Al Teatro Toniolo Marco Paolini alle prese con “Nel tempo degli dei. Il Calzolaio di Ulisse”

L’attore Bellunese riflette con amarezza e lucidità sulla storia dell’eroe omerico.  Di Giovanni Greto 

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marco paolini

Come prevedibile, Marco Paolini ha fatto registrare il tutto esaurito nei cinque giorni a sua disposizione al Teatro Toniolo di Mestre (Ve) con uno spettacolo intenso quello messo in scena dal regista Gabriele Vacis. L’UlissePaolini è un uomo stanco, provato dalle (dis)avventure. Il sottotitolo richiama ad un aedo, il quale, alla maniera di un calzolaio, costruisce artigianalmente la storia. E’ un Ulisse anziano, da oltre vent’anni lontano da Itaca. Riuscito a ritornare in patria, massacra i 108 giovani principi achei, che gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, e le dodici giovani ancelle, colpevoli di essersi concesse agli invasori.

Dopo aver obbedito ad un destino già scritto secondo il volere degli dei, invece di fermarsi in famiglia e di godersi la vittoria con l’annessa protezione divina (Atena e Zeus sono al suo fianco, a benedirlo prima, durante e dopo la strage), Ulisse si autoinfligge la più dura delle punizioni e denuncia come crimine quello che gli dei olimpici considerano un’ecatombe, vale a dire il più grande sacrificio che un essere umano possa loro offrire. Così si obbliga a un nuovo esilio.

Rinuncia a governare, abbandona Penelope e il regno, per ripartire con il figlio Telemaco, che lo segue senza mai aprire bocca. Lo si vede dunque sul palco camminare da dieci anni con un remo in spalla, diretto verso non si sa dove, secondo la profezia che Tiresia, l’indovino tebano cieco, gli fa nel suo viaggio nell’al di là, narrato nel X canto dell’Odissea. Tutto questo, Ulisse lo racconta in poco più di due ore ad un pastore, ossia l’uomo che secondo la profezia gli consentirà di tornare a casa per sempre, e che alla fine si rivelerà il dio Ermes, antenato di Odisseo. Essendo un giovane studente, il pastore conosce le vicende che si imparano anche sui banchi di scuola e vuole ascoltare quelle mai emerse dal racconto omerico. Ad Ulisse promette in cambio una quantità crescente di capre, che serviranno per un sacrificio agli dei.

Lo spettacolo, per la prima volta coprodotto con il Piccolo Teatro di Milano, è stato scritto dall’attore assieme a Francesco Nicolini, che così spiega il punto di vista dello spettacolo: «non volevamo raccontare le solite storie di Ulisse. Per questo siamo andati a scandagliare altre fonti per capire come “tradire” Omero, restando fedeli alla tradizione. Nel nostro Ulisse, sporco di interiora e di sangue, maleodorante, invecchiato, rugoso e sdrucito, in esilio per oltre dieci anni, in compagnia solo di un vecchio e inutile remo, abbiamo scoperto soprattutto un uomo che, per l’ennesima volta da solo e contro gli dei capricciosi ed ostili anche quando sembra che stiano al tuo fianco, cerca di placare demoni vecchi e nuovi, che lo hanno accompagnato lungo trent’anni di guerre, naufragi e incontri inattesi. E tutto questo con una sola spiegazione possibile, che ci viene dal personaggio che più amo in tutto il poema, solo apparentemente rimasto fuori dallo spettacolo, Alcinoo, il re mago che tutta questa fatica e il dolore riesce a spiegare con le parole più semplici e belle “perché i posteri avessero il canto”».

Interagisce con il protagonista un cast di giovani e bravi attori, anche musicisti: Elia Tapognani (Telemaco); Lorenzo Monguzzi (il vecchio aedo Femio), chitarrista cantautore, responsabile delle canzoni; Elisabetta Bosio (Atena), violinista e contrabbassista; Vittorio Cerri (il pastore e dio Ermes), alla chitarra, alla sua prima esperienza in teatro; Saba Anglana, la cantante italo-somala, dalla voce prorompente, abile a fare il verso delle capre, dotata di una tecnica espressiva non comune.

Il teatro di narrazione e civile che da sempre caratterizza i lavori di Paolini dà vita per l’occasione ad una specie di oratorio, visti i numerosi episodi musicali che commentano il fiume di parole. «Lavorare per la prima volta in una produzione del Piccolo Teatro – confessa l’attore – , idea suggerita da un rapporto di lunga frequentazione e stima, è la sfida di metter da parte la mia abitudine a navigare in solitario per vivere insieme l’avventura di uno spettacolo nuovo». Ma chi è per lui Ulisse? «E’ qualcuno che di dei se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per resistere».

Applausi generosi e prolungati hanno avuto come esito un simpatico bis musicale e il consueto invito ad appoggiare Emergency.

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