Mose dal Mit 265 milioni di euro fino al 2024 per salvaguardia Laguna

No dalla regione Veneto all’accollo dei 100 milioni annui per la manutenzione ordinaria dell’opera. 

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L’emendamento del Mit alla legge “Sblocca cantieri” per il Mose di Venezia prevede lo sblocco di 265 milioni di euro fino al 2024per le opere di salvaguardia della laguna veneta, con l’erogazione di 25 milioni di euro per l’anno 2018, mentre 40 milioni di euro vengono previsti per ciascuno degli anni dal 2019 al 2024. Le risorse verranno destinate ai comuni della laguna di Venezia dal Comitato per la salvaguardia (“Comitatone”).

Ma sulla gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria dell’opera scoppia la bagarre tra lo Stato e la Regione Veneto. Il costo per la gestione e la manutenzione del Mose è stimato in circa 100 milioni di euro all’anno, «che potrebbe trovare utile copertura mediante una compartecipazione finanziaria da parte delle amministrazioni e degli enti a vario titolo interessati al corretto funzionamento del Sistema» è scritto nella relazione all’emendamento del Mit allo “Sblocca cantieri”, per la nomina di un commissario straordinario al sistema di dighe mobili. Il capitale sociale della società pubblica, secondo il Mit, proverrebbe dallo stesso dicastero, da Mef, Mipaaft, Mibac e Regione Veneto, con 15 milioni di euro ciascuno; da città metropolitana e comunedi Venezia con 10 milioni ciascuno, e dall’Autorità di sistema portuale con 5 milioni.

La dotazione finanziaria avverrebbe con l’introduzione di un’imposta di scopo con ricavato vincolato a questo fine «e che andrebbe a gravare – si legge nella relazione – sui turisti, anche giornalieri, di Venezia quali beneficiari ultimi del servizio di difesa della laguna, tenendo in debita considerazione che la Città di Venezia conta circa 28 milioni di presenze turistiche all’anno».

Uno scenario respinto a tutta forza dal governatore del Veneto, Luca Zaia: «non sono d’accordo su una riga di quell’emendamento e mi adopererò perché non venga approvato. Il Mose è un’opera nazionale e se ne deve occupare il Governo. Lo dissi in tempi non sospetti che non avrei accettato da nessun Governo di nessun colore di dover tirare fuori soldi per un’opera che più nazionale di così non si può; dissi anche, e qualcuno rise, che sarebbero serviti 100 milioni l’anno per la sola manutenzione. Ecco, il nodo è venuto al pettine, ma nessuno pensi che a scioglierlo siano le tasche del Veneto e dei Veneti».

Secondo Zaia «si vogliono scaricare i costi su una Regione “tax free”, che non applica nessuna addizionale regionale ai suoi cittadini lasciando nelle loro tasche 1.170 milioni l’anno e addirittura ci si vorrebbe designare come esattori di una tassa. Non se ne parla nemmeno. Se lo Stato esiste, gestisca in proprio la questione nazionale del Mose. Punto. Per giunta – aggiunge il Governatore del Veneto – tutto questo accadrebbe mentre si continua a negarci, ritardando un processo inarrestabile, l’Autonomia. Ebbene, questo ragionamento sul Mose va in direzione diametralmente opposta: lo Stato vorrebbe imporci di spendere soldi e mettere tasse per un’opera dello Stato stesso, che ha l’obbligo morale e istituzionale di occuparsi della salvaguardia di una città unicaal mondo, che è patrimonio del mondo intero. Avessimo l’autonomia – conclude Zaiapotremmo almeno fare un ragionamento, ma oltre a non darcela, per ora, ci si inventa anche nuove imposizioni nazionali. Da parte mia, strada sbarrata».

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