L’arte a Pasqua

A Mantova con Andrea Boyer. A Verona con Patrizio Vanessi. A Parma con Leonardo Pedrelli. A Gazoldo degli Ippoliti con Claudio Cermaria. di Silla Araldi 

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Arte a Pasqua

L’arte a Pasqua: durante il lungo ponte primaverile sono numerose le offerte culturali tra le mostre in corso in numerose località del NordEst.

Chi non si ricorda “Il Rigoletto a Mantova”, lo spettacolo-evento “Lungo la Via della Musica”, in mondovisione, ideato e prodotto da Andrea Andermann, per la regia di Marco Bellocchio, con la partecipazione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta dal maestro Zubin Mehta? Ecco il ponte di San Giorgio che collega la locanda (Rocca) di Sparafucile, lungo le rive del Mincio fattosi lago di Mezzo, a Palazzo Ducale, in piazza Sordello. Ecco, nella stessa piazza, al civico 23, la quattrocentesca Casa di Rigoletto: un portoncino d’ingresso, un’altana, un giardinetto con la statua bronzea del buffone di corte, dello scultore Aldo Falchi, l’ufficio informazioni turistiche e le salette per le esposizioni temporanee. Lì, inaugurata il 6 aprile, è in corso “Andrea Boyer – Lucidi inganni”, personale di fotografia e grafica, a cura di Carlo Micheli. Fino al 5 maggio.

Andrea Boyer (Milano, 1956), dopo l’Accademia di Belle Arti di Brera (scenografia), è fotografo professionista (1978-2000) in ambito commerciale, con collaborazioni nella moda, nella pubblicità, nell’editoria, nell’industria. Immortala anche le costruzioni degli studi di architettura quali BBPR, Albini, Belgioioso. Dal 1990, espone, in spazi pubblici e privati, opere pittoriche (matita, olio, grafica-puntasecca, ceramolle, maniera nera) e fotografiche.

Nel catalogo che accompagna la visita (gratuito come l’entrata, scaricabile online, fra gli eventi, all’url turismo.mantova.it) si trova l’intervento “La bellezza oltre il nulla” di Luca Violo. Uno stralcio: «il verosimile si mostra ogni volta dentro l’inganno: un frammento di una verità sconfinata; un fotogramma strappato alla storia ma filtrato dalla memoria, vissuta come un labirinto di prospettive infinite».

Poco oltre, invece, in “Terzo Tempo” a firma di Manuela Accinno, si legge: «proprio il tempo, con l’interpretazione della realtà che ne dipende, è una delle chiavi di lettura di queste opere».

Mentre Micheli, il curatore, a pagina 5, in “La poetica dell’impalpabile” asserisce: «La sublimazione del banale o lo svilimento del sublime sono le suadenti provocazioni di un artista dell’escapologia che, liberatosi dalla camicia di forza del senso, si diverte a bluffare con la realtà, smontando la scatola rappresentativa, scompigliando le unità di luogo di tempo e di spazio».

arte a pasquaAltra tappa alla città di Giulietta e Romeo. Percorrendo l’A4, uscita Verona Sud, direzione Fiera, per “IM-PERFECT retrospectivexhibition”, antologica di Patrizio Vanessi, all’ARTantide.com Gallery, in via Messedaglia 7, trasversale di viale del Lavoro, sede operativa della società EBLand. Fino al 14 giugno 2019.

Il 12 aprile, giorno dell’inaugurazione, il direttore della Galleria nonché curatore, Sandro Orlandi Stagl si sofferma sulla parola “Imperfetto”: tempo verbale che indica azioni, eventi avvenuti nel passato, ed aggettivo che indica il non finito. Un termine – dice – che sintetizza i più rappresentativi lavori esposti di Vanessi: opere realizzate tra il 1973 ed il 2019, l’incompiutezza della perfezione. Cita Kafka (“la vita umana è un istante imperfetto”) e Leopardi (“l’esistenza per sua natura ed essenza propria e generale è un’imperfezione, un’irregolarità, una mostruosità”).

Segue una performance: una modella dà alla luce un “fiume” di plastica colorato di sedici metri, nello spazio denominato “Ri-Tratto il domani, “una critica sul limite dell’umanità nella gestione delle proprie risorse”. Mentre nello spazio “Io sono qui oggi 12 aprile 2059” Vanessi (Legnago, 1953) laureato in architettura, imprenditore, ritrae l’equilibrio tra aspetto esteriore ed interiore di alcune persone del pubblico.

Poi, si zigzaga fra “Sculture plastiche” (fogli di Polietilene colorati ad acrilico – supporti in ferro e legno), “Ritratti plastici” (acrilico e colla su teflon), “Ritratti del mito”, “Ritratti di vita” (acrilici su cartoncino da acquerello), “Ritratti poetici”, “Ritratti dal tempo”, “Ritratti futuri” (acrilici su cartonlegno), “Ritratti interiori” (matita e china su carta da disegno e cartonlegno), “Ritratti dentro”, “Ritratti vivendi” (foto rielaborate in digitale stampate su Cibachrome e accoppiate su plastica).

