Piano industriale FS 2019-’23: solo briciole per la TAV Venezia-Milano

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L’allarme di Confartigianato Imprese Veneto. Bonomo: «quando e con che soldi verrà fatta la tratta veneta dell’alta velocità?»

Sulla realizzazione della TAV Venezia-Milano c’è ancora tantissima incertezza che Confartigianato Imprese Veneto denuncia e che rischia di tagliare fuori dalla rete dell’alta velocità ferroviaria il mondo produttivo del Veneto.

«C’è un problema nel nuovo piano quinquennale industriale FS da 58 miliardi di investimenti e migliaia di assunzioni presentatoqualche giorno fa alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dei ministri delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, e dell’Economia Giuseppe Tria: la TAV Veneta che, quando non è del tutto assente come la tratta Venezia–Vicenza, è carente di finanziamenti. Mancano all’appello almeno 1,7 miliardi di euro per arrivare concretamente da Brescia a Vicenza» scrive in una lunga, accorata nota Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

Secondo Bonomo «siamo imprenditori vocati più al bicchiere mezzo pieno che a quello mezzo vuoto. Ma, in materia di infrastrutture, non esiste la mezza misura. O un ponte c’è oppure no, mezza autostrada o mezza TAV sono inutili se la loro conclusione è prevista tra vent’anni. In questo modo si rischia solo di incrementare il volume delle incompiute di questo Paese». Difficile dargli torto.

«Lungi da me – prosegue Bonomo – denigrare un impegno record di FS che conferma il Gruppo quale primo investitore in Italia, con punte fino a 13 miliardi. Uno sforzo che potrà contribuire alla crescita dell’Italia con la creazione di un indotto per 120.000 posti di lavoro all’anno e un contributo annuo all’aumento del PIL fra lo 0,7 e lo 0,9%. Ma trovo assurdo che il Governo non abbia posto degli obiettivi strategici coerenti con lo sviluppo del nostro Paese. E’ incredibile pensare che tra qualche anno idee, persone e merci viaggeranno più velocemente da Bari verso Milano che da Venezia che è inserita nel triangolo industriale MI-BO-VE».

Tra gli investimenti per 58 miliardi di euro previsti nel quinquennio, per il Veneto i principali sono l’attraversamento del Brennero, il collegamento con l’aeroporto di Venezia e soprattutto l’alta velocità Brescia-Padova. Per quest’ultima, risultano attualmente finanziati il tratto tra Brescia e Verona con 5 miliardi, il nodo di Verona Ovest con 377 milioni e il nodo di Verona Estcon altri 380. Il segmento da Verona a Vicenza richiede invece 2,713 miliardi, ma finora è coperto solo per 983,94 milioni, per cui ne servono ulteriori 1.729,06. E parziale è anche il finanziamento per l’attraversamento di Vicenza: su un conto totale di 805 milioni, ce ne sono 148,97 e ne mancano 656,03. La prosecuzione da Vicenza a Padova non è stata finanziata né progettata, anche se la stima è di 1,316 miliardi.

«Cifre e situazioni queste – afferma Bonomo – già presenti nella bozza di accordo di programma tra MIT e RFI presentata al senato a ottobre 2018. Accordo controfirmato e trasmesso alla corte dei conti a febbraio 2019. Il punto dunque è che, nonostante la nostra grande manifestazione del 13 dicembre 2018 a Milano, non è stato spostato un euro sulla realizzazione della Vicenza-Padova rispetto a quella che era la situazione presentata alle camere in autunno».

Secondo Confartigianato «ci vorranno ancora 9 anni per avere Vicenza collegata alla linea ad Alta Velocità (come ha dichiarato lo stesso amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato), una tempistica che dà per scontato che, a Venezia arrivi dopo il 2030, più probabilmente, di questo passo, verso il 2040 – afferma Bonomo -, sempre che si trovino i soldi che mancano. Mi preoccupa il destino di marginalità che quest’area del Paese rischia di subire se non si porrà velocemente rimedio. Come abbiamo recentemente dimostrato con i dati, la superiorità infrastrutturale dell’Emilia Romagna ci sta facendo perdere la competizione economica e sociale con i nostri vicini che ci stanno superando nei fondamentali: export, nuove imprese, università. Il rischio ora c’è che nella competizione ci dovremmo confrontare con Toscana, Lazio etc. Ed il rischio di emarginazione noi lo vogliamo evitare a tutti i costi».

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