura, così come aveva pronosticato il presidentedella regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che ha appreso della nuova toninellata con un moto di rabbia. L’analisi costi-benefici congela ogni colpo di piccone e rinvia a tempo indeterminato la realizzazione dell’arteria autostradale e delle opere ad essa collegate, indispensabili per rendere maggiormente competitivo il distretto della ceramica.

«È una decisione inaccettabile – affermano il presidente Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alle infrastrutture, Raffaele Donini – e soprattutto è illegale. Ancora una volta il ministro Toninelli comunica a mezzo stampa l’ennesima retromarcia su una delle opere strategiche per tutta l’Emilia Romagna. Nell’incontro al ministero del 24 ottobre scorso, con Toninelli e il sottosegretario Dell’Orco, la bretella Sassuolo-Campogalliano era stata confermata. Ora, dopo tre mesi, arriva uno stop assurdo e ingiustificato al progetto esecutivo pronto, quando i cantieri stanno per partire».

Secondo Bonaccini e Donini questo «è un nuovo tentativo di bloccare lo sviluppo di una delle regioni che stanno trainando l’economia nazionale e proprio in un momento estremamente critico con il Paese in recessione. Non è pensabile bloccare risorse finanziarie da 1,3 miliardi di euro, dire di “No” a lavoro e crescita, senza alcun motivo».

Oltre alla “novità” della Campogalliano-Sassuolo, Bonaccini e Donini hanno deciso di impugnare alla Corte Costituzionale la decisione governativa di rivedere gli accordi raggiunti sul potenziamento del Passante autostradale di Bologna. «Non intendiamo assistere allo scempio che il Governo sta facendo del principio di legalità e di una collaborazione istituzionale che dovrebbe essere nella norma – affermano Bonaccini e Donini -, col solo obiettivo, che inizia a essere sempre più chiaro, di voler colpire l’Emilia Romagna, senza rendersi conto che questo, oltre a danneggiare cittadini, imprese e lavoratori di questa regione danneggia l’intero Paese. Per questo, venerdì prossimo riuniremo nuovamente imprese e sindacati, per fare il punto insieme anche rispetto alle possibili conseguenze di quanto sta accadendo in termini di impatto socioeconomico in Emilia Romagna».

La Regione ha dunque presentato ricorso alla Corte costituzionale contro il Governo, sollevando il conflitto di attribuzione sul Passante di Bologna. Già formalmente depositato, l’atto fa seguito al totale silenzio dell’esecutivo dopo che il 28 gennaio scorso Regione, Comune e Città metropolitana di Bologna avevano inviato una formale diffida a Palazzo Chigi, in cui si chiedeva di revocare la sospensione della Conferenza dei servizi e di trasmettere il nuovo progetto sull’infrastruttura agli enti locali, tenuto conto del ruolo di valutazione e di decisione che spetta alla Regione sulle opere pubbliche rilevanti sotto i profili urbanistico, edilizio, ambientale sociale ed economico. Trascorsi i dieci giorni di tempo possibili senza alcuna risposta dal Governo, è scattato il ricorso alla Consulta, previsto nella diffida stessa in caso di silenzio.

La sospensione della Conferenza dei servizi in maniera unilaterale da parte del ministero delle Infrastrutture determina, in modo illegittimo, una sospensione della procedura amministrativa su un progetto, quello del Passante di Bologna, che ha già compiuto il suo iter autorizzativo, compresa la Valutazione di impatto ambientale, determinando, di fatto, un esautoramento delle istituzioni locali che porta la Regione a sollevare il conflitto di competenza davanti alla Corte di costituzionale, con l’impossibilità dell’esame congiunto, insieme ai territori, di presunti nuovi progetti.

«Il silenzio seguito alla diffida – sottolineano Bonaccini e Donini – è lo stesso che registrammo nel luglio 2018 dopo che insieme a tutte le parti sociali, sindacati e imprese, e agli enti locali riuniti nel Patto per il Lavoro chiedemmo lo sblocco delle infrastrutture già programmate in Emilia Romagna, fra cui il Passante di Bologna. Lo stesso che registrammo dopo l’incontro con il ministro Toninelli il 24 ottobre a Roma, quando lui stesso ci chiese due settimane per riconvocarci e discutere insieme eventuali variazioni progettuali. E ancora silenzio dopo la lettera del 7 dicembre, firmata insieme al sindaco metropolitano Merola, indirizzata al premier Conte e allo stesso Toninelli dopo aver appreso a mezzo stampadell’esistenza di un nuovo progetto consegnato al concessionario autostradale, progetto di cui il territorio continua a rimanere all’oscuro. Un atteggiamento e un silenzio che non vengono riservati nemmeno al peggior nemico, mentre stiamo parlando di istituzioni che dovrebbero essere chiamate a collaborare per l’interesse pubblico».

Nel ricorso si afferma che «non spetta allo Stato in violazione del principio costituzionale di leale collaborazione e delle competenze costituzionali della Regione Emilia Romagna in materia di governo del territorio e grandi reti di trasporto, omettere di riconvocare la Conferenza dei servizi già rinviata nell’agosto scorso»; così come di «procedere alla unilaterale progettazione degli interventi di potenziamento del sistema autostradale e della tangenziale di Bologna» e, infine, di «omettere di far conoscere alla Regione il progetto alternativo, già presentato ad Autostrade spa, e di cui la Regione è venuta a conoscenza a dicembre 2018 attraverso i giornali. L’iniziativa unilaterale del Governo comporta una menomazione dell’autonomia politica della Regione, quando il vantato risparmio dell’opera si traduce in una drastica riduzione delle risorse che erano già state messe a disposizione» dal concessionario «per la realizzazione del Passante».

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