Decolla in Italia lo studio internazionale di “Fase 1” su nuove metodiche di cura per i linfomi

Il coordinamento italiano è affidato all’Irst di Meldola. Coinvolti nella ricerca per valutare l’efficacia e la sicurezza di farmaci in combinazione mai prima provati Israele, Australia, Stati Uniti, Canada, Francia e Germania. 

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Un esempio di linfoma non Hodgkin

Decolla un importante studio internazionale di “Fase 1” per i linfomi volto a valutare la sicurezza e l’efficacia di una combinazione di farmaci mai provata prima: per l’Italia il primo centro di coordinamento sarà l’Istituto tumori della Romagna(Irst) Irccs di Meldola (Forlì-Cesena).

I linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata di un particolare tipo di globulo bianco, il linfocita, una cellula essenziale per il sistema immunitario che contribuisce a mantenere il corpo al sicuro da agenti esterni. Se ne riconoscono due tipi che, in base alla localizzazione del loro sviluppo, vengono chiamati B (sviluppo nel midollo osseo) o T (sviluppo nel timo). I linfomi comunque possono essere suddivisi in due gruppi: linfoma di Hodgkin, dovuto alla trasformazione dei linfociti B e linfoma non Hodgkin, in cui possono essere coinvolti entrambe le tipologie di linfociti (B e T).

Oltre all’Italia, partecipano allo studio ricercatori e centri di Israele, Australia, Stati Uniti, Canada, Francia e Germania.

Lo studio, che coinvolgerà pazienti affetti da linfoma recidivato/refrattario, punta a valutare l’utilizzo combinato di due farmaci, il Pembrolizumab e l’anti LAG3, già utilizzati con esiti positivi singolarmente nella pratica clinica in persone affette da linfoma non-Hodgkin (LNH) e linfoma di Hodgkin (LH) che presentino recidive di malattia.

In questa fase l’Irst si occuperà di arruolare i pazienti e di determinare quale sia il giusto dosaggio di somministrazione in termini di sicurezza e tollerabilità, coordinando le attività presso gli altri centri italiani. L’equipe di Meldola farà da “pilota” per altre realtà come Bologna, Roma e Milano.

Gli studi di “Fase 1” prevedono l’utilizzo avanzato di nuovi farmaci o nuove combinazioni di farmaci, che abbiano già dimostrato una validità terapeutica in laboratorio, applicati a pazienti altrimenti privi di possibilità di cura.

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