Ue sollecita l’Italia: in 237 località mancano ancora fogne e depuratori

Nuovo monito della Commissione. Roma già paga 30 milioni di multa ogni 6 mesi per le fogne scaricate senza trattamenti in torrenti, fiumi, laghi e mare. 

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fogne e depuratori

La Commissione europea torna a fare pressione sull’Italia per l’applicazione delle norme comunitarie su fogne e depuratori approvate nell’ormai lontanissimo 1991. Nel contesto di un robusto pacchetto di decisioni contro tutti i Paesi membri per infrazioni in materia di salvaguardia dell’ ambiente, Bruxelles ha inviato a Roma un parere motivato ricordando l’urgenza e la necessità di adeguare alle regole Ue 237 località con oltre 2.000 abitanti, visto che quasi trent’anni non sono stati sufficienti per mettersiin regola.

Un anno fa, quando fu aperta la procedura d’infrazione, le località fuori norma a “fogna liberaerano 276, ripartire tra 13 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Toscana). Nel frattempo l’Italia è riuscita a sanare le situazioni di 39 aree: 22 in Lombardia, 6 in Puglia, 2 a testa per Liguria, Piemonte, Sardegna, Sicilia e Toscana, e 1 in Basilicata.

La situazione resta delicata e complessa soprattutto a Sud dove anche nel campo della tutela dell’ambiente acquatico l’Italia dimostra essere un Paese diviso a metà. I procedimenti aperti da Bruxelles nei confronti della Penisola sono ben quattro per la mancanza di fogne e depuratori che si differenziano secondo la dimensione demografica e il tipo di area (“normale” o “sensibile” dal punto di vista ambientale). Nel maggio 2018, l’Italia è stata già condannata dalla Corte Ue a pagare 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma di oltre settanta aree con oltre 15.000 abitanti sprovviste di adeguate reti fognarie (sono ancora diffusi i pozzi neri che scaricano nel terreno inquinando le falde freatiche) e di sistemi di depurazione delle acque.

Una nuova richiesta di condanna con penalità aggiuntive potrebbe arrivare per l’infrazione aperta nel 2009 sugli scarichi urbani in aree sensibili con oltre 10.000 abitanti. Dove a non essere a norma sono 14 comuni. Bruxelles potrebbe lasciare più tempo all’Italia per mettersi in regola visto che Roma, dopo quasi 30 anni anni dall’entrata in vigore delle prime norme in materia, ha finalmente riconosciuto che esiste un problema strutturale – sono un migliaio le aree con impianti inadeguati in tutto il territorio nazionale – per affrontare il quale occorre un impegno straordinario.

In quest’ottica il decretosbloccacantieri” del governo Conte ha ampliato poteri e prerogative del commissario unico già istituito nel 2016. In tal senso, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, sottolinea che «è stata approvata nella legge “sbloccacantieri” la norma che amplia i poteri del commissario alle acque, secondo il modello già funzionante per le discariche, dove la Commissione Europea sta scomputando le procedure. Anche su questo, quindi, siamo sulla buona strada».

Comunque sia, pagare ogni anno 60 milioni di euro di sole ammende per non avere adeguato la rete fognaria dotandola di impianti di depurazione è uno dei tanti sprechi che vede tutti i cittadini chiamati a rispondere dell’atavica incapacità di una classe di amministratori locali che, una buona volta, dovrebbero essere chiamati a rispondere in prima persona con le proprie risorse personali ai danni arrecati alla collettività.

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