A marzo nuovamente in calo la produzione industriale

La breve fiammata di gennaio e febbraio dovuta alla ricostituzione delle scorte. Le aspettative sono generalmente negative. A rischio la crescita del Pil. 

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produzione industriale

Dopo le due crescite significative di gennaio (+1,8%) e di febbraio (+0,8%), la produzione industriale in marzo accusa un calodello 0,9% rispetto a febbraio.

«Questa battuta d’arresto – dichiara Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – giunge inaspettata dopo la stima sulla crescita dello 0,2% del Pil nel primo trimestre diffusa dall’Istat il 30 aprile. Il dato diffuso è comunque coerente con i segnali negativi che vengono dall’indicatore anticipatore determinato dall’Istat e dagli indicatori sul clima di fiducia delle imprese e dei consumatori che sono tendenzialmente in calo sia pure con qualche sporadico dato in controtendenza».

La contrazione della produzione industriale potrebbe avere ripercussioni negative sulle speranze di ripresa dell’economia nazionale, anche perché la crescita limitata del Pil nel primo trimestre è basata su una stima ancora provvisoria da parte dell’Istat e, come tale soggetta a possibili revisioni che potrebbero essere anche al ribasso stante l’andamento negativo della produzione manifatturiera e del commercio.

Tornando al dato di marzo, va segnalato che il calo dell’indice è dovuto a contrazioni in sei dei quindici comparti considerati. I cali riguardano la produzione di farmaceutici (-7,7%), tessili e abbigliamento (-4,1%), computer ed elettronica (-2,9%), mezzi di trasporto (-2,3%), metallurgia e prodotti in metallo (-1,5%), energia (-0,5%).

Anche secondo Paolo Mameli, economista senior di Banca Intesa Sanpaolo, «il dato congiunturale sullaproduzione industriale, il più marcato dallo scorso novembre, è in linea con le attese. Il calo su base mensile è dovuto soprattutto ai beni di consumo non durevoli, ovvero proprio la componente che aveva trainato l’output nel primo bimestre (-2,8% m/m a marzo dopo un +3,3% in media nei primi due mesi). I beni strumentali sono l’unico gruppo a evitare una flessione sia nel mese che sull’anno (+0,1% m/m, +1,2% a/a)».

Quanto al futuro, le prospettive sono poco rosee: «il dato non cambia di molto lo scenario prospettico. Il I trimestre si è chiuso con un incremento dell’1% per l’output, un record dal 2017. Tuttavia, la flessione a fine trimestre fa sì che la “crescita acquisita” nel II trimestre sia pari a -0,4% t/t. Inoltre, pensiamo – prosegue Mameli – che l’andamento congiunturale possa essere negativo in aprile-maggio, anche per via dei ponti festivi a cavallo dei due mesi. Ciò fa sì che a nostro avviso la flessione della produzione nel trimestre corrente possa essere vicina al punto percentuale ovvero speculare all’incremento visto a inizio anno. 
L’industria potrebbea nostro avviso tornare a dare un contribuito negativo al valore aggiunto nel trimestre corrente, il che peserà sull’attività economica nel suo complesso. Il trimestre, per il PIL, sarà con ogni probabilità più fiacco del precedente (ad oggi non si può escludere un numero negativo)».

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