A Milano il convegno “L’Italia allargata. Gli Italiani nel Mondo per un Paese migliore”

Appuntamento venerdì 10 maggio 2019 presso il Palazzo Pirelli. 

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gli italiani nel mondo

Grazie all’impegno del “Comitato 11 ottobre per gli Italiani nel Mondo”, venerdì 10 maggio presso Palazzo Pirelli a Milano (sede del Consiglio della regione Lombardia) a partire dalle ore 10.30 si svolgerà il convegnoL’Italia allargata. Gli Italiani nel Mondo per un Paese migliore” che porrà le basi per il rilancio dell’attività del sodalizio che negli ultimi anni era andata calando.

Dopo il saluto delle autorità regionali (dal presidente della Regione, Attilio Fontana, ai vicepresidenti del Consiglio regionaleCarlo Borghetti e Francesca Brianza), i lavori entrano nel vivo con la prima sessione moderata da Aldo Anedda del “Comitato 11 ottobre”, dedicata ai rapporti tra l’Italia e i discendenti degli emigrati italiani all’estero. A seguire, la discussione sulle modalità di rientro in Italia per gli emigrati e i loro discendenti.

Dopo la pausa lavori, nel primo pomeriggio la seconda sessione coordinata da Daniele Marconcini, presidente dell’AssociazioneMantovani nel Mondo, che farà il punto sulle esperienze e il ruolo del mondo dell’associazionismo, sia in Italia che all’estero.

In conclusione, spazio alle testimonianze di singoli, imprese e realtà che in Italia e all’estero operano nel campodell’emigrazione italiana.

Da tempo, obiettivo dell’iniziativa del “Comitato 11 ottobre per gli Italiani nel Mondo” è sottoporre all’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, ma soprattutto del Paese, il tema del rientro in patria di tanti italiani che si sono trasferiti aldilà dei confini nazionali. Siano essi recenti “expat” o discendenti di italiani a suo tempo emigrati all’estero, ma più in generale s’includono tutti coloro che, per origini od orientamenti culturali o interessi, si ritrovino nei valori dell’italianità, o come anche si preferisce dire oggi, dell’italicità.

«Il tema presenta certamente un nodo politico che non abbiamo cercato di evitare – dice Marconcini -: l’aspetto della chiusura delle frontiere che riguarda oggi un po’ tutto il mondo. Non solo l’Europa in cui, a prescindere alle posizioni più radicali dei governi cosiddetti sovranisti, in sostanza da parte di tutti paesi aderenti all’Unione si registra la volontà di non aprire i propri confini ad apporti generalizzati di popolazione. Per contro si segnala che nel resto del mondo si accentua la competizione ad accettare e invogliare soggetti dotati di capitali e professionalità a stabilirsi nel proprio paese, un fenomeno che conosce il culmine nella vendita di visti, passaporti e cittadinanza che, per esempio in USA, nel solo 2017, para avrebbero comportato per lo stato un’entrata di due miliardi di dollari. Contestualmente si segnala analogo interesse per i connazionali all’estero da parte di alcuni stati in fase di crescita economica, come il Cile. In buona sostanza ci troviamo davanti a tendenze internazionali, con le quali sicuramente occorre a fare i conti a prescindere dalle distinzioni politiche».

A fronte di ciò paesi come l’Italia, e in generale anche gli omologhi europei, che si trovano a fronteggiare problemi di spopolamento di aree e d’invecchiamento della popolazione con ripercussioni sul sistema economico e la tenuta di quello pensionistico e dello welfare, non rinunciano a mettere in atto politiche più aggressive di attrazione di stranieri, inclusi i pensionati.

Tutto ciò è stato oggetto di analisi nei precedenti seminari organizzati dal Comitato, in cui sono emerse tre aspetti fondamentali: a) stimolare il rientro dei giovani italiani o discendenti anche a prescindere dal requisito della cittadinanza; b) non ostacolare la circolazione dei giovani italiani, in uscita e in rientro, perché il fenomeno – ben gestito – alla lunga si può rivelare un investimento e tradursi in vantaggio per il paese; c) favorire e migliorare gli elementi di attrattività del Paese, non solo in termini di opportunità lavorative, ma anche del sistema d’istruzione, della pubblica amministrazione e del sistema fiscale (ci siamo soffermati sul caso di scuola dei “cervelli” rientrati e poi immessi in un girone dantesco dal fisco, dalla pubblica amministrazione e, in prospettiva, destinati a confrontarsi col sistema giudiziario).

Il rientro, dopo il necessario passaggio attraverso le frontiere, avviene sul territorio con nuovi interlocutori costituiti da regioni, enti locali e associazioni di volontariato impegnate in questo campo. «In questo incontro, peraltro, dovremo discutere su come uscire dagli interventi generici, come la promozione generica della cultura e della lingua italiana e del cosiddetto “Made in Italy”, svolta spesso più a vantaggio dei soggetti che la pongono in essere che dei veri destinatari – sottolinea Marconcini -. Queste andrebbero forse sostituite con interventi mirati alla finalità del rientro. In concreto, se formazione linguistica e culturale ci deve essere che sia rivolta soprattutto a chi intende rientrare. Il secondo aspetto riguarda l’accoglienza. Verosimilmente i soggetti cui ci si rivolge non si trovano nelle condizioni degli attuali migranti e richiedenti asilo dei paesi africani e mediorientali, ma si tratta di persone che in gran parte hanno già legami col territorio oppure dispongono a monte delle risorse necessarie per sostenersi autonomamente nella fase d’inserimento. In questo quadro sarà importante il supporto degli enti locali e delle associazioni per favorirne la sistemazione. Il terzo aspetto riguarda il problema che incontra chi cerca di entrare in Italia, ossia la burocrazia –conclude Marconcini -. E’ noto che nel paese uffici delle agenzie delle entrate, delle questure e delle anagrafi comunali rappresentano altrettanti scogli su cui si è incagliata la buona volontà di chi intendeva rientrare e chi voleva ospitare. Problemi di questo tipo sono già stati segnalati nei seminari precedenti in cui non si sono esclusi neanche fatti di boicottaggio e di corruzione di uffici pubblici».

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