L’energia da biomasse in Italia vale fino a 280 milioni all’anno

Ricerca università Ca’ Foscari: 1.300 occupati e 102 milioni di risparmi sulle emissioni inquinanti. 

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cippato legno biomassa

Nel 2017 il valore aggiunto della produzione di energia da biomasse in Italia è stato tra i 210 e i 280 milioni di euro e gli occupati del settore sono stati 1.300. Il beneficio economico per le emissioni di CO2 evitate è stato di 102 milioni di euro.

I dati sono contenuti in una ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia realizzata per l’associazione delle aziendedel settore, Ebs (Energia da Biomasse Solide). L’analisi, basata su dati Ebs e sulla letteratura di settore, si concentrasu 9 degli impianti di dimensioni medio-grandi dell’associazione. Qui la biomassa trattata è per metà dal settore agro-industriale e per metà da quello agricolo e da manutenzione delle foreste. Secondo lo studio, il reddito totale da lavoro generato dalla filiera delle biomasse solide ammonta a 22 milioni di euro circa: il 64% interessa l’indotto ed il 36% la produzione di energia.

Lo studio evidenzia un «beneficio economico delle biomasse a livello di impatto ambientale, rispetto all’utilizzo di fonti non rinnovabili». Le biomasse hanno un impatto ambientale positivo in termini di riduzione delle emissioni di CO2: l’anidride carbonica provocata dalla combustione è compensata da quella assorbita dalla pianta durante la crescita, e quindi l’energia prodotta dalle biomasse è considerata a emissioni zero. Tuttavia, le biomasse hanno anche un impatto ambientale negativo, legato alle emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di polveri sottili Pm2.5. Secondo lo studio di Ca’ Foscari, il contributo negativo di questa fonte rinnovabile nel 2017 in Italia è stato pari a 3,7 milioni di euro. Nello stesso anno, il beneficio in termini di emissioni di CO2 evitate va da un minimo di 42 milioni di euro ad un massimo di 102 milioni di euro, a seconda di come viene valutato il costo sociale delle emissioni. Il “saldo positivo” delle biomasse va quindi da un minimo di circa 38 milioni di euro ad un massimo di quasi 100 milioni. Valore che può crescere ulteriormente con l’aumentare della diffusione del loro impiego anche a settori finora poco considerati, come i reflui fognari o la frazione umida dei rifiuti domestici, mentre l’impatto sugli ossidi d’azoto e sulle polveri sottili possono essere minimizzati se non annullati cambiando le metodiche di utilizzo.

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