Il gruppo Pini entra nel capitale di Ferrarini con 30 milioni

Realtà eader europea nella macellazione, il gruppo valtellinese fattura 1,6 miliardi di euro con oltre 3.500 dipendenti. Pini: «si tratta di un’operazione che integra tuta la filiera». Ferrarini: «si sono create le basi per il rilancio nel mondo dei prodotti alimentari italiani di qualità». 

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Il gruppo Ferrarini ha trovato il proprio “cavaliere bianco” nel gruppo Pini, realtà con salde origini in Valtellina ma operativo in tutt’Europa tanto da essere la prima realtà nella macellazione che fattura 1,6 miliardi di euro con oltre 3.500 dipendenti. Con l’accordo sottoscritto, Pini entra nello storico salumificio emiliano con un piano d’investimenti di oltre 30 milioni di euro per riportare a regimel’impianto di stagionatura parmense e l’impegno a costruire un nuovo stabilimento a Reggio Emilia, salvaguardando tutti i posti di lavoro di Ferrarini (350 in Italia, circa 600 con le sedi estere).

L’iniziativa di Pini non dovrebbe rimanere isolata, visto che nei giorni scorsi era stato annunciato l’interesse del gruppo avicolo cesenate Amadori per entrare nel capitale della lombarda Vismara (altro marchio del gruppo Ferrarini), ma a quattro giorni dal termine fissato dal Tribunale per il deposito del piano concordatario non c’è ancora nulla di certo quanto al futuro dello stabilimento di Casatenuovo di Lecco che occupa 200 dipendenti.

Tornando a Pini, il gruppo è una solida multinazionale a controllo familiare guidata dal fondatore Roberto Pini ora coadiuvato in azienda dai tre figli, con una posizione finanziaria molto solida, attiva in tutt’Europa (in Spagna ad Aragona sta completando il più grande impianto di macellazione d’Europa con un investimento di 95 milioni di euro capace a regime di lavorare 8 milioni di maiali all’anno).

Roberto Pini e Lisa Ferrarini hanno presentato l’accordo ai sindacati per informarli delle trattative concluse che garantirà la continuità occupazionale senza alcuna delocalizzazione produttiva, dando origine ad una filiera integrata unica nel suo campo, permettendo a Ferrarini di affrontare i mercati globali riportando al produzione a oltre 900.000 prosciutti crudi stagionati nello stabilimento di Lesignano dè Bagni (Parma) e 1,5 milioni di prosciutti cotti nell’impianto di Reggio Emilia.

Soddisfatta dell’accordo raggiunto Lisa Ferrarini: «per le nostre aziende si creano ottime opportunità a livello internazionale con la possibilità di sviluppare prodotti di altissima qualità testimoni del migliore “Made in Italy”».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberto Pini, amministratore unico di Pini Italia: «questa operazione consentirà alla nostra famiglia di integrare tutte le fasi del processo produttivo. Grazie ai rapporti commerciali con l’estero, confidiamo di poter dare un nuovo importante impulso allo sviluppo del marchio Ferrarini sia sotto un punto di vista industriale sia commerciale. L’investimento per il nostro gruppo è assolutamente strategico e di lungo periodo».

Pini in Ungheria e Polonia possiede impianti di macellazione che fatturano 940 milioni di euro. In Italia è attivo lo stabilimento in Valtellina per la produzione e l’affettatura di bresaole Dop che fattura 80 milioni di euro con 120 addetti. Non è la prima volta che Piniscende in aiuto di aziende in crisi: nel 2013 il Gruppo ha salvato da procedure concorsuali due grandi macelli a Castelverde (Cremona) e Viadana (Mantova) riportando in attivo le aziende che oggi impiegano 350 persone e generano un fatturato complessivo di 450 milioni di euro.

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