Ancora bastoni nelle ruote dell’autonomia: dopo Lezzi anche la Corte dei conti

Lezzi: «le proposte di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sono impraticabili». La magistratura contabile: «necessario il fondo di perequazione e la definizione dei Livelli essenziali di prestazione». Molinari (Lega): «se non c’è l’autonomia, non c’è più il governo». 

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Il ministro per il Sud, Barbara Lezzi

Ancora bastoni nelle ruote e sabbia a vagonate negli ingranaggi del percorso di concessione dell’autonomia per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gettata a ruspate dagli esponenti grillini e pure dalla magistratura contabile.

Il ministro del Sud grillino, Barbara Lezzi, si conferma primo pasdaran del mantenimento dell’assistenzialismo al Mezzogiorno, quell’assistenzialismo becero e piagnone che ha di fatto tarpato le ali alla crescita e alla responsabilizzazionedi almeno trent’anni di amministratori ed imprenditori.

«Secondo il dettato costituzionale, le proposte di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sono impraticabili» ha detto il ministro per il Mezzogiorno, Barbara Lezzi che ha cercato di giustificare la posizione grillina: «si dice spesso che il Movimentosia ostile all’autonomia: questo non è vero, l’importante è che si facciano delle richieste che possano, secondo il dettatocostituzionale, essere accettate. Altrimenti mi chiedo se la Lega non si stia dicendo che le autonomie non le vuole».

Parlando dei due governatori Attilio Fontana (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto), Lezzi ha ribadito che «mi attaccano ogni giorno, ma non mi spaventano, io devo lavorare per il benessere degli italiani e perché vi sia una certa equità, pur con l’autonomia, ed è ai cittadini, anche a quelli di Lombardia e Veneto, che devo rispondere».

Parole che hanno suscitato la reazione sdegnata di Fontana: «sono stupito e un po’ indignato delle dichiarazioni del ministro Lezzi sull’autonomia. Vorrei che specificasse in cosa sono impraticabili le nostre richieste».

A Lezzi risponde una volta tanto a muso duro anche la Lega con il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: «c’è non solo il tema di tenuta di governo, perché l’Autonomia è nel contratto e per la Lega senza l’Autonomia non c’è il governo. Ma c’è anche il rispetto del voto dei cittadini Lombardi e Veneti: abbiamo il dovere di dare ai cittadini risposte a questa legittima istanza e di portare a casa questo risultato». Un’uscita che fa il paio con quella di Luca Zaia alla festa della Lega ad Oppeano nel Basso Veronese di solo pochi giorni fa, che dinanzi al leader Matteo Salvini ha detto testualmente «i Veneti si sono rotti i coglioni di questo tira e molla senza fine. Vogliamo l’autonomia!».

Alto bastone nelle ruote dell’autonomia viene dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti, nel corso dell’audizione a Palazzo San Macuto, davanti alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, ha dichiarato come «al di là della formula di stile dell’invarianza della spesa, è di tutta evidenza che si tratta di una ristrutturazione organizzativa ad ampio raggio che, per avere il successo sperato, comporterà una re-ingegnerizzazione amministrativa di non poco momento. Questo richiede un notevole impegno anche sul versante della spesa, pur se non di immediata percezione sotto il profilo finanziari, che dovrebbe essere oggetto di una preventiva analisi costi-benefici. In ogni caso – prosegue la Corte – è necessario che sia previsto un adeguato sistema di monitoraggio/rendicontazione che garantisca in modo oggettivo la trasparenza delle attività svolte e dei risultati conseguiti. E’ necessario esaminare come in concreto nel percorso che si sta delineando venga attuato il principio di sussidiarietà al fine di verificarne la compatibilità con altri preminenti principi costituzionali; resta inoltre da valutare quali possano essere gli impatti delle iniziative progettate sulla finanza pubblica e, quindi, verificare la loro effettiva sostenibilità».

Ad avviso della Corte appare prioritario che il procedimento di finanziamento delle Regioni trovi «un suo adeguato assestamento con l’attuazione del complesso sistema di finanziamento e perequazione delle Regioni a statuto ordinario (RSO) nelle materie diverse dalla sanità (assistenza, istruzione e trasporto pubblico locale), nonché con il consolidamento della perequazione, compresa quella infrastrutturale». Ma, soprattutto, per la Corte dei Conti è necessaria la definizione degli schemi di perequazione regionale, distinti tra spese LEP (fondate sui fabbisogni standard) e spese non LEP (basate sulla capacità fiscale), «in quanto condizione propedeutica per la completa ed effettiva realizzazione del federalismo fiscale».

Inoltre, per i magistrati contabili, «a valle delle intese in corso dovranno essere emanate leggi di approvazione dell’intesa e potrà prendere avvio il complesso processo per rendere operativo l’ampio disegno di autonomia differenziata. La concreta definizione dovrebbe avvenire con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri secondo il modello di federalismo amministrativo a Costituzione invariata introdotto dalla legge delega n. 59 del 1997».

Infine, Lezzi mette tutta se stessa sul piatto del prossimo Documento di economia e finanza, mettendo nero su bianco in una lettera inviata alle amministrazioni centrali dello Stato che la ripartizione territoriale degli investimenti ordinari in conto capitale deve tenere conto della distribuzione della popolazione sul territorio italiano, per cui «il 34% delle risorse nazionali deve essere destinato al Sud. E’ necessario il riequilibrio territoriale del volume degli investimenti, che fino ad oggi non è sempre stato garantito. Per questa ragione ho chiesto che, in fase di programmazione economica, tutti i ministeri tengano conto degli articoli di legge che prevedono una quota di investimenti pubblici da destinare, nella misura del 34%, alle zone del Sud Italia». Una richiesta che servirà poco o nulla a risollevare il Sud dalla sua inefficienza perdurante una classe di governo incapace ed inetta, mentre rallenterà la crescita dei territori che possono crescere e che alimentano con il loro gettito fiscale quella mano morta assistenzialista al Mezzogiorno che Lezzi e compagnia grillina vogliono addirittura incrementare.

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