Cure dentali, un “triage” per individuare gravità della parodontite

20 milioni d’italiani hanno gengive infiammate, 8 milioni in forma grave, con serio rischio di perdere i denti. 

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Identificare la gravità delle malattie delle gengive dal “codice bianco” al “codice rosso”, per mettere a punto la migliore terapiaper ciascun paziente. Le nuove regole messe a punto per classificare i livelli di parodontite, ovvero l’infiammazione cronica e grave delle gengive, di cui soffrono 8 milioni di italiani, funzionano come una sorta di “triage”.

Ogni anno 400.000 italiani sviluppano una malattia delle gengive, e si vanno ad aggiungere ai circa 20 milioni che già convive da tempo con questo problema. Tre milioni sono invece quelli che hanno già una forma grave di parodontite, malattia causata dalla placca batterica. Ma quasi la metà di loro non sono neanche a conoscenza di avere questo problema. Le ripercussioni non sono solo di natura estetica, ovvero gengive rosse, gonfie e che si ritraggono. Se non curata, la parodontite porta alla caduta deidenti. Inoltre, è collegata a un aumento dei livelli infiammatori in tutto l’organismo e a un maggior rischio di soffrire di diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie.

Grazie alla nuova classificazione della parodontite, presentata a Rimini al XIX congresso della Società Italiana di Parodontologia (SidP), sarà possibile avere diagnosi più precise e trattamenti su misura per ogni paziente. Si tratta di superare le raccomandazioni uguali per tutti, arrivando a una vera medicina di precisione, come quella che si sta sviluppando in altre branche come l’oncologia.

La nuova classificazione, spiega Mario Aimetti, presidente SIdP uscente, «prevede una suddivisione in quattro livelli di gravità, come avviene già per altre malattie come tumori, Parkinson o patologie renali croniche. I quattro livelli sono chiamati stadi e vengono individuati valutando la severità e l’estensione della patologia. A questi si aggiunge una suddivisione in tre gradi, che rappresentano il rischio di peggioramento nel singolo paziente: questi si individuano sulla base di fattori come l’abitudine al fumo o malattie concomitanti. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato che hanno un peso determinante nella progressione della parodontite».

L’obiettivo finale è riuscire a indicare per ciascun caso la tipologia e la frequenza del trattamento da eseguire affinché sia il meno invasivo e il più efficace possibile. «La nuova classificazione, inoltre, – precisa Luca Landi, presidente eletto SIdP – è condivisa a livello internazionale dalla European Federation of Periodontology e dall’American Academy of Periodontology: ciò implica che la diagnosi seguirà ovunque gli stessi criteri, sarà condivisibile e anche molto più oggettiva».

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