I distretti del mobile punto di forza del “Made in Italy”

Indagine del Centro studi e ricerche di Intesa Sanpaolo: dal settore del mobile un avanzo commerciale di 7 miliardi nei primi 11 mesi del 2018. 
Dal Distretto di Forlì le migliori performance sui mercati esteri: + 8,2% tra il 2008 e il 2017, +9,2% nei primi nove mesi 2018. 
 

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Con 18.615 imprese, per un totale di 134.400 addetti e 21,4 miliardi di euro di fatturato, l’industria italiana organizzata nei distretti del mobile continua a rappresentare un punto di forza del “Made in Italy”, nonostante l’erosione di quote di mercato e la perdita di fatturato subita negli ultimi anni al pari di tutti i comparti.

Sui mercati internazionali il settore italiano del mobile si posiziona al terzo posto per valori esportati nelle fasce di prezzo elevate (alle spalle di Cina e Germania) e rimane elevata la sua capacità di creare valore aggiunto essendo è il quarto settore nazionale per avanzo commerciale, pari a circa 7 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2018. Risultati di un comparto dove restano centrali i distretti del mobile industriali, dove trovano impiego il 60% degli addetti del settore e dai quali derivano i tre quarti dell’avanzo commerciale dell’industria italiana del mobile.

L’analisi sul comparto è stata fotografata con l’indagine sui Distretti Italiani del Mobile realizzata da Giovanni Foresti, della Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo, che l’ha presentata a Forlì assieme a Tito Nocentini, direttore regionale Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise di Intesa Sanpaolo.

Dall’analisi emerge un quadro variegato connesso alle varie fasi evolutive e alle diverse leve strategiche utilizzate dagli operatori delle aree distrettuali. Alcuni Distretti sono riusciti meglio di altri a mantenere il proprio posizionamento competitivo facendo leva anche su importanti asset strategici quali l’ampliamento e la diversificazione dell’offerta anche con prodotti specifici destinati al mercato contract (arredi per uffici, negozi, alberghi), l’innalzamento qualitativo dei prodotti e dei processi, la cura del design, l’attenzione alle tematiche di sostenibilità ambientale, l’internazionalizzazione commerciale e la diversificazione geografica dei mercati.

Spicca, in particolare, il distretto del mobile di Forlì che con 310 unità locali e 3.045 addetti è il distretto che ha mostrato la performance migliore sui mercati esteri, riportando una crescita delle esportazioni pari al 18,2% tra il 2008 e il 2017, grazie al traino della Francia e all’ingresso in alcuni mercati lontani, come Stati Uniti, Cina e Corea. Le imprese della provincia sono riuscite a rafforzare l’avanzo commerciale, salito a 155 milioni di euro nel 2018 (da 139 milioni nel 2008). 
La crescita di Forlì sui mercati esteri è proseguita nei primi nove mesi del 2018: il distretto si è confermato il più dinamico nel panorama italiano, riportando un aumento tendenziale delle esportazioni pari al +9,2%, grazie al consolidamento sul mercato francese e al balzo delle vendite in Cina e Corea, saliti rispettivamente al terzo e al quinto posto nella classifica dei principali sbocchi commerciali del distretto.

Maggiori difficoltà sono state incontrate dal mobile di Pesaro, che con 670 unità locali e 8.393 addetti continua comunque a ricoprire un ruolo primario nel manifatturiero provinciale (assorbe il 23% degli addetti). Tuttavia anche in questo distretto iniziano a emergere segnali positivi: l’export di mobili, infatti, dopo essere diminuito del 20,4% tra il 2008 e il 2017, ha registrato una crescita del 5,3% nei primi nove mesi del 2018, grazie ai risultati conseguiti in Francia, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti.

«In prospettiva la sfida della crescita passa per un ulteriore aumento della presenza sui mercati esteri. Da una nostra stima – ha spiegato Giovanni Foresti – emerge come nei prossimi cinque anni la domanda mondiale di mobili imbottiti e cucine registrerà un aumento pari a 3 miliardi di dollari, dei quali un terzo circa rappresentato da beni di alta qualità in cui risulta specializzata l’industria italiana. Stati Uniti, Cina, Canada, Francia e Svizzera sono i cinque mercati a potenziale di crescita più elevato nel mobile imbottito, seguono Arabia Saudita, Danimarca, Corea e Svezia. Nel comparto delle cucine sono presenti buone opportunità di crescita soprattutto sui mercati più vicini, con in testa Svizzera, Austria, Norvegia e Regno Unito, seguiti da Stati Uniti, Russia e Francia».

«L’industria italiana del mobile può vincere la sfida dei mercati, facendo leva sull’alta qualità delle sue produzioni, da accompagnare con adeguati investimenti in innovazione, certificazioni e strategie commerciali strutturate – ha sottolineato Tito Nocentini -. Intesa Sanpaolointende porsi sempre più come punto di riferimento per le imprese del comparto ed anche alla luce dell’indagine illustrata oggi il nostro impegno è volto ad accompagnarle rispondendo ai loro bisogni tradizionali ma, sempre più, supportandole nello sviluppo di quelle innovazioni e competenze che possono renderle sempre più competitive sui mercati internazionali. Per questo il nostro Gruppo ha scelto di agevolare le imprese che investono semplificandone l’accesso al credito: nella determinazione del rating valorizziamo gli aspetti qualitativi come l’investimento in capitale umano e l’innovazione, l’appartenenza alle filiere e la sostenibilità».

Dall’indagine emerge inoltre come non potranno mancare investimenti diretti a sviluppare l’e- commerce, in forte crescita sia sul mercato interno (acquisti online di arredamento in Italia saliti a quota 1.350 milioni di euro nel 2018; +44%), sia all’estero (export italiano online del settore pari a 644 milioni di euro nel 2017).

Va però affrontato il nodo dimensionale: solo un terzo degli addetti di Forlì lavora in imprese con più di 50 addetti; questa quota si ferma a poco meno del 40% a Pesaro. Solo le imprese di maggiori dimensioni, infatti, possono accedere con successo a mercati lontani e accrescere in tal modo il grado di diversificazione geografica dell’export (il primo mercato di sbocco di Forlì, la Francia, assorbe addirittura la metà dell’export del distretto).

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