Vertice su autonomia a Roma, ennesimo nulla di fatto.

Zaia: «è una farsa. Scandalosa presa in giro dei cittadini». Fontana: «M5s irresponsabili. Ora basta». Conte: «sono il garante di un’Italia non slabbrata». Stefani: «spero M5s ci ripensi, l’autonomia va fatta subito». Salvini: «il governo corra e non torni indietro». 

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Maggiore autonomia per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna finita nella palude delle sabbie mobili dell’ammuina M5s che canta vittoria per avere messo tante putrelle nel meccanismo che avrebbe dovuto portare maggiore responsabilizzazione dei governi locali che l’hanno richiesta, ma alla fine ha vinto la corsa al ribasso voluta da Luigino Di Maio e compagnia allegra pentastellata che vede come la peste il fatto che le regioni del Nord possano amministrare in modo ancora più efficiente di oggi la cosa pubblica. Proprio quello che a loro, in gran parte espressione di una classe politica meridionale fanfarona e priva di adeguata preparazione, non riesce proprio.

Immediate le dichiarazioni da parte dei diretti interessati alla maggiore autonomia. Per il governatore del Veneto, Luca Zaia«siamo davanti a una farsa, un’autentica farsa. Sono stanco di vedere come alcuni vogliono portare l’autonomia verso il nulla. Sappiano però che, finché ci sarò io, l’autonomia non sarà morta né, tanto meno, le istanze dei Veneti. E’ scandaloso – incalza il Governatore – che si continui a prendere in giro i cittadini, non solo i Veneti ma anche quelli delle dodici Regioni che hanno avviato passi in direzione dell’autonomia, e che si voglia rieditare il conflitto tra Nord e Sud. Si vuol trasformare l’autonomia in un cadavere eccellente – prosegue Zaia – ma si sappia che la forza dei 2.328.000 Veneti che hanno votato il nostro referendumper l’autonomia e di quelli di tutte le altre Regioni che la vogliono, è un fiume in piena inesorabile».

Zaia, oltre a ribadire come sia «scandaloso che ci siano persone a livello governativo incapaci persino di mantenere la parola data», manda una richiesta ufficiale ai frenatori grillini: «a prescindere da tutto, chiedo formalmente ai grillini di presentare subito agli italiani la loro proposta di autonomia. Visto che si sprecano quotidianamente nel commentare la nostra, diamo per scontato che di autonomia sanno tutto, e quindi presentino immediatamente, non tra mesi come altre cose che stiamo aspettando, la loro proposta, con un articolato e con la bozza d’intesa che intendono portare al Paese. Continuando a prendere in giro i cittadini, i 5 stelle condannano il Sud al Medioevo e il Nord all’agonia – conclude Zaia – credo che siamo ormai l’unico Paese al mondo in cui c’è ancora chi vede l’autonomia come un problema e non come una opportunità».

Reazione di condanna verso l’atteggiamento grillino pure dal presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti: «l’Italia si slabbra, per dirla con il primo ministro Conte, a colpi di avanti e indietro, a furia di bugie, atteggiamenti incostanti e contrastanti tra loro. Si slabbra per il tiremmolla con cui siamo trattati e che alla fine disgusta e indigna. La Regione del Veneto, al pari di Lombardia ed Emilia Romagna, ha seguito con la massima trasparenza la strada del confronto fissata dalla Costituzione, ma ad ogni piè sospinto ci troviamo frapposti ostacoli più o meno pretestuosi: un giorno ci viene detta una cosa, il giorno dopo viene negata. Emerge dirompente il gattopardismo di chi s’era proposto per cambiare tutto, ma in realtà non cambia nulla, anzi conferma le strategie neo-centraliste di uno stato che rifiuta di ammodernarsi e di fare i conti con la realtà: il neoassistenzialismo è l’oppio con cui si vuole sedare l’indignazione della popolazione impoverendo le aree produttive del Paese senza con questo risollevare le sorti delle regioni più povere».