Tutto sembra ruotare intorno all’installazione “Flash colors”, 12 opere che “ritraggono l’unione tra gli elementi dell’oggi tecnologico (luce a led, plastica) e il colore come collante tra presente e passato e come espressione rassicurante che salverà il futuro” (cubi in ferro, lampada al LED, fogli in PVC dipinti ad acrilico appoggiati sulla superficie e fissati da vetro temperato). Alla parete scorrono video. Fra questi, caricato su YouTube, anche “Vanessi FLASHCOLORS”. Completa l’archivio all’url vanessi.it

A Parma è la volta di “Leonardo Pedrellli – Racconti aniconici”, personale alla Galleria Centro Steccata, in strada Garibaldi 23, di fronte al piazzale della Pace e la Pilotta, fino al 30 giugno 2019, nel calendario parma360festival.it/spazioff_360viral/

Il 13 aprile, giorno dell’inaugurazione, la giornalista Katia Golini presenta, in sintesi, Pedrelli (Parma, 1941), architetto ed artista. Questi guida alla mostra. La prima opera? “1968 Autogestione” (base in alluminio naturale con elementi mobili anodizzati nero e oro, 75×75 centimetri). Le viste dei ribaltamenti dei quattro elementi apribili che la compongono trasformano la freccia verso sinistra (opera chiusa) in più frecce in diverse direzioni (opera aperta). La sua attività artistica riprende intorno al 2013: disegno e vernici su cartone ondulato. Sono esposte “Teste da Vinci” (spray paint).

Le opere recenti, dal 2016, invece, sono raccolte sotto i titoli (capitoli del catalogo) “Vertigini geometriche”, basi di alluminio naturale con elementi rotanti applicazioni in alluminio smaltato nero, bianco e oro; “Sillabe grafiche”, basi in alluminio naturale con elementi incernierati applicazioni in alluminio smaltato nero, bianco e oro; “Metamorfosi metalliche”, elementi in alluminio naturale o smaltato; “Fin che resta il ricordo”, alluminio sagomato, smaltato e materiali diversi su basi in alluminio naturale; “Oltre le apparenze”, basi in alluminio naturale con tondo in poliplast applicazioni in alluminio sagomato naturale e smaltato; “Quanto tempo abbiamo?”, interventi su base in alluminio naturale; “Minimalismo spaziale”, interventi in alluminio naturale con applicazioni smaltate e “Mondi lontani”, interventi eseguiti su base quadrata in alluminio naturale.

Fra le numerose opere, a parete, calamitano i dischi rotanti “K 218”, “K 205”, “K 216”; le ante apribili de “K 220”, “K 221”, “K 402”; “Uscito dal guscio”; “A braccia aperte”, “Tutankhamon”, “Alienazione”; “Quotidiane convulsioni”; “Autopsia”; “Sconfinamenti 1”, “Sconfinamenti 2”, “Sconfinamenti 5”; “Lacerazione”, “Esplosione”, “Cratere”.

arte a pasquaSi ritorna nel Mantovano per “Claudio Cermaria – oltre la materia della scultura”, a cura di Gianfranco Ferlisi. All’urlcomune.gazoldo.mn.it lungo la strada provinciale 17 “Postumia”, via Marconi 126, al piano nobile di Villa Ippoliti, sede del MAM, Museo d’Arte. Fino al 26 maggio 2019.

Accoglie “Dinamismo” (1978, marmo verde giada e lega leggera). Accompagna il percorso il catalogo (gratuito come l’entrata) Il Rio Edizioni.

Cermaria (Cattolica, 1942 – Mantova, 2014), docente di Plastica ed Educazione visiva ed artista, lascia parlare le sue opere. Fra quelle esposte: “Venuto dallo Spazio” (1982, marmo di Carrara e acciaio), “Ricordo di una conchiglia” (1973, marmo rosso Levanto), “Ritmi” (1980, pietra dorata), “Conchiglia combattente” (1993, bronzo), “Fiori” (1997, porfido), “L’onda e il relitto” (1971, legno), “Germinazione 3” (1993, marmo nero venato), “Rilievo” (1997, legno di Cimolo), “La Maschera della guerra” (1999, porfido), “Metamorfosi 24L” (1970, agata alabastrina), “Maternità 4” (2011, legno di noce).

A pagina 15 del catalogo, il curatore Ferlisi scrive: «Non mancano l’iniziativa e la volontà di raccontare la sua grande voglia di fare una scultura capace di tradurre le sue emozioni, di coniugare la realtà con il sentimento del bello, sempre in cerca di verità estetiche, vigile sul senso della forma, sui nessi tra i pieni e i vuoti, sui punti sensibili delle linee e dei profili, sulla ricerca di un moto ondoso da cui emergevano rarissime spiagge di un dolce naufragare”.

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