Trentino Alto Adige “paradiso fiscale” anche per le società di energia rinnovabile

La trasmissione “Report” di Rai Tre porta alla luce una situazione discutibile, con tante aziende che s’insediano in Regine per avere sconti fiscali senza avere in loco una reale struttura produttiva. Trentino Sviluppo “scopre” dalla trasmissione irregolarità al suo interno. 

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paradiso fiscale
Il presidente di Trentino Sviluppo Sergio Anzelini nell'intervista di Report

Le province autonome di Trento e di Bolzano sono un paradiso fiscale non solo i grandi noleggiatori di auto che qui hanno trasferito la loro sede legale per fruire di una tassazione minore per le immatricolazioni e per gli utili delle società. Lo è anche per le aziende che producono energia da fotovoltaico ed eolico con impianti sparsi in molte regioni d’Italia, salvo che in loco le relative strutture sono solo delle scatole vuote, al più un mero indirizzo di recapito postale presso qualche studio di commercialisti. Con il possibile corollario anche di estremi di carattere penale per il godimento di benefici fiscali non dovuti.

La trasmissione di Rai Tre, “Report”, ha portato alla luce una situazione che nemmeno i vertici delle sue istituzioni autonomistiche ne erano a conoscenza, facendo emergere le incongruenze di un sistema che punta alla reciprocamassimizzazione degli interessi: l’incasso dell’imposta sui redditi societari da parte delle due Province derivanti dall’avere sede legale sul relativo territorio in cambio del godimento degli sgravi fiscali riconosciuti dalle due amministrazioni alle aziendeinsediate sul territorio per i primi cinque anni.

Report” ha portato alla luce anche un altro fatto tutt’altro che positivo, visto che è stata la giornalista che ha realizzato l’inchiesta a portare a conoscenza del presidente di Trentino Sviluppo, Sergio Anzelini, che presso l’hub di incubazione e sviluppo di nuove imprese di “Progetto Manifattura” hanno la propria sede legale un numero maggiore di aziende rispetto a quelle note alla società. Dopo una prima reazione di sorpresa, con il tentativo di giustificare la situazione, Anzelini ha fatto fare una ricognizione approfondita, da cui è emerso come «delle 140 aziende domiciliate in Progetto Manifattura, di queste 39 hanno un regolare contratto autorizzato per loro e/o per le loro controllanti; 88 hanno trasferito la sede nell’incubatore nell’ambito di processi di organizzazione accentrata delle attività di Gruppo, in gran parte tra fine 2018 e inizio 2019, dandone comunicazione solo a posteriori; 13 sono risultate prive di comunicazione e autorizzazione». Come minimo, sembrerebbe configurarsi una certa leggerezza gestionale da parte dei vertici aziendali, su cui probabilmente dovrà fare luce anche la Corte dei conti per la gestione del denaro pubblico.

La presenza nelle province di Trento e di Bolzano della sola sede legale di tante società senza alcuna organizzazione amministrativa e/o produttiva di fatto fa configurare come indebita la percezione degli sgravi fiscali assicurati dalle due autonomie alle aziende che s’insediano sul territorio, oltre a penalizzare quelle realtà dove le aziende sono realmente operative, visto che si vedono private del gettito Irap che va a finanziare i servizi pubblici di base, come la sanità. L’inchiesta di “Report” ha portato anche le regioni interessate ad attivarsi per recuperare i mancati incassi, mentre la Guardia di finanza ha immediatamente aperto un’inchiesta per accertare i fatti e l’ammontare dei benefici fiscali indebitamente riscossi.

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