Critico verso il M5s anche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana: «il “partito del novuole condannare il nostro Paeseall’immobilismo e all’arretratezza. Fa bene il ministro Erika Stefani a pretendere chiarezza, adesso basta: il Movimento 5 Stelle, senza accampare scuse, che sanno più di sceneggiata che di alto confronto politico, dica in maniera definitiva se vuole o no l’b. Oggi – prosegue Fontana riferendosi ai 5 Stelle – una parte del Governo manifesta un atteggiamento irresponsabile che segue i già troppi no su sicurezza, infrastrutture, innovazione e sviluppo economico. Non possiamo condannare il nostro Paese all’immobilismo e alla arretratezza. La Lombardia da sempre è la locomotiva del Paese, nel quadro della solidarietà nazionale. Oggi si pretende di rallentarla piuttosto che accelerare il cammino di chi è indietro».

Fontana è netto: «una cosa è certa. Da parte mia, e sono certo di interpretare il pensiero del collega Zaia, non accetteremo mai i pateracchi tipici di una politica vecchia e sepolta. I Lombardi, i Veneti e, più in generale tutti gli italiani, meritano rispetto, e mi sembra che in questo caso il Movimento 5 Stelle non stia dimostrando di portarglielo. Anzi, si muove maldestramente e goffamente, non perdendo occasione per inserire la retromarcia mistificando la realtà e cambiando le carte in tavola».

Dal fronte governativo, il premier Giuseppe Conte cerca di barcamenarsi tra l’incudine leghista e il martelletto pentastellato. Sull’Autonomia «sicuramente abbiamo fatto già molto lavoro e lo stiamo completando. Io ho preso un impegno: sono il garante della serietà del lavoro che stiamo facendo e del fatto che porterà ad una riforma in termini di autonomia compatibile con i principi costituzionali – ha detto Conte -. C’è molta agitazione in tutto il Paese, in vari settori del Paese, perché ci avviamo a realizzare un disegno costituzionale che non è stato mai attuato, sarebbe la prima volta. Ma io ho posto alcuni paletti e da quelli non si può transigere».

Conte comunica che «sono pervenute già otto richieste di autonomia differenziata che non sono poche. Tutto questo è sostenibile solo se io posso prefigurare un quadro in prospettiva futura in cui l’intesa che faccio con una regione la devo poter fare con tutte le altre».

Meno ottimista del premier il ministro agli Affari regionali, la vicentina Erika Stefani: «spero in un rinsavimento e ripensamento delle posizioni del M5S. Dinanzi ad un’ipotesi di rinvio a settembre sono contraria. Se ne deve parlare immediatamente, venga detto subito quel che vogliono o non vogliono fare. Se vogliono autonomia, si segue un percorso, quello che abbiamo iniziato. Abbiamo fatto una proposta equilibrata, una norma che favorisce e da la possibilità ad alcune Regioni di lavorare e favorire quelle che sono eccellenze».

Anche il vicepremier vicario e ministro dell’Interno (e leader della lega), Matteo Salvini interviene per ribadire che «chi rallentasull’Autonomia non fa un dispetto a Salvini o alla Lega. Certe cose io me le aspetto dalle opposizioni, dal Pd. Chi difende il vecchio non fa un favore a nessuno. Né a Milano né a Napoli. Oggi l’Italia è unita? No. Perché la gestione centralizzatafavorisce gli sprechi e i furbetti. Autonomia significa incentivare la responsabilità. E io voglio un governo che corre, che lavora, che cresce. Non che torna indietro».

Dinanzi ad una situazione sempre più intricata che ormai è finita sul binario morto grazie all’azione congiunta delle forze meridionaliste e assistenzialistiche ad oltranza, Salvini farebbe bene a finire di traccheggiare, mettendo il M5s dinanzi ad una scelta secca: autonomia o elezioni politiche anticipate a settembre.

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